marco brescia

I Verdi savonesi si incontrano


Ciascuno di noi sta affrontando questo tremendo momento storico nel quale l’insicurezza e la preoccupazione regnano sovrane: la pandemia prima, il conflitto in Europa ora, le sue conseguenze quali la crisi energetica ed alimentare, i cambiamenti climatici e la siccità,….
Noi Verdi Europei riteniamo che, mai come in questo momento, sia fondamentale far sentire la nostra voce e contribuire ad orientare le scelte politiche italiane ed europee sul clima, sulla scelta in merito alle politiche energetiche, sul sostegno a tutti coloro che vivono situazioni di estrema difficoltà per i motivi più svariati, sul sostegno alle libertà individuali per la creazione di una società più giusta…ma…aiutooo! Siamo in pochi! Tutti noi siamo completamente assorbiti dalle nostra vita e da quelle dei nostri cari e così, inconsapevolmente, lasciamo che altri scelgano per noi fino a determinare il nostro futuro anche contro la nostra volontà, contro i nostri principi basilari! Sappiamo tutti che la politica dovrebbe essere partecipazione!
Noi continuiamo a provarci e vorremmo farlo insieme a te, il tuo contributo può fare la differenza.
Ci incontreremo quindi, per il nostro primo appuntamento in presenza, cui potranno seguirne altri online, martedì 5 luglio 2022 a Savona, in Via Untoria, nella sala riunioni adiacente la Chiesa di San Pietro, alle ore 18.00. La riunione durerà all’incirca un’ora e mezza. Per motivi organizzativi si chiede una conferma in merito alla partecipazione, confidando nell’accoglienza del presente invito, per l’importanza che riveste questo primo confronto comunicativo.

Loredana Gallo e Roberto Delfino

Coportavoce Europa Verde Savona e provincia

Giornata mondiale delle api, i Verdi raccontano l’esperienza del “Museo delle Api e del Miele” di Vezzi Portio

Lettera del 21 Maggio 2022


La “Giornata Mondiale delle Api” è stata istituita nel 2017 dal’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e si celebra ogni 20 maggio con lo scopo di tutelare gli insetti impollinatori, fondamentali per la biodiversità.
Tra le tante iniziative degne di nota, ad Airole in Liguria, in provincia di Imperia, c’è stata la presentazione del nuovo presidio Slow Food dell’ “Ape nera del Ponente Ligure”, in collaborazione con “Apiliguria”.
A Pantelleria si è svolto il “Convegno internazionale- Apis selvatica” sul tema dell’interazione tra le api allevate e le api ferali, con misure concrete per la protezione delle colonie selvatiche di “Apis mellifera”.

E’ utile ricordare come il 70% delle 115 principali colture agrarie mondiali tragga beneficio dall’impollinazione, ma l’inquinameto ambientale, i cambiamenti climatici, la distruzione degli habitat, i parassiti, le specie, aliene mettono a rischio la sopravvivenza delle api e l’esistenza di molte colture, quindi la sicurezza alimentare di milioni di persone.

A conclusione dell’ importante giornata, si possono rilanciare alcune interessanti iniziative che si spera possano entrare nelle abitudini di chi vuole agire concretamente.
Ad esempio, chi ha la fortuna di poter gestire spazi di terra fertile all’aria aperta può mettere a dimora essenze capaci di aiutare le api a vivere (rosmarino, lavanda, basilico, salvia, borragine, erba cipollina, ecc.),
E’ utile, inoltre, impegnarsi con continuità a scegliere prodotti biologici (come è noto i pesticidi sono tra i principali nemici degli insetti impollinatori, oltre che un pericolo per la specie umana).
Bisogna sostenere chi lavora con impegno nell’economia delle api ( bee-economy).
In Italia nel 2021 sono stati censiti in 70.000 apicoltori, che allevano quasi 2 milioni di famiglie di api, con una valutazione economica annuale di circa 3 miliardi di Euro. Tutto questo è a rischio sopravvivenza.

Ricordiamo che in provincia di Savona, a Vezzi Portio ( frazione S.Giorgio), è presente e attivo il “Museo delle Api e del Miele”, unico in Italia, che dal 2009 custodisce (grazie alla Badia Benedettina di Finalpia) circa 2000 reperti di grande interesse, provenienti da ogni parte del mondo, collezionati da Angelo Cappelletti nel corso di una vita.
Alcuni pezzi sono rarissimi: un blocco di propoli trovato in una millenaria tomba peruviana, alcuni attrezzi del 1600, poi arnie, smielatori, ecc. Un vero tesoro che merita di esser visitato.
Visite guidate, programmate, sono organizzate dall’ azienda locale “Ca du Megu” di Federica Delfino e Mirko Bulgarelli che ne curano l’organizzazione e il significato storico-culturale.

Gli scienziati hanno dimostrato da molto tempo il rapporto preciso tra l’aumento di pesticidi in agricoltura e la crescente moria delle api.
Dal “National Geographic” e dall’Associazione degli Apicoltori Italiani “UNAAPI” apprendiamo che dal 2017 la nostra produzione di miele è diminuita dell’80% e, problema ancora più grande, diminuisce il lavoro di impollinazione che avviene grazie alla api, senza le quali le nostre piante da frutto non potrebbero sopravvivere.
E’ arcinota la frase di Einstein: “Se l’ ape scomparisse dalla faccia della terra all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.
In Italia, secondo i dati della Coldiretti, due barattoli di miele su tre, in vendita, sono di importazione (dall’ Ungheria 7,6 milioni di Kg.e dalla Cina 2,6 milioni di Kg).
Gli apicoltori liguri sono1400, con una dotazione di 25.000 alveari, ognuno può produrre circa 15 Kg. di miele ogni anno.
Si parla poco di questo problema vitale che interessa non solo la produzione e il commercio del miele, ma tutto il ciclo della vita delle piante ( alcuni coltivatori per avere una buona impollinazione noleggiano gli alveari degli apicoltori).
Grande merito va a quei coltivatori liguri e savonesi che grazie all’ “agricoltura biologica” non solo aiutano la vita delle api, ma portano ai consumatori frutta e ortaggi di qualità senza quei veleni che sono purtroppo responsabili di gravi malattie.

Loredana Gallo e Roberto Delfino – coportavoci federazione provinciale di Savona

Lasciatecelo dire…

Sì, lo sappiamo, non è elegante e neanche simpatico, ma questa volta lasciatecelo fare . Lasciateci pronunciare la classica frase dei saccenti: Ve lo avevamo detto!

Di fronte al terribile pasticcio che la direttiva Bolkenstein ( QUI la migliore spiegazione di sempre) ha prodotto in questi anni non possiamo che tornare col ricordo a moltissimo tempo fa, quando questa normativa fu varata dalla Unione europea . Noi Verdi della Liguria eravamo, e siamo tuttora, particolarmente sensibili alla questione dei litorali perché i Liguri hanno acqua di mare nel sangue e in qualsiasi luogo si trovino cercano di capire da che parte sia il mare perché, per stare bene, devono vederne almeno uno scorcio. Eppure hanno difficoltà a raggiungerlo fisicamente perché una barriera invalicabile di stabilimenti balneari li separa ogni estate dal loro mare. Gli accessi liberi al mare si sono diradati fino a diventare praticamente inesistenti, il litorale è diventato così virtualmente privato ed i suoi gestori, a fronte del pagamento di canoni ridicolmente bassi, dispongono di un bene pubblico in modo esclusivo, per moltissimi anni, tramandandoselo per generazioni. Nel frattempo, molti anni fa, l’Unione Europea ha imposto che sui litorali sia concesso l’accesso al mare e che le concessioni sull’uso dell’arenile demaniale siano assegnate periodicamente con gare pubbliche ottenendo, per lo Stato, il pagamento di canoni appropriati alla redditività degli arenili come bene pubblico. Noi abbiamo accolto con favore queste indicazioni anche perché il sottoporre le concessioni demaniali ad una periodica riassegnazione aiuta il rispetto dei vincoli ambientali troppo spesso violati con un uso intensivo del cemento che, ricordiamolo, è vietato sugli arenili che non possono essere modificati in modo permanente.

Nessuno infatti contesta la liceità ed il ruolo economico dell’attività balneare, ma questa deve essere regolamentata secondo criteri democratici perché le coste sono di tutti i cittadini e non possono diventare il feudo di pochi. Del resto va anche tutelato chi ha investito nelle strutture (ma non cementificato!), anche se, negli ultimi anni, consci del rischio reale della scadenza della concessione, molti lo hanno fatto scommettendo consapevolmente sull’appoggio politico di quelle forze che sono sempre disposte a sacrificare i criteri di giustizia e democrazia per ottenere il consenso e tutelano i miopi interessi di gruppi sociali che, per evitare la fatica del cambiamento, si votano alla rovina. La Lega in primo luogo, ma anche molti altri, si sono comportati come quei genitori che, non volendo mai dire di no ai figli temendo di perderne l’affetto, li condannano . Ma ora è il diluvio. La direttiva va in vigore e ci rimettono tutti drammaticamente.

E allora mi ricordo di quando, in una estate di molti anni fa, con un paio di compagni di sventura ci aggiravamo in agosto sulla passeggiata di Albissola Marina, distribuendo volantini che spiegavano perché si sarebbe dovuto incominciare ad modificare il modo di gestire le spiagge, senza neppure immaginare il disastro a cui saremmo arrivati, e molti ci guardavano come folli chiedendo: “Cos’è, sta direttiva Frankenstein??”

Analisi di Gabriello Castellazzi sulla bretella Albenga Carcare Predosa

Un'ipotesi di tracciato

Il 16 luglio 2021, venerdì prossimo, presso la Provincia di Savona, si terrà un importante incontro, richiesto dalle segreterie dei Sindacati Confederali, sullo scottante tema dei trasporti liguri e verrà presentato un dossier specifico relativo al piano strategico delle infrastrutture.

Parteciperanno anche i Comuni interessati al delicato e vitale problema?

La CGIL giustamente denuncia l’obsolescenza del sistema trasporti ed elenca gli investimenti necessari che, grazie ai fondi europei (PNRR), potrebbero riequilibrare una situazione avviata decisamene al collasso, ritenendo assolutamente necessari: raddoppi ferroviari Genova-Ventimiglia e Savona-Altare, nuova linea da Altare a Ceva, il ripristino linea Savona-Alessandria, il completamento dell’Aurelia-bis, i potenziamenti di S.S. 334 del Sassello e della 490 del Melogno.

La “cura del ferro” è auspicata da tutti coloro che lavorano per il rispetto del “Trattato di Parigi” sui cambiamenti climatici, e il trasporto ferroviario deve essere assolutamente privilegiato.

Per questo risulta non in linea con le raccomandazioni dell’Unione Europea l’inserimento (tra le proposte sindacali) dell’ autostrada “Albenga-Borghetto-Carcare-Predosa”.

I Comuni interessati al progetto, esaminata la situazione, hanno già preso posizione su questo problema dichiarando contrarietà decisa alla realizzazione di questa opera: tutte le componenti politiche si sono pronunciate in questo senso nei singoli Consigli Comunali e le singole delibere sono facilmente consultabili in rete ( Finale Ligure il 30/09/2013, Rialto il 16/07/ 2012, Calice Ligure il 27/09/2012, Giustenice il 18/19/2012, Orco Feglino il 20/10/2012).

La Giunta Toti non ha mai tenuto conto delle decisioni di questi Comuni e ovviamente ci si aspetta che i rispettivi Sindaci facciano ancora sentire la loro voce su provvedimenti di così grande importanza per il futuro dell’area Finalese.

Il dibattito su questo progetto è ormai decennale, e parte da lontano:

La Regione Liguria in data 9/02/2010 trasferì al Comune di Savona 100.000 Euro “per la redazione dello studio di fattibilità della Bretella Autostradale tra la A10 (nel tratto Albenga-Borghetto) e la A6 in Val Bormida, fino a Predosa sulla A26”.

Il “Ministero dei Trasporti”, con lettera 11/03/2010, ha “invitato ANAS ad effettuare uno studio di fattibilità in grado di mettere a confronto le varie ipotesi progettuali”.

In una riunione tenutasi presso ANAS – Genova il 29/04/2010, le Amministrazioni interessate all’intervento hanno concordato come procedere per la “redazione di uno studio di fattibilità organico su varie ipotesi di collegamento (suffragato da analisi trasportistiche e da una verifica di fattibilità tecnica, economico-finanziaria) in concertazione con i territori attraversati”.

La legge indica in modo chiaro quale deve essere la strada da seguire per poter realizzare “grandi opere”. I progetti non possono essere “calati dall’alto”con provvedimenti burocratici, ma devono,

fin dall’inizio, rispettare precise procedure democratiche, senza le quali le opere non potranno essere realizzate (dibattito pubblico, ecc.)

All’uscita del primo, unico progetto, consegnato alle Amministrazioni Comunali interessate all’opera, dopo una attenta analisi tecnica (geologica, economico finanziaria), è stato redatto uno studio specifico che dimostra l’inutilità e i danni di questa “bretella”.

Il Prof. Willi Husler (Docente universitario e noto esperto di trasporti internazionali) ha dimostrato in una articolata relazione come tale opera non possa in alcun modo risolvere i problemi della viabilità del Ponente ligure e che questi devono essere affrontati, innanzi tutto, con il completamento del raddoppio ferroviario Genova – Ventimiglia ( tenendo conto delle esigenze degli abitanti lavoratori pendolari della costa e dei turisti).

In un paragrafo della relazione il Prof. Husler dice:

– La prima tratta, da Predosa a Carcare/Altare, serve delle zone con attività economiche parzialmente in difficoltà e crea una certa ridondanza nella rete autostradale a favore dei nodi di Genova ma senza decongestionare le punte del pendolarismo nella zona metropolitana di Genova.

– La seconda tratta (variante F) misura 31 km e collega Carcare/Altare con Borghetto Santo Spirito eliminando il nodo di Savona. Il punto più alto con 535 metri si trova sul territorio di Mallare, circa 80 metri sopra il livello di Carcare. Da questo punto scende a Borghetto Santo Spirito dove raggiunge l’ Autofiori a livello di 40 metri.

La “Bretella” prevede l’attraversamento di diverse valli con viadotti di enormi dimensioni. Questo

succede tra Altare e Borghetto Santo Spirito sul territorio di Mallare, Feglino, Rialto, Giustenice e Boissano.

Nel caso di Rialto il viadotto dovrebbe attraversare il Rio Pora su una altezza di 86 metri e con una lunghezza di 450 metri (in salita del 4%) con un impatto acustico, estetico, di gas di scarico e polveri inaccettabile per la maggior parte dei residenti e per il paesaggio e, inoltre, per il turismo orientato alla tranquillità e alla alta qualità ambientale.

Il progetto della “Bretella”, confine Liguria – Carcare- Borghetto Santo Spirito, comprende su 47,9 km. un totale di 33 km di gallerie gemelle con 66 km. di gallerie a due corsie da costruire. Questa opera raggiunge e supera i grandi valichi delle Alpi con investimenti (3’619’000’000 € ) e costi di servizio e di manutenzione enormi. Sotto il titolo di “ Bretella” si nasconde un “valico” di dimensioni straordinarie. La somma della lunghezza delle gallerie sta superando più di cinque volte la galleria a due corsie del Monte Bianco con i suoi 11.3 km. .

La “ Bretella” ha le dimensioni della “variante del valico” dell’Autostrada del Sole, dove per l’attraversamento dell’Appennino, sono in costruzione 29270 m di gallerie, dei quali 3630 m solo in un senso di marcia ma con una sezione simile al progetto della “Bretella” ( 2 corsie di percorrenza + 1 per le emergenze).

Stiamo parlando, dunque, di un’opera di dimensioni gigantesche benché si tratti di una “Bretella” di 47,9 km che taglia un angolo della rete autostradale, che risparmia solo13.4 km di strada, per un certo numero di utenti”.

A questo punto ci sono tutti i motivi per un chiaro “no” alla bretella : “visto il grave danno che tale opera arrecherebbe al settore economico-sociale, a quello agricolo-forestale e alla salute pubblica, unitamente a un impoverimento dell’offerta turistica”.

Questo i Sindaci hanno detto e dovrebbero ribadire nel confronto istituzionale del 16 luglio con i Sindacati confederali presso la Provincia di Savona.

Gabriello Castellazzi -“Europa Verde- Verdi”- della provincia di Savona.