La nostra Costituzione ora è più VERDE

Si deve certamente rimarcare con soddisfazione l’entrata nella nostra Costituzione del tema ambientale.
Lo scorso 8 febbraio è stata definitivamente approvata dalla Camera dei deputati, con 468 voti favorevoli, la proposta di legge costituzionale che modifica e integra gli articoli 9 e 41 della nostra Carta. Il primo dei due, che riguarda la ricerca, la cultura, il paesaggio e il patrimonio artistico, viene così integrato: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge di Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.
Mentre il secondo nel seguente modo: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”.
l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.
Queste modifiche e integrazioni in funzione ambientale sono: ‘parole fondamentali per la vita del pianeta. Così ora abbiamo una Costituzione più verde.’; così commenta Stefano Ciafani presidente nazionale di Legambiente.
Interessante a questo proposito l’intervista di Interris.it – Quotidiano Digitale fondato da don Aldo Bonaiuto- a Stefano Ciafani.

Ecco l’intervista

Qual è la portata di questa modifica ai due articoli della Costituzione?
“Si tratta di svolta epocale. Entrano nella carta che guida le istituzioni della Repubblica italiana le parole fondamentali per la vita sul pianeta. Settant’anni fa si era inserita la tutela del paesaggio, ora se ambiente, biodiversità ed ecosistema sono entrate a pieno titolo nella Costituzione è anche merito lavoro fatto dalle associazioni ambientaliste e dai cittadini in questi decenni”.

Riguardo i reati ambientali, quali passi avanti deve ancora fare il nostro Paese?
“Abbiamo impiegato 21 anni per inserire nel codice penale i reati contro l’ambiente come l’inquinamento ambientale, l’omessa bonifica, il traffico rifiuti radioattivi, con tutto quello che ne consegue in termini di indagini. Da alcune legislature chiediamo anche che siano inseriti i delitti contro la fauna e la flora protette, resi ancora più urgenti dall’inserimento della tutela della biodiversità nella nostra Carta. Con queste modifiche e integrazioni ai due articoli della Costituzione, si potrà inoltre ridurre una distorsione strumentale nel discorso sulla tutela del paesaggio, portata avanti da alcune sigle ambientaliste che sostengono che con gli impianti eolici o l’agrivoltaico si deturpi il paesaggio. Adesso i progetti che vanno nella direzione delle fonti di energia rinnovabile andranno fatti rispettando la tutela dell’ambiente entrata nella Costituzione. Giusto per fare un esempio, il più bell’impianto fotovoltaico è stato realizzato in Città del Vaticano sul tetto dell’Aula Paolo VI, perfettamente integrato, e si può vedere dalla cupola della basilica di San Pietro. Gli impianti delle rinnovabili si posso installare bene anche in luoghi pregiati”.
La piattaforma Borghi, di cui fa parte Legambiente insieme alle associazioni Unione nazionale Pro loco Italia, Borghi più belli d’Italia e Touring Club Italiano, critica del governo di suddividere in due bandi i fondi del Pnrr previsti per i borghi nell’asse “Intervento 2.1 – Attrattività dei borghi”.  Quali sono i motivi?
“Le nostre perplessità riguardano la prima linea di finanziamento: 21 progetti a cui sono assegnati, ciascuno, 21 milioni. Riteniamo che si sarebbero potute stanziare quelle risorse ampliando la platea di borghi. La seconda linea di finanziamento ha una distribuzione più ampia, si parla di 229 piccoli comuni – anche questi nel nostro Paese sono 5mila. I piccoli comuni sono realtà importanti, dove convivono tradizioni e innovazioni. Noi per esempio rilasciamo gli attestati di “comuni ricicloni”, “comuni rinnovabili” “comuni ambasciatori del territorio” e altri ancora. Ma sono anche le realtà più svantaggiate. La legge sui piccoli comuni del 2016 garantisce i servizi minimi per evitare l’ulteriore spopolamento dei borghi. Se vogliamo fare anche un’operazione di ripopolamento, dobbiamo portare quei servizi come gli uffici postali,  farmacie, trasmissione ultraveloce dei dati”.

Pochi giorni fa è stato l’anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, l’accordo sulla riduzione delle emissioni di gas serra. A quasi vent’anni,  quali sono i risultati raggiunti?
“E’ stato il primo grande accordo a livello internazionale tra Paesi industrializzati, fortunatamente poi gli accordi di Parigi del 2015 hanno ampliato la platea anche ai Paesi in via di sviluppo. Bisogna andare ulteriormente avanti nel processo di decarbonizzazione di tutti i continenti entro il 2050. I rapporti periodici dell’Intergovernmental panel on climate change ci avvertono che saremmo dovuti andare anche oltre quanto raggiunto a Parigi, cosa che le varie Cop che si sono succedute non hanno fatto. Urge lo sforzo di contenere l’aumento della temperatura del pianeta entro +1,5 gradi rispetto all’era preindustriale, altrimenti le conseguenze climatiche mettono a rischio le prossime generazioni”.

Il mio primo articolo per il sito dei Verdi della Liguria

Copertina libro

Voglio iniziare questa collaborazione al sito dei Verdi della Liguria ricordando il piccolo libro fatto da me con Luigi Fasce dal titolo Ecologia – L’albero genealogico. Questo opuscolo, come è scritto nella prefazione di Marco Boato: ‘è un sintetico itinerario per chi vuole addentrarsi in modo documentato nella “questione ecologica” in tutti i suoi molteplici e complessi aspetti(…)Proprio per questo motivo, gli autori si sono impegnati a ricostruire con un linguaggio rigoroso, ma semplice e di immediata comprensione per chiunque, un percorso storico e intellettuale che aiuta a districarsi in un maremagnum, nel quale altrimenti sarebbe difficile orientarsi’. Vero!

L’argomento ecologico è oggi all’ordine del giorno e i disastri climatici l’hanno fatto assumere a livello mondiale come la prima emergenza da affrontare. Il titolo sempre della prefazione di Marco Boato reca la dicitura: La Terra ci è data in prestito dai nostri figli. Colpito! L’emergenza ci carica di una grande responsabilità che investe tutti. Questo bisognerebbe tenerlo presente in ogni momento. Il libro Ecologia-l’albero genealogico, con uno scopo oserei dire didattico, si propone di acquisire quella cultura necessaria ad affrontare il tema ambientale, senza la quale ogni scelta risulterebbe insufficiente.

Occorre poi tutto l’impegno, che per il partito Europa Verde-Verdi si traduce in militanza, con uno sforzo continuo a far camminare le idee e la lotta per salvaguardare l’ambiente.

La nostra presenza è sempre più richiesta e si spera che aumenti sempre di più.

Con questa nota che è un auspicio, inizio questa serie di articoli per il sito del Partito Europa Verde-Verdi della Liguria. Sempre con lo spirito evocato voglio ringraziare Simona Simonetti per la sua competenza senza la quale non avremmo questo prezioso spazio aperto.

Buon lavoro a tutti!

Analisi di Gabriello Castellazzi sulla bretella Albenga Carcare Predosa

Un'ipotesi di tracciato

Il 16 luglio 2021, venerdì prossimo, presso la Provincia di Savona, si terrà un importante incontro, richiesto dalle segreterie dei Sindacati Confederali, sullo scottante tema dei trasporti liguri e verrà presentato un dossier specifico relativo al piano strategico delle infrastrutture.

Parteciperanno anche i Comuni interessati al delicato e vitale problema?

La CGIL giustamente denuncia l’obsolescenza del sistema trasporti ed elenca gli investimenti necessari che, grazie ai fondi europei (PNRR), potrebbero riequilibrare una situazione avviata decisamene al collasso, ritenendo assolutamente necessari: raddoppi ferroviari Genova-Ventimiglia e Savona-Altare, nuova linea da Altare a Ceva, il ripristino linea Savona-Alessandria, il completamento dell’Aurelia-bis, i potenziamenti di S.S. 334 del Sassello e della 490 del Melogno.

La “cura del ferro” è auspicata da tutti coloro che lavorano per il rispetto del “Trattato di Parigi” sui cambiamenti climatici, e il trasporto ferroviario deve essere assolutamente privilegiato.

Per questo risulta non in linea con le raccomandazioni dell’Unione Europea l’inserimento (tra le proposte sindacali) dell’ autostrada “Albenga-Borghetto-Carcare-Predosa”.

I Comuni interessati al progetto, esaminata la situazione, hanno già preso posizione su questo problema dichiarando contrarietà decisa alla realizzazione di questa opera: tutte le componenti politiche si sono pronunciate in questo senso nei singoli Consigli Comunali e le singole delibere sono facilmente consultabili in rete ( Finale Ligure il 30/09/2013, Rialto il 16/07/ 2012, Calice Ligure il 27/09/2012, Giustenice il 18/19/2012, Orco Feglino il 20/10/2012).

La Giunta Toti non ha mai tenuto conto delle decisioni di questi Comuni e ovviamente ci si aspetta che i rispettivi Sindaci facciano ancora sentire la loro voce su provvedimenti di così grande importanza per il futuro dell’area Finalese.

Il dibattito su questo progetto è ormai decennale, e parte da lontano:

La Regione Liguria in data 9/02/2010 trasferì al Comune di Savona 100.000 Euro “per la redazione dello studio di fattibilità della Bretella Autostradale tra la A10 (nel tratto Albenga-Borghetto) e la A6 in Val Bormida, fino a Predosa sulla A26”.

Il “Ministero dei Trasporti”, con lettera 11/03/2010, ha “invitato ANAS ad effettuare uno studio di fattibilità in grado di mettere a confronto le varie ipotesi progettuali”.

In una riunione tenutasi presso ANAS – Genova il 29/04/2010, le Amministrazioni interessate all’intervento hanno concordato come procedere per la “redazione di uno studio di fattibilità organico su varie ipotesi di collegamento (suffragato da analisi trasportistiche e da una verifica di fattibilità tecnica, economico-finanziaria) in concertazione con i territori attraversati”.

La legge indica in modo chiaro quale deve essere la strada da seguire per poter realizzare “grandi opere”. I progetti non possono essere “calati dall’alto”con provvedimenti burocratici, ma devono,

fin dall’inizio, rispettare precise procedure democratiche, senza le quali le opere non potranno essere realizzate (dibattito pubblico, ecc.)

All’uscita del primo, unico progetto, consegnato alle Amministrazioni Comunali interessate all’opera, dopo una attenta analisi tecnica (geologica, economico finanziaria), è stato redatto uno studio specifico che dimostra l’inutilità e i danni di questa “bretella”.

Il Prof. Willi Husler (Docente universitario e noto esperto di trasporti internazionali) ha dimostrato in una articolata relazione come tale opera non possa in alcun modo risolvere i problemi della viabilità del Ponente ligure e che questi devono essere affrontati, innanzi tutto, con il completamento del raddoppio ferroviario Genova – Ventimiglia ( tenendo conto delle esigenze degli abitanti lavoratori pendolari della costa e dei turisti).

In un paragrafo della relazione il Prof. Husler dice:

– La prima tratta, da Predosa a Carcare/Altare, serve delle zone con attività economiche parzialmente in difficoltà e crea una certa ridondanza nella rete autostradale a favore dei nodi di Genova ma senza decongestionare le punte del pendolarismo nella zona metropolitana di Genova.

– La seconda tratta (variante F) misura 31 km e collega Carcare/Altare con Borghetto Santo Spirito eliminando il nodo di Savona. Il punto più alto con 535 metri si trova sul territorio di Mallare, circa 80 metri sopra il livello di Carcare. Da questo punto scende a Borghetto Santo Spirito dove raggiunge l’ Autofiori a livello di 40 metri.

La “Bretella” prevede l’attraversamento di diverse valli con viadotti di enormi dimensioni. Questo

succede tra Altare e Borghetto Santo Spirito sul territorio di Mallare, Feglino, Rialto, Giustenice e Boissano.

Nel caso di Rialto il viadotto dovrebbe attraversare il Rio Pora su una altezza di 86 metri e con una lunghezza di 450 metri (in salita del 4%) con un impatto acustico, estetico, di gas di scarico e polveri inaccettabile per la maggior parte dei residenti e per il paesaggio e, inoltre, per il turismo orientato alla tranquillità e alla alta qualità ambientale.

Il progetto della “Bretella”, confine Liguria – Carcare- Borghetto Santo Spirito, comprende su 47,9 km. un totale di 33 km di gallerie gemelle con 66 km. di gallerie a due corsie da costruire. Questa opera raggiunge e supera i grandi valichi delle Alpi con investimenti (3’619’000’000 € ) e costi di servizio e di manutenzione enormi. Sotto il titolo di “ Bretella” si nasconde un “valico” di dimensioni straordinarie. La somma della lunghezza delle gallerie sta superando più di cinque volte la galleria a due corsie del Monte Bianco con i suoi 11.3 km. .

La “ Bretella” ha le dimensioni della “variante del valico” dell’Autostrada del Sole, dove per l’attraversamento dell’Appennino, sono in costruzione 29270 m di gallerie, dei quali 3630 m solo in un senso di marcia ma con una sezione simile al progetto della “Bretella” ( 2 corsie di percorrenza + 1 per le emergenze).

Stiamo parlando, dunque, di un’opera di dimensioni gigantesche benché si tratti di una “Bretella” di 47,9 km che taglia un angolo della rete autostradale, che risparmia solo13.4 km di strada, per un certo numero di utenti”.

A questo punto ci sono tutti i motivi per un chiaro “no” alla bretella : “visto il grave danno che tale opera arrecherebbe al settore economico-sociale, a quello agricolo-forestale e alla salute pubblica, unitamente a un impoverimento dell’offerta turistica”.

Questo i Sindaci hanno detto e dovrebbero ribadire nel confronto istituzionale del 16 luglio con i Sindacati confederali presso la Provincia di Savona.

Gabriello Castellazzi -“Europa Verde- Verdi”- della provincia di Savona.

L’autostrada che nessuno vuole

Si registra la dura reazione del Comitato “Difendiamo le Nostre Valli-No alla Bretella Borghetto-Carcare-Predosa”, dopo le recenti prese di posizione di Marco Scajola – Assessore Regionale e Angelo Berlangieri – Presidente dell”Unione Industriali di Savona, che insistono per la realizzazione della “bretella”.
Il Comitato, costituito da più di mille cittadini, e che ha seguito dal 2012 gli sviluppi di questo devastante progetto ( 33 km. di gallerie e 15 km. di viadotti che dovrebbero attraversare le fragili valli nei territori di otto Comuni a monte della costa), ha reso pubblica una lettera inviata poche settimane fa ai Sindaci interessati e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Nella missiva si prende innanzi tutto in considerazione quanto avvenuto il 26 luglio scorso presso la Provincia di Savona, nell’ambito del convegno dal titolo “Passaggio a Nord-Ovest” che aveva per oggetto l’esame del discusso progetto“bretella”.
I responsabili del Comitato avevano seguito con attenzione tutti gli autorevoli interventi ( Presidenti di Regione, Provincia, esperti di trasporti e rappresentanti del mondo industriale savonese) a partire da quello del tecnico progettista.
A conclusione dell’incontro è rimasta la sensazione che nonostante le dichiarazioni dei partecipanti favorevoli ad uno sviluppo turistico rispettoso dell’ambiente, questo aspetto sia rimasto marginale.
A questo punto il Comitato vuole ricordare come nei dieci anni passati abbia lavorato per diffondere tutte le possibili informazioni relative alla programmata infrostruttura (consultabili sul sito internet dell’associazione) compresa la consulenza di un esperto del settore “infrastrutture viarie”.
Paventare oggi un rischio di paralisi, solo perché negli ultimi decenni non si è ammodernata la rete autostradale e soprattutto ferroviaria della Liguria, non giustifica devastanti interventi che stravolgerebbero per sempre l’aspetto paesaggistico e geomorfologico di valli già da tempo in situazione di grave dissesto idrogeologico (gli ultimi disastri a Rialto nel 2019 lo dimostrano).
Il Comitato ha deciso quindi di sollecitare nuovamente i Sindaci degli otto Comuni del territorio Finalese affinchè ribadiscano la presa di posizione fermamente contraria già espressa negli anni scorsi, con pareri unanimi, nei rispettivi Consigli Comunali, dalle forze politiche di tutti gli schieramenti (le singole Delibere sono consultabili sul sito dell’associazione).
I Verdi savonesi ribadiscono quanto già detto in passato circa la crisi del sistema trasporti nel ponente, elencano gli investimenti necessari (garantiti dai fondi europei PNRR) capaci di riequilibrare una situazione avviata decisamene al collasso: raddoppi ferroviari Genova-Ventimiglia (in sede con tutti i sottopassi e sovrappassi necessari per eliminare i pericolosi passaggi a livello), la Savona-Altare, la nuova linea da Altare a Ceva, il ripristino della linea Savona-Alessandria, il completamento dell’Aurelia-bis, il potenziamenti della S.S. 334 del Sassello e della 490 del Melogno. La “cura del ferro” è una priorità assoluta, auspicata da tutti coloro che lavorano per il rispetto del“Trattato di Parigi” nel contrasto ai cambiamenti climatici.

Inoltre, progetti così invasivi non possono essere “calati dall’alto”con provvedimenti burocratici, ma devono fin dall’inizio rispettare precise procedure democratiche, senza le quali le opere non potranno comunque essere realizzate (dibattito pubblico, ecc.)
All’uscita del primo, unico progetto, consegnato alle Amministrazioni Comunali interessate all’opera, dopo una attenta analisi tecnica (geologica, economico finanziaria), è stato redatto uno studio specifico che dimostra l’inutilità e i danni di questa “bretella”:
Il Prof. Willi Husler (Docente universitario e noto esperto di trasporti internazionali) ha dimostrato in una articolata relazione ( sempre consultabile nel sito) come tale opera non possa in alcun modo risolvere i problemi della viabilità del ponente ligure ed ha analizzato la pericolosità oggettiva di singoli tratti: a Rialto il viadotto di 450 metri dovrebbe attraversare il Rio Pora ad una altezza di 86 metri con un impatto acustico, estetico, di gas di scarico e polveri inaccettabile per i residenti e per un turismo orientato alla
tranquillità e alla qualità ambientale.
Per essere ancora più precisi il progetto della “bretella” si sviluppa su un percorso di 47,9 km. (33 km. di gallerie gemelle, ovvero 66 km. di gallerie a due corsie da costruire) un’ opera che raggiunge e supera quelli alpini, con investimenti e costi di servizio e di manutenzione enormi. La somma della lunghezza complessiva delle gallerie supera più di cinque volte la galleria a due corsie del traforo del Monte Bianco con i suoi 11.3 km. .
Stiamo parlando, dunque, di un’opera di dimensioni gigantesche del costo di circa
4 miliardi di euro per risparmiare, a calcoli fatti, solo13.4 km di strada.
A questo punto ci sono tutti i motivi per dire un chiaro “no” alla “bretella” visto il grave danno che tale opera arrecherebbe al settore economico-sociale, a quello agricolo-forestale e alla salute pubblica, unitamente a un impoverimento dell’offerta turistica.
Per questo il Comitato “Difendiamo le Nostre Valli” chiede giustamente ai Sindaci dei Comuni di Rialto, Pietra Ligure, Giustenice, Tovo San Giacomo, Magliolo, Calice Ligure, Orco Feglino e Finale Ligure, di ribadire quanto già espresso democraticamente nei rispettivi Consigli Comunali.

Peste Suina

I Verdi Liguri chiedono la riduzione delle aree soggette a limitazione e l’individuazione di norme equilibrate per le zone limitrofe  come il divieto di uscita dai sentieri o il trekking con operatori che consentano di  salvaguardare le attività di outdoor presenti e permettano di gestire l’emergenza sanitaria. 

Infatti  la grande contagiosità dell’infezione da  Peste Suina Africana vede come vettore di contagio in primo luogo la fauna selvatica rappresentata dal grandissimo numero degli ungulati presenti sul territorio. La mobilità di questi animali non è certo influenzata dalla presenza di escursionisti o bikers, ma al limite, dalla caccia in braccata che tende alla dispersione degli esemplari al di fuori delle loro aree.

Il manuale operativo relativo al contenimento delle pesti suine prevede inoltre che “solo attraverso un costante scambio di dati ed informazioni, e un efficace coordinamento tra tutti gli stakeholder, compresi i cittadini comuni, e la sinergia di tutti i livelli coinvolti, è possibile raggiungere l’obiettivo dell’eradicazione”. 

Appare quindi spropositata l’estensione dell’area individuata in quanto lo stesso manuale indica come “ai fini della identificazione della zona Infetta si deve considerare che l’area di circolazione attiva del virus corrisponde alla linea delle coordinate più esterne dell’area di ritrovamento delle carcasse più 6 km, che corrispondono al massimo spostamento annuale di un cinghiale maschio”.

Le previste misure di divieto di ingresso hanno ovviamente senso all’interno di quest’area mentre in quella limitrofa di sorveglianza potrebbero essere mitigate e rimodulate in base a diversi criteri.

Il manuale prevede addirittura la possibilità di caccia nella zona di sorveglianza, mantenendo la biosicurezza e di conseguenza potrebbe essere prevista anche la presenza di altri agenti. 

Tale provvedimento, anche in considerazione dell’assenza di allevamenti suini intensivi nella regione, appare spropositato e passibile di creare enormi danni all’attività turistica di quelle aree, senza peraltro costituire né un beneficio dal punto di vista del contenimento, né tantomeno un obbligo normativo rispetto alle linee guida. 

Chiediamo pertanto alla Regione di farsi parte in causa per la ridefinizione delle aree soggette a limitazione e per l’individuazione di norme (es. divieto di uscita dai sentieri, trekking con operatori, divieto di trekking con animali domestici, sanificazione delle calzature, divieto di abbandono cibo) per le zone limitrofe, al fine di salvaguardare le attività di outdoor presenti.

Chiediamo altresì di attivarsi per l’erogazione di ristori per tutti gli operatori del settore coinvolti da questa emergenza.

Se non ora, quando?

Europa verde interviene nel dibattito fra le forze politiche che si riconoscono nell’alleanza di sinistra alla ricerca del candidato sindaco da opporre al sindaco uscente Bucci. I Verdi
riconoscono che il segretario del PD D’Angelo si è mosso finora con sagacia riuscendo a tenere insieme un vasto fronte di partiti e movimenti, ma adesso sono preoccupati. Ogni giorno che passa potrebbe allontanare quell’accordo costruito con tanta pazienza da parte di tutti.

I verdi dicono: “Se non ora, quando? E’ vero che presto e bene non vanno insieme, ma è anche vero che poi viene il momento delle decisioni e temporeggiare potrebbe essere fatale. Viene in mente il ritardo della candidatura del capolista Sansa alle ultime regionali: questo fantasma aleggia ancora sulle nostre teste ed il rischio che vediamo è che si dia l’immagine di una coalizione bloccata da interessi di parte”.
E interventi dall’alto a livello nazionale, ipotizzati dalla stampa cittadina, potrebbero forse avere un effetto controproducente sulle delicate trattative a livello cittadino.


Dice Gianfranco Porcile, Presidente dei Verdi genovesi: “ Noi siamo una forza politica
piccola, per cui non abbiamo intenzione di porre veti, anche se tra i nomi dei candidati
papabili non figura nessuno con una storia di impegno ambientalista. Il nome del capolista è importante perché dà l’immagine a tutto il fronte. Ma noi non siamo per l’uomo solo al
comando. E’ importante anche il programma elettorale ed è importante anche la squadra che lo affianca. Nel calcio il centravanti fa goal se tutta la squadra gira e gli offre palle da giocare.
Mi viene in mente l’esperienza che ci arriva dagli stormi di uccelli, dai banchi di pesci, dalle
mandrie di mammiferi, che si muovono con intelligenza pur non avendo un capo: si chiama
“intelligenza di sciame”.

Per quanto riguarda il programma la coalizione è orientata a mettere tra i punti prioritari la solidarietà e la lotta alle diseguaglianze. A noi sta bene: perché rimuovere le cause del disagio e della deprivazione vuol dire agire prima di tutto per tutelare l’ambiente e la natura. Nell’Enciclica Laudato Si’ il Papa parla di Ecologia integrale: una medaglia con due facce, una la cura per la Casa Comune, l’altra la solidarietà verso gli ultimi.


Su questi punti noi andremo a chiedere il voto, in particolare a quei concittadini che, delusi
dalla politica, non vanno più a votare oppure a quei giovani che voteranno quest’anno per la prima volta. Non vogliamo più soltanto sentir parlare di green, bio- eco-: vogliamo passare all’azione concreta, ai fatti. Genova è il nostro Bene Comune. Per la nostra città nell’alleanza di forze politiche rosse e gialle ci sarà anche il Verde: un segno di quella biodiversità che è per noi così importante. Anche il fioraio sa che in un mazzo i fiori colorati ci sta bene un po’ di…Verde! La sfida contro il sindaco uscente sarà molto impegnativa, ma le ultime elezioni amministrative di Bologna e di Milano sono un segnale incoraggiante sia per la coalizione di sinistra sia per i risultati ottenuti dai candidati verdi. Ma la coalizione non può permettersi il lusso di aspettare ancora per avere un nome da assegnare alla casella del Candidato Sindaco: mi auguro che la decisione venga assunta prima delle votazioni per l’elezione del Capo dello Stato. ”

La nascita dei Verdi Italiani nel 1986

I Verdi savonesi ricordano la nascita a Finale Ligure, il 16 novembre 1986, del partito dei Verdi italiani.

A Finale Ligure, il 16 novembre 1986, presso il Cinema Ondina, nasceva il partito dei Verdi Italiani che raggruppava decine di associazioni ambientaliste provenienti da tutte le regioni.

Un “movimento” destinato a diventare portavoce delle istanze ecologiste e di un modello di sviluppo economico non basato sul consumo bulimico delle risorse naturali. Anche di questa ricorrenza si parlerà nell’Assemblea provinciale dei Verdi convocata a Savona per programmare nuove iniziative.

Il mondo vive una situazione critica: tra il fronte negazionista guidato da Trump il quale rifiuta gli “Accordi di Parigi”, e papa Francesco che nella lettera “Laudato Sì”dice: “I cambiamenti climatici costituiscono oggi una delle principali sfide per l’umanità”.

L’azione pluridecennale dei Verdi ha portato a far accettare le prime norme ambientaliste:

Il “Conto Energia” ha promosso il primo consistente utilizzo delle fonti rinnovabili e

sono stati ancora i Verdi a scrivere i primi provvedimenti legislativi antismog e quelli per la difesa del suolo (L.183/1989- “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo”).

Per l’azione Verdi è stata approvata la “Legge quadro sui parchi”, grazie alla quale venne avviato un processo di “sviluppo sostenibile” su 1.5 milioni di ettari di territorio italiano (Parchi Nazionali, Aree Protette, Parchi Marini, ecc.). Subito dopo venne avviata la razionalizzazione della normativa sui rifiuti, sull’inquinamento acustico e sul divieto di trasformazioni urbanistiche delle aree percorse da incendi.

L’ “Eco-Bonus” voluto dai Verdi per le ristrutturazioni edili è una legge ancora in vigore che ha prodotto investimenti per milioni di Euro, con migliaia di nuovi posti di lavoro ( tra occupazione diretta e indotto).

Nel 1990 i Verdi hanno promosso i referendum contro la caccia e contro l’utilizzo di pesticidi cancerogeni in agricoltura.

Tutte battaglie condotte per una vita migliore, che oggi vedono la famiglia dei Verdi più forte nella fascia dei Paesi del nord-Europa (74 deputati Verdi nel Parlamento Europeo), con un trend positivo quale argine sicuro contro i nascenti sovranismi. Una tendenza che incoraggia ad impegnarsi con forza per ottenere ancora risultati positivi per la nostra società seguendo il messaggio di Alex Langer, il più importante tra i fondatori del movimento Verde in Italia.

Il Portavoce dei Verdi della provincia di Savona,

Gabriello Castellazzi

I Verdi credono nei giovani per un futuro eco-sostenibile

I “Verdi”, in base ai risultati delle ultime elezioni europee che hanno visto crescere le istanze ambientali grazie al grande consenso dei giovani e ritengono che ci si trovi oggi di fronte ad una svolta.

Anche Carlin Petrini(fondatore di Slow Food) ha voluto mettere in evidenza questo importante segnale che vede la rinascita di un ecologismo europeo basato sulla presa di coscienza delle nuove generazioni. Petrini ha rilevato come in tutto il nord-Europa nel dibattito elettorale la questione ambientale abbia avuto una grande ricaduta mediatica.

Dopo lo “sciopero per il clima” del 15 marzo, in Germania(20,5%), Filandia(14,4%), Regno Unito(10%) e Francia (13,47%) i risultati dei Verdi Europei sono stati molto importanti (74 eletti nel Parlamento Europeo) argine contro i “sovranisti”, grazie al fatto che circa il 50% dei giovani sotto i 24 anni ha votato “Europa Verde”. In Italia il consenso per i Verdi, pur essendo cresciuto rispetto alle ultime elezioni, è ancora lontano dai risultati del nord-Europa.

In provincia di Savona i Verdi hanno ottenuto il 2,39%, a Finale Ligure (dove nel 1986 è nato il partito dei Verdi) il 3,47%.

Elena Grandi, Portavoce nazionale, ha ribadito che i “Verdi” sono quelli dei “SI” allo sviluppo sostenibile , alle energie rinnovabili, all’efficientamento energetico, alla Green Economy (che creerebbe 450.000 nuovi posti di lavoro), alla messa in sicurezza del territorio.

E poi ancora “SI” al trasporto su ferro e ai treni veloci per il Sud, alla mobilità sostenibile, dirottando per queste finalità i 19 miliardi di euro che purtroppo vengono erogati oggi come sussidi alle fonti di energia fossile.

Il movimento Verde internazionale , grazie ai giovani, diventa portavoce di un modello di sviluppo economico non basato sul consumo bulimico delle risorse naturali del nostro unico pianeta.

In Italia l’azione dei Verdi ha portato alla promulgazione di più efficaci norme ambientali:

attraverso il “Conto Energia”ha promosso il primo sviluppo consistente delle fonti rinnovabili,

sono stati i Verdi a scrivere i provvedimenti legislativi antismog (L. 385/1089) e di difesa del suolo (L.183/1989).

Grazie ai Verdi è stata approvata la “Legge quadro su Aree Protette e Parchi”(L.394/1991),

da questa si avviò un processo virtuoso per 1.5 milioni di ettari di territorio italiano.

Vennero poi varate le norme sul riciclo dei rifiuti, sull’inquinamento acustico e sul divieto di trasformazioni urbanistiche delle aree percorse da incendi.

L’ “Eco-bonus” per le ristrutturazioni edili (norma voluta dai Verdi nel governo dell’ Ulivo ) ha prodotto in 20 anni investimenti per 292,7 miliardi di euro(Dossier Camera dei Deputati).

Il lavoro da fare per i Verdi Europei è ancora tanto ma, come dice Carlin Petrini, si può contare sul rinnovato impegno sociale dei giovani.

Il Portavoce dei Verdi della provincia di Savona,

Gabriello Castellazzi