Gronda di ponente, perché dire NO

Gent.mo Dott. Minella,
Ho letto con attenzione il suo articolo “Gronda un’attesa lunga dieci anni”. Tutti coloro, politici e non che sono favorevoli alla gronda di ponente, citano i benefici che si avranno una volta ultimata l’opera, mentre tralasciano i danni ambientali (scempio), che la stessa provocherà nel tratto tra la Vesima e Bolzaneto, tratto dove non sono previste uscite, a tal proposito mi chiedo cosa potrebbe succedere in caso di gravi incidenti.
Si avrà un forte impatto sulle sorgenti con il conseguente prosciugamento, saranno scavati 50 km di gallerie in montagne, contenenti rocce amiantifere, mentre a Genova –  Bolzaneto verrà creato un cantiere per la raccolta e lo smistamento di tutte le terre compreso l’amianto proveniente da questi scavi, questo impianto industriale resterà in loco per più di dieci anni, mentre uno slurrydotto, lungo sei chilometri e mezzo e largo tre metri e mezzo, poggerà su 540 piloni e correrà proprio dentro l’alveo del torrente Polcevera, a tre metri dalla sponda destra, per portare a mare il materiale di scavo che, secondo il parere degli stessi ingegneri, potrebbe essere amiantifero, cioè potrebbe contenere amianto. In caso di piena del Polcevera potrebbe portarsi via i piloni, spargendo amianto ovunque, oppure questi pali potrebbero fungere da tappo, con le conseguenze che tutti possiamo immaginare. Spesso si cita il dissesto idrogeologico, com’è possibile che nel nostro paese manchi totalmente la cultura e il rispetto per il territorio, una devastazione che perdura da parecchi lustri, a cui non abbiamo messo freno. Devastazioni che non ci hanno insegnato niente e di cui paghiamo prezzi altissimi, basti guardare alle trasformazioni, spesso selvagge, delle nostre città e delle periferie per rendersi conto che il cemento e l’asfalto avanzano sempre di più, mentre scompaiono le superfici naturali. L’inesorabile avanzata del cemento è un fenomeno europeo ma per entità degli interventi e durata nel tempo è soprattutto italiano.
Modificando le funzioni del suolo si provoca la perdita di terreni fertili e di biodiversità, la frammentazione dei paesaggi e, cosa ancor più grave, una ridotta capacità di assorbire l’acqua con il conseguente rischio d’inondazioni devastanti. L’agricoltura viene espropriata dei suoi terreni, che sono visti come una risorsa da depredare. E’ impensabile che nonostante questi allarmi che ci lancia la natura, imperterriti si continui con la cementificazione che guarda solo l’aspetto economico e non al bene primario. Basta, fermiamoci fino a che siamo in tempo, il ponente la val Polcevera hanno già dato !
Angelo Spanò
co-portavoce metropolitano Europa Verde – Verdi