Criticità Ambientali

I punti dell’accordo elettorale tra Europa Verde, Sinistra Italiana e Partito Democratico: Costituzione, Ambiente e Lavoro

La nuova formazione, nata dall’alleanza tra Europa Verde e Sinistra Italiana siglata il 2 luglio di quest’anno, si presenterà alle elezioni del 25 settembre con il PD; sebbene ci sia la consapevolezza delle differenze rispetto all’esperienza del governo Draghi, per via della legge elettorale per non dare la vittoria alle destre, si batterà per evitarla e per dare un futuro all’Italia.
Dopo l’uscita dall’accordo elettorale di Carlo Calenda e il suo gruppo Azione con il PD per Europa Verde e Sinistra Italiana l’accordo elettorale con il Partito Democratico ha acquisito una nuova dimensione.
Ora la difesa della Costituzione, con l’opposizione al presidenzialismo e a quello che chiamano l’autonomia differenziata delle Regioni; la riforma del Diritto di Cittadinanza e la volontè di ricerca di un’Italia più Verde che sappia conseguire gli obiettivi di energia rinnovabili e leggi finalizzate al raggiungimento di quei patti sostenuti a livello europeo che riguardano il clima al 2030 con la riduzione della dipendenza alle fonti fossili, sostenendo altresì la revisione del Patto di Stabilità per la Transizione Ecologica, sono punti più perseguibili unitariamente.
Sul piano sociale, dopo la pandemia e la guerra, la crisi ci impone un impegno comune a contrastare le diseguaglianze sociali, territoriali e generazionali. Il lavoro come centro della politica con la lotta al lavoro nero e la precarietà dovrà essere un obiettivo comune introducendo il salario minimo e riforme sul lavoro come quella recente adottata in Spagna.

Cliccando QUI si può scaricare il testo dell’accordo sottoscritto
tra Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico, per le prossime elezioni politiche.

Il negazionismo climatico

 

Greta Thunberg nel frattempo è diventata maggiorenne però gli attacchi a lei non si fermano e sono fatti da chi soprattutto nega l’emergenza climatica e cerca di difendere gli stili di vita fin qui raggiunti. C’è chi chiama ‘gretina’ Greta Thunberg, con chiaro riferimento a ‘cretina’; ricordiamo la prima pagina del quotidiano ‘Libero’ che titolava: ‘Vieni avanti Gretina. La rompiballe va dal Papa’. Chiaro riferimento a ‘Vieni avanti cretino’, un film di Luciano Salce del 1982. Su la ‘Verità’, altro quotidiano destrorso, c’era stato  Marcello Veneziani che aveva invitato tutti i giovani manifestanti per il clima a “non fare i gretini”. Un ultimo articolo su ‘Il Giornale’ invece titola: ‘Pur di accontentare Greta vogliono farci crepare prima’. Segue il concetto che ‘Passata la fase più acuta del Coronavirus c’è una nuova emergenza a tenere banco ed è quella ambientale climatica’; questo riferito ai dati di quanto inquinano gli esami medici e in particolare la risonanza magnetica.

Anche Giorgia Meloni l’ha chiamata ‘gretina’ nel suo comizio-intervento al congresso dei Vox in Spagna. Ma su Greta Thunberg è stato detto di tutto e di più naturalmente tralasciando le sue ragioni e la sua rabbia nel vedere disattese le speranze di un ravvedimento dei governanti sulla crisi ambientale. C’è da dire che questa ragazzina parla in modo molto chiaro e diretto. Parla nei maggiori consessi mondiali senza mezze parole. Esempio: «La civiltà viene sacrificata per dare la possibilità a una piccola cerchia di persone di continuare a fare profitti. La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. Molti soffrono per garantire a pochi di vivere nel lusso. Noi dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra e dobbiamo focalizzarci sull’uguaglianza e se le soluzioni sono impossibili da trovare in questo sistema significa che dobbiamo cambiarlo.». Greta ha ragione e molta acredine (chiamiamola così) nei suoi confronti è dettata da invidia, da mancanza di autorevolezza che invece ha raggiunto questa ragazza che ha fatto nascere un movimento mondiale chiamato ‘Fridays For Future’. Ha svegliato milioni di giovani dati per abulici, su un tema fondamentale al futuro del nostro pianeta. Con Greta Thunberg abbiamo compreso come prima di arrivare a toccare i limiti dello sviluppo climatico tocchiamo intanto quelli dello sviluppo sociale.

Bisogna affermarlo subito: esiste un negazionismo climatico e questo fa capo politicamente ai partiti della destra radicale, quelli ultranazionalisti, antieuropeisti, per lo più antimmigrati, spesso antisistema che negli ultimi anni hanno guadagnato terreno in diversi paesi europei, ottenendo forti rappresentanze nei parlamenti nazionali e in alcuni casi andando anche al governo. Spesso le destre europee non citano affatto la questione del clima nei loro programmi, o l’affrontano solo in modo marginale e senza prendere posizioni chiare.

In Italia, la Lega di Salvini parla nel suo programma di transizione energetica e di economia sostenibile, ma finora ha contrastato le misure concrete sul cambiamento climatico. Di più ha rispolverato le scelte nucleari. Al parlamento europeo nella scorsa legislatura la Lega ha votato contro tutte le proposte di politica energetica e sul clima, salvo una direttiva sul risparmio energetico nell’edilizia. Nel parlamento italiano la Lega si è astenuta dal ratificare gli accordi di Parigi: “Non perché non concorda con questi obiettivi, ma perché l’accordo raggiunto è un compromesso al ribasso … che permette alle aziende cinesi e dei paesi in via di sviluppo di fare concorrenza sleale alle imprese italiane in regola con produzioni rispettose dell’ambiente”.

Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri si è scagliato contro chi sostiene la politica ambientalista alla Greta Thunberg: “Distrugge il mondo. Siete peggio della guerra, fate più danni. Mettete la vostra politica e la vostra demagogia mentre l’Italia è in ginocchioCol pannello ci fai il tè. Un bel pannello, prendi il tè con l’acqua calda. Per fare il tè il pannello va bene. L’energia solare è una sola, serve per qualche termosifone“. Ecco il pensiero in sostanza della destra italiana.

In Francia, il Front national guidato da Marine Le Pen sostiene che la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul clima (Unfccc), da cui discende tutta la trattativa internazionale in materia, è “un complotto comunista” per limitare l’economia francese – anche se poi appoggia l’uso di energie rinnovabili generate in Francia per “diminuire la dipendenza dai paesi arabi del Golfo che insieme al petrolio ci mandano la loro ideologia

Non dimentichiamo poi Donald Trump e le sue posizioni sul clima riassunte da un tweet: «Il riscaldamento globale è una bufala». Poi bisogna aggiungere tra i diffiusori del negazionismo climatico anche i complottisti no-vax, i partecipanti della propaganda russa e chi si spaccia per autorevole scienziato. Quindi abbiamo bisogno di una informazione che nell’ottica proposta da un slogan impiegato da molte ONG “pensare globalmente ed agire localmente”, sappia promuovere meccanismi di azione ed incentivi la motivazione del pubblico.

 

‘Antropocene o capitalocene? Scenari di ecologia-mondo nella crisi planetaria’ di Jason W. Moore

Prima di Antropocene – Una nuova epoca per la Terra, una sfida per l’umanità del 2021 era uscito un altro libro ‘Antropocene o capitalocene? Scenari di ecologia-mondo nella crisi planetaria‘ di Jason W. Moore del 2017.
Tutti i due libri trattano dei drammatici cambiamenti climatici; tutti e due i libri convergono sulla fine dell’Olocene per ribadire come si stia vivendo nell’Antropocene.
Il punto di vista di Jason W. Moore – storico dell’ambiente e docente di economia politica presso il Dipartimento di sociologia della Università di Binghamton negli Stati Uniti, è membro del Comitato esecutivo del Fernand Braudel Center for the Study of Economies, Historical Systems and Civilizations. – centra la sua visione all’economia del capitalismo, al suo modo di produzione che ha nel divenire storico la tendenza a farsi mercato globale. Il capitalismo è di per sé un regime ecologico: nella variabile di capitale, potere, ambiente si costituiscono i rapporti socio-naturali per cui sfruttamento e creazione di valore non si danno sulla natura ma attraverso di essa.
Nella prefazione si arriva subito al dunque: Il cambiamento climatico antropogenico che caratterizza l’Antropocene è una colossale falsificazione. Il cambiamento climatico non è il risultato dell’azione umana in astratto − l’Anthropos − bensì la conseguenza più evidente di secoli di dominio del capitale. Il cambiamento climatico è capitalogenico. Per questo Jason W. Moore chiama questa fase ‘Capitalocene’.
Abbiamo così anche lo spostamento del concetto di Antropocene che fa anticipare questa era al 1450, il momento nel quale gli Europei si guardano attorno alla ricerca di nuovi spazi di natura a buon mercato, iniziando un’appropriazione di nuove terre e assumendo un atteggiamento attraverso il quale schiavismo e colonialismo vengono sdoganati permettendo quell’accumulo originario che ha permesso l’esistenza del capitalismo stesso.
Le organizzazioni umane sono al contempo produttrici e prodotti della rete della vita, intesa come un mosaico di diversità in evoluzione. Da questa prospettiva, il capitalismo diventa qualcosa di più che umano. Diventa un’ecologia-mondo di potere, capitale e natura. L’argomento del Capitalocene è soprattutto una ipotesi dialettica. Questo, come abbiamo visto, rivela l’azione che il capitale compie appropriandosi non solo della forza lavoro, e depredando la Natura a buon mercato ma anche del lavoro gratuito delle nature umana e extra umana.
Si arriva allora a dire che ‘occorre cambiare il sistema e non il clima‘: affermazione in qualche modo valida e da diffondere, ma semplicistica e riduzionistica. Bisogna fare attenzione al modo in cui pensiamo il sistema.
Per guidarci verso una liberazione sostenibile dovremo essere sospettosi (afferma Moore) nei confronti di visioni che riducono il capitalismo ai suoi momenti economici e sociali…no, ‘il capitalismo si sviluppa attraverso la rete della vita. Nel suo movimento, la socialità umana è stata brutalmente sfigurata dalla struttura binaria Natura/Società in quanto astrazione reale che ha reso possibili i vari regimi razziali e di genere della modernità‘.
Certo che il libro diventa di difficile lettura per la mole di dati storici con rimandi e citazioni ricche di riflessioni concettuali che ruotano tutte sul tema storico-economico sociale; insomma una lettura forse per addetti ai lavori per ribadire la responsabilità del capitale e della conseguente economia di mercato dei problemi dell’Antropocene. In chiusura fa testo la quantità di dati, riferimenti e mole bibliografica a supporto di quanto si vuole affermare nel libro.

Gaia. Nuove idee sull’ecologia di James Lovelock

Questo libro, Gaia- Nuove idee sull’ecologia di James Lovelock, -edito da Bollati Boringhieri- è il primo che affronta la teoria di Gaia, nome della dea greca della Terra. James Lovelock fu quindi il primo studioso, che insieme alla microbiologa Lynn Margulis- madre a lungo incompresa della teoria dell’origine endosimbiotica della cellula eucariote- ad affrontare la Terra Gaia come un organismo vivente unico capace di autoregolarsi e rispondere a quei fattori che turbano gli equilibri naturali.
Tutto questo accadde nel 1979 e con ciò si inizierà a comprendere che la Terra non è una forza primitiva da sottomettere né tantomeno un pianeta che ruota senza méta nel cosmo. L’ecologia aveva un nuovo punto di vista. Così quella che chiamiamo MadreTerra è per la Terra stessa, Vita. Il primo capitolo prende spunto dalle sonde spaziali lanciate su Marte che stabiliscono che è un pianeta morto: è un pianeta che, come Venere, si è ossidato; Il suo contenuto di idrogeno (importante in tutte le forme di vita) è volatizzato.
Gaia è bella vista da lassù. La biosfera, con i suoi gas in continua trasformazione, è un combinato disposto per la vita. Una incredibile composizione chimica ha interagito con la formazione della vita e l’aria è stata una coperta molto funzionale.
A pag. 55 leggiamo:
Nella nostra società, dalla rivoluzione industriale in poi, noi ci siamo trovati di fronte a problemi di chimica di grande rilievo, come la scarsità di materiali essenziali e l’inquinamento locale. La biosfera primitiva forse ha dovuto affrontare problemi simili. Forse il primo ingegnoso sistema cellulare che apprese a raccogliere zinco dall’ambiente, prima per uso proprio e poi per il bene comune, senza volerlo raccolse anche un altro elemento simile ma velenoso, il mercurio. Qualche errore di questo genere probabilmente condusse ad uno dei primi incidenti da inquinamento nel mondo. Come di solito, questo particolare problema fu risolto mediante la selezione naturale, poiché noi abbiamo oggi sistemi di microrganismi che possono convertire il mercurio e altri elementi tossici nei loro metilderivati volatili. Questi organismi possono rappresentare il più antico processo vitale per l’eliminazione di rifiuti tossici. L’inquinamento non è, contrariamente a quanto ci viene spesso detto, un prodotto della turpitudine morale. Esso è l’inevitabile conseguenza della vita in azione.‘.
I vari gas quali l’ammoniaca, il carbonio, lo zolfo, il mercurio, l’azoto, il fosforo, l’ossigeno, l’idrogeno furono, nelle varie epoche geologiche, pensati nocivi per la vita sulla Terra; ma non fu per fortuna che tutto si evolse e una capacità di regolazione prendeva forma. Possiamo allora comprendere che la sopravvivenza attraverso ‘momenti’ difficili è possibile. La vita diventa funzionale all’equilibrio e allo svilupparsi dell’energia chimica.
Con esempi specifici l’autore simula la fine della vita su Gaia facendola diventare un pianeta morto come il fratello Marte e la sorella Venere. Ma questa fantasia può succedere?
Esiste una cibernetica naturale; un complesso sistema di autoregolazione che investe l’Uomo come Gaia. La regolazione della temperatura corporea dell’uomo a 37 gradi è un fatto molto complesso; così se esiste lo dovrebbe essere anche per Gaia. L’ elaborazione dei dati avviene per l’uomo nel cervello; per Gaia esiste certamente un sistema ancora sconosciuto: però sappiamo come valida la prova di sistemi di controllo a livello planetario che usa piante e animali quali componenti utili a regolare il clima, la composizione chimica e la topografia sulla Terra. La vita quindi è funzionale alla autoregolazione dell’ecologia terrestre.
Questo processo di ‘omeostasi’, di autoregolazione degli organismi viventi, è un concetto fondamentale della biologia moderna. Per concludere l’autore dopo aver spiegato i numerosi processi chimici che svolge la Natura lancia un appello di speranza: con una tecnologia adeguata riusciremo anche noi al pari della Natura a regolare gli innumerevoli comportamenti chimici ed ecologici per mantenere una futura armonia anche riuscendo con il raddoppio della popolazione umana a fornire il cibo e la sua sopravvivenza. Naturalmente facendo molta attenzione. James Lovelock prova molti elementi per supportare la sua idea di un pianeta che cerca sempre un suo equilibrio…ma Gaia come dice nella prefazione Telmo Pievani:“…Gaia potrebbe benissimo fare a meno di un mammifero africano loquace e invasivo, spuntato un paio di centinaia di millenni fa, cioè nell’ultimo quarto d’ora della storia della biosfera. Non dobbiamo quindi farci perdonare da Gaia, perché ne siamo parte, e la categoria corretta – suggerisce acutamente Lovelock – non è la colpa, bensì la responsabilità per le conseguenze delle nostre azioni.”.

La ‘Cultura della bistecca’ una battaglia da aggiungere a quella sulle auto a benzina e diesel

Bene la decisione trovata a Lussemburgo nel Consiglio dei Ministri dell’Ambiente dei paesi UE di bloccare le vendite nel 2035 delle auto nuove a benzine e diesel. Tutto per l’obiettivo di emissioni zero nel 2050…ma io farei presente un’altra battaglia da aggiungere a questa sulle auto: quella di contrastare la ‘cultura della carne‘.

Esiste una riflessione, scritta esattamente 30 anni fa da Jeremy Rifkin con il libro Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne, su quanto è devastante il consumo di carne per l’ambiente e quindi per la salute in generale.
Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends di Washington, insegna alla Wharton School of Finance and Commerce. I suoi corsi all’Executive Education Program vertono sul rapporto fra l’evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l’ambiente e la cultura. Presentando sconcertanti dati di fatto e ricorrendo agli apporti di diverse discipline, dall’antropologia all’ecologia, Jeremy Rifkin in quel libro formula una precisa accusa al consumo di carne.

La ‘cultura della carne‘ oltre che responsabile di molte malattie è fautrice e responsabile di enormi squilibri ecologici, incrementando la povertà e la fame nel mondo con la sottrazione di grandi quantità di cereali all’alimentazione umana. Inoltre per fare posto a pascoli vengono abbattute foreste, terre fertili vengono trasformate in deserti, per cui si alimenta la minaccia di catastrofi climatiche.
Quel libro si è rivelato profetico e la denuncia della ‘cultura della bistecca’, responsabile di milioni di tumori, di infarti e diabeti, ci invitava a cambiare comportamenti alimentari.
Un dato che poi ricordo mi aveva incuriosito è quello sui peti delle mucche che negli allevamenti intensivi superano per immissione nell’aria la quantità di metano di tutto il traffico automobilistico. Sì, il metano è prodotto in gran quantità dalla digestione degli animali, soprattutto i ruminanti e quel gas è capace di aumentare drasticamente l’effetto serra contribuendo a surriscaldare la Terra.

Anche i dati del settore zootecnico europeo non sono confortanti e emettono -secondo fonti di Greenpeace del 2020- l’equivalente di 502 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Se aggiungiamo poi le emissioni di gas serra, quelle che derivano dalla produzione di mangimi o dalla deforestazione, queste arriverebbero a toccare le 704 milioni di tonnellate di CO2. Ancora una conferma: L’inquinamento prodotto dagli allevamenti intensivi è maggiore di tutto quello dei trasporti.






Viaggio in Italia dell’Antropocene – La geografia visionaria del nostro futuro di Telmo Pievani e Mauro Varotto

Viaggio in Italia dell’Antropocene – La geografia visionaria del nostro futuro di Telmo Pievani e Mauro Varotto
Abbiano visto gli effetti del periodo dell’Antropocene sul pianeta Terrae ora in particolare possiamo osservarli con Telmo Pievani e Mauro Varotto su l’Italia. Grazie al libro: ‘Viaggio in Italia dell’Antropocene – La geografia visionaria del nostro futuro’ conosciamo gli effetti devastanti dell’impatto dell’uomo sulla Natura in una porzione specifica della geografia: l’Italia.
Con Telmo Pievani, filosofo ed evoluzionista, e il geografo Mauro Varotto possiamo immaginare come si trasformerà l’Italia proiettandoci, in maniera distopica, nell’anno 2786; 1000 anni dopo il viaggio in Italia di Goethe.

Nell’introduzione si ricorda che: “L’idea di questo libro ha origine da una mappa realizzata nel 1940 dal geografo Bruno Castiglioni per i tipi del Touring Club Italiano, oggi esposta nella Sala dedicata al Clima del Museo di Geografia dell’Università di Padova, primo museo geografico universitario in Italia, inaugurato nel 2019. Quella mappa rappresenta due Italie molto diverse: un’esile silhouette peninsulare nella fase finale del Pliocene, risalente a 2,5 milioni di anni fa, quando la Pianura Padana ancora non esisteva e al suo posto si trovavano le calde acque tropicali del golfo pliocenico padano, e una più tozza conformazione corrispondente alla fase fredda dell’ultimo massimo glaciale, intorno a 20.000 anni fa, quando la costa adriatica si chiudeva all’altezza di Ancona.”. A questo Museo di Geografia dell’Università di Padova è stato deciso di donare i proventi ricavati dalla vendita del libro.

Divisa in 10 sezioni viene raffigurata una mappa d’Italia del futuro, il libro è anche una occasione er gustare quello che attualmente le bellezze del paesaggio ci riserva.
Così Venezia non esiste più e spiagge tropicali dell’Adriatico diventavano una meta per gli oligarchi russi. La nuova Venezia ora è Verona che con i suoi abitanti era riuscita a sopraelevare tutti i suoi tesori compresa l’Arena, San Zeno e Castelvecchio. Poi tra Adige e Garda le lagune si diffondevano. Anche Firenze si può dire che sia una nuova Venezia e la sua laguna e un arcipelago che corre verso il Tirreno.
Un’altra cosa che succede è che i nuovi migranti non saranno più gli africani in fuga dalla miseria e dalle crisi climatiche, ma siamo noi alla ricerca di accoglienza e salvezza. L’Italia a bagnomaria si presentava molto diversa e Sardegna con la Corsica erano un’isola unica; mentre la Toscana con il suo Appennino risultava un arcipelago di innumerevoli isole… insomma si dice chiaramente che ‘Numerose città si troverebbero sotto almeno 40 o 50 metri d’acqua: nel nordest Venezia, Trieste, Padova, Treviso e Pordenone; nell’area romagnola Ferrara, Rimini e Ravenna; in Liguria ovviamente tutti i capoluoghi di provincia sulla costa; in Toscana finirebbero sommerse non solo Pisa e Livorno, ma anche Lucca e Grosseto; nel Lazio non solo Latina, ma anche Roma, città (ex) eterna; lungo la costa adriatica la stessa sorte toccherebbe ad Ancona, Pesaro e Pescara; in Puglia scomparirebbero Bari, Barletta, Brindisi e Taranto, in Campania Napoli e Salerno, in Calabria Crotone e Reggio; in Sicilia Messina, Catania, Palermo, Siracusa e Trapani; in Sardegna il capoluogo Cagliari.”.
Non a caso il libro racconta del viaggio, un Grand Tour, fatto a bordo del battello Palmanova da Milordo. L’Italia era diventata un luogo di studio in Europa per il cambiamento climatico. A causa dell’innalzamento del mare tutto era cambiato.
E i ghiacciai? ‘Molti scienziati, come altrettante Cassandre inascoltate, lo avevano detto che i ghiacciai erano come i canarini del minatore che avvertono per primi la mancanza di ossigeno nelle gallerie. Era stato tutto inutile e in quel momento Milordo guardava le vette calve del Gran Paradiso, del monte Bianco, del Cervino e del monte Rosa, le sommità pietrose spoglie, gli enormi ghiaioni, i massi erranti, i bacini vuoti dove un tempo c’erano i laghi glaciali, i torrenti in secca, e poco sotto le praterie gialle, i versanti sferzati dal vento, le frane e gli smottamenti.’.

E la nostra Liguria? Ecco che era diventata le Cento Terre grazie ai suoi nuovi fiordi. Con i fiordi in aumento in altre parti d’Italia pare di essere in una nuova Norvegia.
Il viaggio di Milordo è una scoperta continua di nuovi paesaggi e il nostro Sud gli offre scenari fantastici. Dall’isola di Vesuvia, ovvero il Vesuvio e l’Apullia con la Trinacria sono luoghi africani.
Per concludere: ‘Nonostante la sua geografia apocalittica, questo libro semiserio è improntato all’ottimismo e intende stimolare all’azione, che per essere efficace dovrebbe coinvolgere tutte le scale, da quella politica a quella planetaria a quella dei comportamenti del singolo individuo.’.

In ultimo, prima della bibliografia, il libro fornisce dieci regole d’oro per mitigare il nostro impatto sul clima, a partire dall’attività più basilare della nostra vita ossia l’alimentazione.

“1) Ridurre il consumo di carne e derivati a massimo una o due porzioni a settimana, preferendo pesce di stagione, legumi, frutta secca e proteine di origine vegetale; quando necessario, prediligere carne, latte e uova provenienti da allevamenti non intensivi, biologici e all’aperto.
2) Scegliere frutta e verdura di stagione, privilegiando le coltivazioni biologiche: produzioni fresche stagionali consentono di risparmiare energia sia nella fase di produzione, sia nel mantenimento della catena del freddo, sia nell’utilizzo di pesticidi e fitofarmaci.
3) Preferire l’acquisto di prodotti locali che non devono subire lunghi trasporti con mezzi inquinanti: evitare il più possibile frutti esotici come avocado, banana, ananas; ridurre le intermediazioni fino a fare acquisti direttamente dal produttore, per evitare passaggi di mano che spesso significano trasporti e rincari del prodotto.
4) Privilegiare i prodotti sfusi che non consumano imballaggi, come i distributori automatici di latte; acquistare confezioni formato famiglia rispetto a quelle monodose, per ridurre l’impiego di plastica per quantità di cibo consumato.
5) Fare acquisti di gruppo (in famiglia o in condominio) per ridurre i consumi di energia nei trasporti per fare la spesa.
6) Evitare cibi eccessivamente processati, poveri di nutrienti e ricchi di conservanti, le cui fasi di lavorazione”“
7) Riutilizzare le borse per la spesa o servirsi di quelle realizzate con materiali biodegradabili e di tela, evitando quelle in plastica.
8) Ottimizzare l’energia consumata nella preparazione e conservazione dei cibi con pentole, elettrodomestici e frigoriferi a basso impatto.
9) Ridurre gli sprechi, ottimizzare gli acquisti e riscoprire la cucina degli avanzi, evitando che finiscano tra i rifiuti: circa un terzo degli sprechi alimentari nei Paesi occidentali ha origine nella pattumiera di casa.”
10) Praticare la raccolta differenziata, per consentire il recupero di energia dai rifiuti prodotti, favorendo il più possibile modelli di economia circolare.

Il libro è edito da Aboca S.p.A -Società Agricola Sansepolcro (AR) ed è uscito nell’aprile 2021.

Intervento di Angelo Spanò -coportavoce di Europa Verde Genova- sulla pulizia degli alvei dei torrenti genovesi

Genova. “Chiediamo, prima che sia troppo tardi, l’immediata pulizia degli alvei, ricordo ai nostri amministratori che prevenire è meglio che curare”. Lo scrive in una nota Angelo Spanò, co-portavoce metropolitano di Europa Verde, contestando “la leggenda metropolitana che da anni circola sulla bocca di ignari cittadini” per cui sarebbero i verdi a opporsi al taglio della vegetazione infestante.
“L’unica accortezza che riteniamo utile sarebbe quella di lasciare delle isole dove potrebbero trovare spazio i volatili – continua Spanò -. Siamo fortemente contrari al dragaggi dei torrenti, poiché la manutenzione dei fiumi e la prevenzione del rischio idraulico non si fa estraendo ghiaia dai loro alvei. Riteniamo altresì necessario, la pulizia dei fiumi da alberi, arbusti e quanto altro possa ostruire o ridurre la sezione fluviale, come le grosse quantità di legname che si trovano lungo i torrenti e i rivi, che possono essere trascinate dalla corrente a valle con effetti disastrosi”.
Spanò documenta la situazione del rio Ruscarolo a Sestri Ponente (nella foto di copertina): “Troppi torrenti e rivi della nostra città sono in uno stato pietoso: vegetazione e arbusti presenti nel letto, possibile che le inondazioni del passato non facciano riflettere i nostri amministratori”.
“Da un po’ di anni si da la precedenza a delle frivolezze, come gli scivoli, ombrellini, le costose bandiere con la croce di San Giorgio e in alcuni tratti le piste ciclabili. Mi rivolgo al presidente Toti e al sindaco Bucci, ricordando loro la locuzione latina: Vigilantibus non dormientibus iura succurrunt“, conclude Spanò.

Antropocene- Una nuova epoca per la Terra, una sfida per l’umanità

E’ stato ad un convegno a Cuernavaca in Messico, nel febbraio del 2000, di un gruppo di scienziati che si usò la parola ‘Antropocene’. Fu Paul Crutzen, premio Nobel per la chimica, che usò quel termine che stava ad indicare una fase storica in cui l’uomo è in grado di modificare gli equilibri climatici, geologici, biologici e chimici del sistema. Il termine ‘Antropocene’ in verità si usava dal 1980 ad opera di un biologo Eugene Stoermer. Poi mai come ora si è evidenziato l’impatto umano sulla Terra. Per questo il concetto di ‘Antropocene’ è inserito oggi nella cronologia geologica della Terra: un modo per rimarcare l’influenza che ha avuto la comparsa degli ominini nel regno animale. A raccontarci tutto è il libro di Emilio Padoa-Schioppa, ‘Antropocene – Una nuova epoca per la Terra, una sfida per l’umanità’.

L’impasto chimico che ha dato origine alla vita, ha portato alla nascita dell’Homo Sapiens che con l’espansione nei continenti ha iniziato a lasciare un impronta chiara sulla Terra.
Ma quando effettivamente è nata questa era geologica che chiamiamo ‘Antropocene’? Si paventa quando l’Homo Sapiens esce dall’Africa e spazza via tutte le altre specie del proprio genere; quando l’umanità impara a domesticare piante e animali e diventa agricoltore; quando viene scoperta l’America e l’Europa inizia a rimescolare le coltivazioni…ed ecco la rivoluzione industriale con la grande transizione energetica con carbone petrolio e metano. Quando? Di recente c’è la nostra epoca che inizia a metà del XX secolo, dopo la seconda guerra mondiale quando cresce il livello demografico arrivando a 7 miliardi di persone e aumentano anche i livelli socio economici. Questo è forse l’inizio vero dell’Antropocene.

Altre domande diventano sempre più attuali e drammatiche: come sfamare un’umanità in crescita senza impattare ulteriormente sull’ambiente? Chi può decidere di cambiare rotta e indicare come salvare la Terra? L’Antropocene ci dice che l’occasione di salvare il pianeta è solo nostra. E’ solo nostra la responsabilità.
La linea guida per una nuova rotta potrebbero essere sostenibilità e tecnologia.
Per quanto riguarda le decisioni globali da prendere e che siano vincolanti per tutti ci sarebbero l’Unione Europea e l’ONU; queste con limitazioni ed errori potrebbero insegnare…nello stesso tempo però Ong e istituzioni locali hanno un ruolo fondamentale nel portare avanti progetti pratici con buone possibilità di successo.
Non conosciamo di preciso quello che è successo nelle varie ere geologiche; la stessa scomparsa di molte specie resta un mistero, sappiamo di certo che la legge di Darwin resta un solido argomento, valutato in oltre un secolo e mezzo di osservazioni scientifiche, per conoscere l’evoluzione delle specie. Questa legge ci insegna che i caposaldi darwiniani sono: il fatto dell’evoluzione; la discendenza di tutte le specie da un antenato comune; un’evoluzione graduale; la moltiplicazione delle specie nel tempo; la selezione naturale come meccanismo che possa spiegare l’evoluzione.

L’autore del libro spiega che ci sono tre fattori che evidenziano l’impatto dell’uomo sulla Terra questi sono:1-quanti siamo 2- quali tecnologie usiamo 3- come usiamo le tecnologie. A questo proposito Padoa-Schioppa ricorda una equazione dell’ecologo Paul Eehrlich: I=PxAxT dove I è l’Impatto; P è la Popolazione A è l’Affluenza (l’uso delle risorse) e T è la Tecnologia. Questo modello chiamato IPAT ci aiuta a trovare le soluzioni e diventerà il fil rouge che accompagnerà la stesura del libro.

Attualmente sappiamo che molte specie estinte sono dovute all’Uomo e alle sue attività.
Io ho trovato esemplare i dati forniti in questo passaggio del libro: ‘La portata delle trasformazioni antropiche del mondo biologico è evidente anche osservando i vincitori: piante e animali domestici, la cui biomassa supera ormai di alcuni ordini di grandezza quella delle specie selvatiche. Ad esempio, il pollame domestico rappresenta il 70% della biomassa di tutti gli uccelli terrestri; e nella stima di tutti i mammiferi terrestri i bovini e i suini domestici sono il 60%, gli uomini sono il 36% e i mammiferi selvatici terrestri sono solo il 4%.
L’umanità è una forza biologica, ha il potere di portare le altre specie all’estinzione, e oggi non abbiamo più scuse: ne dobbiamo essere consapevoli e dobbiamo imparare a fare i conti con la responsabilità che questa situazione comporta. La tutela e la conservazione della biodiversità è oggi uno dei principali campi in cui è necessario impegnarsi.
‘.

Il libro, dopo avere analizzato i vari problemi chimico biologici, si sofferma sui negazionisti che su basi antiscientifiche e per interessi economici negano i disastri ambientali procurati dall’uomo, per concludere sulle possibili soluzioni ambientali. Per Emilio Padoa- Schioppa queste vertono su quattro parole chiave: sostenibilità, mitigazione, compensazione e adattamento.
In genere sono tre i pilastri su cui si ritiene debba reggersi la sostenibilità: il pilastro economico, quello sociale e quello ambientale.
Dunque, tutti i problemi ambientali che abbiamo visto caratterizzanti l’Antropocene possono e devono essere affrontati in una prospettiva di sostenibilità.
Mitigazione significa fare tutto quello che possiamo per ridurre il nostro impatto sulla biosfera. Abbiamo ad esempio tecnologie e conoscenze per passare a un’economia decarbonizzata e indipendente dall’uso di combustibili fossili. Una notizia di questi giorni è la cassazione di produzione di auto a diesel e benzina in Europa entro il 2035.
Compensazione significa che quando – inevitabilmente – facciamo qualcosa che ha un impatto negativo abbiamo anche la possibilità di compensarlo.
Infine, l’ultima parola importante è Adattamento. Potremo mitigare e diminuire il nostro impatto, potremo compensare alcuni degli impatti ma comunque dovremo adattarci ad alcuni cambiamenti. In chiusura una interessante bibliografia per conoscere più a fondo il problema.
‘Antropocene – Una nuova epoca per la Terra, una sfida per l’umanità’, è un libro che aiuta a conoscere l’evoluzione del pianeta Terra con l’interazione umana: una possibilità e una sfida da non perdere.

5 giugno 2022 Giornata Mondiale dell’Ambiente

Sono passati 50 anni da quando l’ONU proclamò il 5 giugno 1972 la giornata mondiale dell’Ambiente. Ed è stata celebrata per la prima volta nel 1974 con lo slogan Only One Earth. Già, Una Sola Terra. Solo quella abbiamo e bisogna preservarla.
Tutto ebbe inizio molto prima, addirittura nel 1962 con il libro manifesto ambientalista ‘Primavera silenziosa’, della biologa statunitense Rachel Carson. In seguito un pacifista John McConnell propose di associare alla giornata della Terra il concetto di Pace. Oggi vediamo come senza pace tutti i problemi ambientali della Terra vengono aggravati.
Fu grazie agli ecologisti e a studiosi illuminati che i problemi ambientali iniziarono a diventare di dominio pubblico; fu resa la necessità di fermare l’inquinamento di aria, acqua, suolo e la distruzione degli ecosistemi con la scomparsa di migliaia di piante e specie animali. Insieme fu indicata la soluzione del passaggio alle energie sostenibili.
La battaglia non si ferma e quest’anno la Giornata Mondiale dell’Ambiente ha per tema ‘Go Wild for Life‘, ovvero il ‘Va il Selvaggio per la Vita’; prestare l’attenzione sul commercio illegale degli animali selvatici. L’uccisione e il traffico delle specie in via di estinzione non solo minacciano la biodiversità ma danneggiano altresì l’economia, favoriscono il crimine organizzato e incrementano la corruzione.
Con la celebrazione della Giornata Mondiale dell’Ambiente c’è il richiamo dell’ONU a salvare la biodiversità.
Speriamo che in questo periodo di dibattito politico per le elezioni amministrative e i referendum non si perda di vista il tema fondamentale a cui tutti siamo legati volenti o nolenti: quello ambientale, quello che farà vivere le generazioni future. Il 5 giugno serve anche a quello.
Serve una coscienza che si sviluppi soprattutto a livello locale e per questo tutte le scelte politiche anche quelle che riguardano una singola regione, città o paese sono importanti…con quelle poi si arriva alla celebrazione mondiale.

Terrafutura di Papa Francesco e Carlo Petrini

Terrafutura- Dialoghi con Papa Francesco sullìecologia integrale‘ Un libro edito da Slow Food nel 2020 che testimonia l’incontro tra due personaggi al cui centro c’è la riflessione su una ecologia integrale; una ecologia che prevede una armonia con se stessi, la comunità e la natura.
I due personaggi li conosciamo bene:
Carlo Petrini: fondatore di Slow Food e ideatore della rete internazionale di Terra Madre nonché agnostico ed ex comunista, aveva scritto la “Guida alla lettura della Laudato si'” pubblicata dalle Edizioni San Paolo.
Papa Francesco: gesuita è colui che ha riportato l’essenza del vangelo nella Chiesa mettendo al centro la povertà e la diseguaglianza economica. Una Chiesa degli ultimi; una fede nei valori di San Francesco d’Assisi: l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato.

Carlo Petrini, piemontese come i nonni di Mario Bergoglio, e il Papa Francesco si parlano la prima volta per telefono nel 2013. Decidono di incontrarsi e sull’onda di una proposta nata dall’enciclica ‘Laudato si‘, i due: un Papa e un ex comunista, un italiano e un argentino, un gastronomo e un teologo si incontrano finalmente nel 2018; seguiranno quello del 2019 e ancora quello durante la pandemia del Covid19. Tre incontri che possono essere riportati come un unico dialogo. Un dialogo importante che fa dello stesso dialogo l’elemento di forza e fondamento per trovare condivisioni e soluzioni utili all’umanità.
Quindi tutto nasce dall’Enciclica ‘Laudato si‘ che è un testo fondamentale e di una portata spirituale mondiale. Tutto viene riportato alla visione di Francesco d’Assisi con il tema del problema ambientale.
Papa Francesco nel dialogo con Carlo Petrini ad un certo punto dice: l’enciclica ‘Laudato si’ non è un testo ambientalista…è piuttosto un’enciclica sociale. Se si parla di ecologia, infatti, dobbiamo partire dal presupposto che noi siamo i primi a far parte dell’ecologia. Sembra ovvio ma non è affatto così. Lei sa qual è la principale spesa delle famiglie a livello mondiale, dopo cibo e vestiario? E’ la cosmesi! Mettendoci dentro anche la chirurgia estetica è la terza voce di spesa al mondo. Ecco allora che in questo contesto è difficile parlare di un nuovo approccio ecologico e di una nuova armonia con l’ambiente.
Un altro tema importante c’è nel dialogo del 2019 e riguarda il sinodo Panamazzonico dei Vescovi: un grande tema di dialogo su temi che dovrebbero essere all’ordine del giorno e all’attenzione di oggi come Ambiente, biodiversità, inculturazione, rapporti sociali, migrazioni, equità e uguaglianza. Carlo Petrini ringrazia il Papa Francesco per questa iniziativa e conferma che grazie a ‘Laudato si’ avviene una integrazioni tra laici e credenti che è un enorme modello di convivenza.
Sui giovani poi interviene Papa Francesco e dice: ‘Certamente! Qualcuno dice che Greta Thunberg è spinta da altri, che è manipolata. Io non lo so e in ogni caso mi interessa relativamente. Se la sua azione e il suo attivismo consentono a milioni di giovani in tutto il mondo di mobilitarsi, di prendere parte, non c’è che da gioire e da essere ottimisti. Mi interessa la reazione dei ragazzi: oltre che il futuro, loro devono prendersi il presente‘.
Il libro è un tesoro di molte sagge ragioni utili ad affrontare i problemi più complessi.
Parlando di cibo, convivialità, di bagna cauda, tajarin e tradizioni e migranti, si affrontano con leggerezza e profondità. Come la celebrazione del film Il pranzo di Babette: un inno all’amore e alla gioia.
L’ultimo incontro tra Carlo Petrini e Papa Francesco è del luglio del 2020 in piena pandemia. L’incontro avviene dopo il Sinodo Panamazzonico e Carlo Petrini ne parla entusiasta; ma poi si verte sull’economia e saltato per il virus l’evento su l’economia di Francesco ad Assisi, Papa Francesco dice: ‘Oggi l’umanità è calpestata da questo virus e dai tanti virus che noi abbiamo fatto crescere. Questi virus ingiusti: un’economia di mercato selvaggia, un’ingiustizia sociale violenta. Abbiamo bisogno di una politica che dica mai a un’economia selvaggia di mercato, mai alla mistica delle finanze a cui non ci si può aggrappare perché sono aria. Un nuovo modo di intendere l’economia, un nuovo protagonismo dei popoli. Mai ai populismi, che siano essi politici, culturali o religiosi. Sì ai popolarismi, dove i popoli crescono, si esprimono ognuno con le caratteristiche proprie e in comunità. Mai al settarismo religioso.‘.
Un discorso sempre più attuale e che si lega all’ambiente in modo concreto.
Conclude il libro l’esortazione apostolica ‘Querida Amazonia e quella sulle comunità ‘Laudato si’ con un pensiero sul concetto di comunità.
Qui Papa Francesco ricorda che: ‘Non ci sarà una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo. Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia‘.
Un libro da leggere.