Cambiare paradigma di crescita. L’occasione è storica

Questa guerra in Ucraina mette in risalto quanto sia fragile la nostra politica energetica; quanto risulti necessario attivare il principio dell’energia rinnovabile: quella che ci permette di prendere quello che la Natura può darci e gestirla sapientemente per avere ciò di cui abbiamo bisogno. Oggi siamo abituati ad un sistema dove l’imperativo è crescere; lo sviluppo ad ogni costo, il consumo soprattutto, anche se in termini di risorse il pianeta Terra non ce lo consente. E’ un sistema voracemente energivoro.
Con la situazione attuale siamo ad un bivio: o il crollo della civiltà così come la conosciamo o, con la guerra in corso, il ritorno al medioevo. La leadership politica di cui avremmo bisogno si è rivelata fallimentare: eppure servirebbe per raggiungere gli obiettivi di giustizia sociale ed eguaglianza come quelli ambientali, che l’impresa privata e il neoliberismo non sono in grado di garantirci…il mondo politico europeo e internazionale si è sempre più impegnato a comprare armi e a non affrontare in modo risoluto l’emissione di CO2 e la riconversione ecologica. La stessa COP 26 di Glasgow ha o aveva come obiettivi:
Azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5°C.
Ad ogni Paese si chiedeva di presentare obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni entro il 2030. Per raggiungere questi obiettivi ambiziosi, ciascun Paese doveva: accelerare il processo di fuoriuscita dal carbone; ridurre la deforestazione; accelerare la transizione verso i veicoli elettrici; incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili.
Così oggi è evidente la necessità di cambiare; cambiare sistema di approccio ai vari problemi. Per primo la guerra che non deve mai essere un atto per risolvere le controversie internazionali. La guerra è morte e rovina e si abbatte sempre sulle persone innocenti. Per secondo garantire una energia pulita e rinnovabile; questo era prevedibile malgrado gli addetti ai lavori dicessero che le energie rinnovabili essendo intrinsecamente aleatorie metterebbero a rischio la stabilità energetica del Paese. La verità è che i combustibili fossili petrolio, carbone, ecc. si siano rivelati molto più insicuri e fallimentari: chi non ricorda la crisi petrolifera degli anni ’70? Quella crisi portò a guerre, invasioni e sistemi estrattivi sempre più dannosi.
Quindi azzerare gli sprechi, consumare meno e limitare la crescita ad ogni costo sono le basi per un cambiamento che salvi il pianeta e ridia speranza all’umanità.

Giornata Internazionale della Donna un po’ più Verde

Perchè la mimosa è il fiore che si regala l’8 marzo in occasione della festa della donna?
Si chiama festa ma in realtà l’8 marzo si celebra la giornata Internazionale della Donna: una data per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne di tutto il mondo, ma anche le discriminazioni e le violenze di cui sono state e sono vittime. Infatti questa data è stata scelta poiché l’8 marzo del 1908 un incendio divampato nella fabbrica Cottons di New York persero la vita ben 123 operaie donne e 22 operai maschi.
La prima donna che fondò la Giornata Internazionale della Donna fu Clara Zetkin nel 1910.
Clara Zetkin, attivista comunista e sostenitrice dei diritti delle donne, suggerì la creazione di una giornata internazionale. Nel 1910 presentò la sua idea a una Conferenza internazionale delle donne lavoratrici a Copenaghen e le 100 donne presenti – provenienti da 17 paesi- accettarono all’unanimità.
La “Giornata internazionale della donna”, nota anche come IWD in breve, è nata dal movimento operaio per diventare un evento annuale riconosciuto dalle Nazioni Unite.
l’8 marzo del 1946, a guerra terminata, fu la prima data della giornata della Donna stabilita in Italia anche con il primo statuto internazionale dell’ONU del 1945, dove si affermava il principio di uguaglianza tra i generi; le tre esponenti politiche Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei elessero la mimosa a simbolo di tutte le donne per celebrare questa giornata.
Da quel momento la mimosa e la sua simbologia continuò ad animare il movimento femminista.
La mimosa fu scelta anche come fiore per la sua fioritura che si ha proprio nel periodo di inizio marzo. Per questo le piante vengono prese d’assalto e spesso se ne mina la sua esistenza con rami strappati. Bisognerebbe prestare cura e trovare qualche altro sistema per la ricorrenza: trovare delle alternative, magari regalare delle piantine.
Ci sono molte specie di piante, che poi sono un ottimo modo per avere aria pulita in casa. Sì, le piante non possono mancare dalle nostre case; tra sempreverdi, piante fiorite, piante grasse e cactus si possono trovare vari modi per fare un regalo originale dai molti benefici. Poi la stessa mimosa si può regalare in forma di pianta. Ottima idea per una Giornata della Donna un po’ più Verde.






Articolo su La Repubblica del 5 marzo 2022

trasporti
I Verdi Fontanabuona subito il tunnel
I Verdi a favore del Tunnel della Val Fontanabuona. Possibilmente con una serie dì proposte aggiuntive, dal si a un parcheggio di interscambio nel tratto terminale al no al suo collegamento con il progetto della Gronda di Ponente. «Da più di quattro lustri i partiti che governano il paese, la Regione e i comuni interessali al progetto, a parole sono per dare il via libera — spiegano in una nota Angelo Sparlò co —portavoce metropolitano di Europa Verde — Verdi e Pierluigi Biagioni Europa Verde — Verdi area Tigullio — Ci chiediamo però una cosa: arriveremo mai ad assistere alla sua inaugurazione, oppure sarà ancora una volta tramandato ai posteri? Fatti, e noni soliti bla blabla». Per Spanò e Biagioni il progetto ideale su cui puntare, a patto che non resti “un sogno utopistico”, «sarebbe quello di vedere collegate, la Val Fontanabuona, l’alta Vai Bisagno e la Valle Scrivia con una linea a scartamento ridotto come quella della Ferrovia Genova Casella. Vale la pena di ricordare che dando il via libera a questo progetto ci sarebbero dei benefici per le aziende che operano in questa stupenda valle, anche perché non bisogna dimenticarci che quello dalla Val Fontanabuona è uno dei cinque poli manifatturieri della Liguria, non servito, però, da un’infrastruttura adeguata, senza contare che quest’opera potrebbe fare tornare ai fasti di una volta, l’Expo della valle». (mas.m.)

Lasciatecelo dire…

Sì, lo sappiamo, non è elegante e neanche simpatico, ma questa volta lasciatecelo fare . Lasciateci pronunciare la classica frase dei saccenti: Ve lo avevamo detto!

Di fronte al terribile pasticcio che la direttiva Bolkenstein ( QUI la migliore spiegazione di sempre) ha prodotto in questi anni non possiamo che tornare col ricordo a moltissimo tempo fa, quando questa normativa fu varata dalla Unione europea . Noi Verdi della Liguria eravamo, e siamo tuttora, particolarmente sensibili alla questione dei litorali perché i Liguri hanno acqua di mare nel sangue e in qualsiasi luogo si trovino cercano di capire da che parte sia il mare perché, per stare bene, devono vederne almeno uno scorcio. Eppure hanno difficoltà a raggiungerlo fisicamente perché una barriera invalicabile di stabilimenti balneari li separa ogni estate dal loro mare. Gli accessi liberi al mare si sono diradati fino a diventare praticamente inesistenti, il litorale è diventato così virtualmente privato ed i suoi gestori, a fronte del pagamento di canoni ridicolmente bassi, dispongono di un bene pubblico in modo esclusivo, per moltissimi anni, tramandandoselo per generazioni. Nel frattempo, molti anni fa, l’Unione Europea ha imposto che sui litorali sia concesso l’accesso al mare e che le concessioni sull’uso dell’arenile demaniale siano assegnate periodicamente con gare pubbliche ottenendo, per lo Stato, il pagamento di canoni appropriati alla redditività degli arenili come bene pubblico. Noi abbiamo accolto con favore queste indicazioni anche perché il sottoporre le concessioni demaniali ad una periodica riassegnazione aiuta il rispetto dei vincoli ambientali troppo spesso violati con un uso intensivo del cemento che, ricordiamolo, è vietato sugli arenili che non possono essere modificati in modo permanente.

Nessuno infatti contesta la liceità ed il ruolo economico dell’attività balneare, ma questa deve essere regolamentata secondo criteri democratici perché le coste sono di tutti i cittadini e non possono diventare il feudo di pochi. Del resto va anche tutelato chi ha investito nelle strutture (ma non cementificato!), anche se, negli ultimi anni, consci del rischio reale della scadenza della concessione, molti lo hanno fatto scommettendo consapevolmente sull’appoggio politico di quelle forze che sono sempre disposte a sacrificare i criteri di giustizia e democrazia per ottenere il consenso e tutelano i miopi interessi di gruppi sociali che, per evitare la fatica del cambiamento, si votano alla rovina. La Lega in primo luogo, ma anche molti altri, si sono comportati come quei genitori che, non volendo mai dire di no ai figli temendo di perderne l’affetto, li condannano . Ma ora è il diluvio. La direttiva va in vigore e ci rimettono tutti drammaticamente.

E allora mi ricordo di quando, in una estate di molti anni fa, con un paio di compagni di sventura ci aggiravamo in agosto sulla passeggiata di Albissola Marina, distribuendo volantini che spiegavano perché si sarebbe dovuto incominciare ad modificare il modo di gestire le spiagge, senza neppure immaginare il disastro a cui saremmo arrivati, e molti ci guardavano come folli chiedendo: “Cos’è, sta direttiva Frankenstein??”

L’innalzamento della temperatura globale

La crisi climatica è iniziata con le azioni umane addirittura oltre un secolo fa. Con la rivoluzione industriale nel 1850 c’è stata un’emissione di gas serra sempre più persistente che ha portato ad un innalzamento del clima stimato in 1.1 gradi centigradi.
Se non interveniamo -come in accordo con il trattato internazionale di Parigi -arriveremo presto a superare il limite di 1,5 gradi. Comunque anche se riuscissimo a contenere il riscaldamento globale avremmo sempre uno sconvolgimento delle stagioni e le anomalie climatiche riscontrate in questi ultimi anni.
Il cambiamento climatico ha già un effetto significativo su piogge, vento, neve, scioglimento dei ghiacci e successivo aumento del livello del mare. L’emergenza attuale è il contenimento se non la cessazionbe dell’emissione del CO2. Comunque non bisogna disperare poiché la strada per diminuire e contenere il CO2 è stata intrapresa e bisognerà perseguirla costantemente.
Nel frattempo la conferenza COP di Glasgow dello scorso anno ha ribadito che si rispetti l’obiettivo, fissato a Parigi, di limitare il riscaldamento globale di 1,5 gradi entro il 2100 rispetto ai livelli preindustriali. All’ultimo minuto l’India è però riuscita, con l’aiuto della Cina, a introdurre una modifica per ammorbidire il riferimento alla fine del carbone.
C’è da pensare che anche l’attuale insensata guerra dichiarata dalla Russia all’Ucraina porterà senz’altro ad un rilascio di CO2 significativo nell’ambiente. La pace subito è la parola d’ordine per salvare soprattutto vite umane e ambiente. Il partito Europa Verde-Verdi è in prima linea per chiedere ciò.
Oggi tutti i partiti hanno -come dice l’amico Luigi Fasce- uno ‘sbaffo’ verde; una componente che guarda all’ambiente con un sapore che sa essere solo una presenza superficiale. Al momento solo il partito Europa Verde-Verdi ha nel suo DNA, nella sua politica il principale e unico tema ambientale.
Noi come partito Europa Verde-Verdi abbiamo anche una funzione di vigilanza politica che andrebbe rafforzata coinvolgendo sempre di più i cittadine ad aderire alla sua battaglia ambientale che è diventata vitale.
Per la città di Genova Europa Verde propone un Piano del verde attraverso un regolamento del verde pubblico e privato con adozioni e sponsorizzazioni del verde.
Dal volantino distribuito in questi giorni si afferma: ‘Un’area boscata migliora la qualità della città e dà un contributo fondamentale per ridurre l’effetto “isola di calore” dovuto a superfici urbane impermeabili come asfalto, strade, palazzi, aree industriali. Il verde, sia pubblico che privato, combatte l’inquinamento dell’aria da Polveri PM10 e PM2,5 causato da traffico autoveicolare e impianti di riscaldamento domestico‘.








WATERFRONT DI GENOVA: ALLARME SALUTE

WATERFRONT: ALLARME SALUTE
Europa Verde: massima allerta per evitare danni alla salute dei cittadini
Profonda preoccupazione suscita la notizia di stampa relativa al riscontro da parte di ARPAL di altissime percentuali di rifiuti petroliferi derivanti dagli scavi per realizzare il Waterfront effettuati attualmente nella zona di Piazzale Kennedy e davanti a Corso Aurelio Saffi. La quantità sembra essere enorme: si parla di 50mila metri cubi di terre inquinate.
Chiediamo l’applicazione rigorosa delle indicazioni previste dal Codice dell’Ambiente (Decreto legislativo 152 del 2006), con particolare riferimento alla Parte IV “Rifiuti e bonifica dei siti inquinati”: l’art. 184 distingue tra rifiuti urbani e rifiuti speciali. Questi ultimi sono suddivisi in rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Ovviamente una corretta classificazione richiede l’analisi accurata della composizione, che non può essere eseguita con un numero limitato di campioni in quanto la composizione potrebbe variare all’interno di questa vera e propria montagna di terre e materiali di risulta. L’art. 186 “Terre e rocce da scavo” poi ricorda che assolutamente è obbligatorio rispettare un elevato livello di tutela ambientale.
L’aria di Genova è già molto ammalata: polveri e ossidi di azoto sono i principali inquinanti. Genova è sotto Procedura di infrazione con riferimento ai superi dell’inquinante Ossidi di Azoto (NOx) ( Direttiva europea 2008/50/CE) Come si vede nel provvedimento della Regione Liguria del 9 novembre 2018 “Misure urgenti per la riduzione della concentrazione degli inquinanti nell’aria ambiente in Regione Liguria” responsabile del procedimento Maria Teresa Zannetti del Dipartimento del Territorio (responsabile Cecilia Brescianini).
Come già segnalato dai cittadini di Carignano e della Foce, oggi i problemi più grossi sono l’inquinamento da rumore (nervosismo, insonnia, problemi psicologici, difficoltà di attenzione, specie nei bambini) e da Polveri sottili (malattie respiratorie, cardiocircolatorie, tumori,ecc.): contro queste ultime la cosa più semplice è al momento una abbondante irrorazione dei materiali.
Ma il ritrovamento di idrocarburi nel materiale fa temere per l’immediato futuro problemi da Benzene (leucemogeno) e prodotti organici policiclici (tumori). Per questo trasporto e smaltimento dovranno avvenire nel massimo rispetto sia dell’ambiente sia della salute, che poi sono le due facce della stessa medaglia.
Bisognerà poi verificare se esista la presenza di inquinanti particolari: ad esempio le rocce amiantifere presenti in molti dei monti liguri e materiali contenenti asbesto (o amianto) sono stati usati molto spesso nei decenni passati proprio per riempimenti portuali.
Ma non dobbiamo dimenticare il grave pericolo che la parte inquinata del materiale finisca in mare, con compromissione dell’habitat marino e danni alla salute di animali e piante che vivono nel mare.
Europa Verde è e sarà a fianco dei cittadini genovesi che lottano per l’ambiente e per tutelare la salute loro e dei loro bambini,
Gianfranco Porcile
Presidente di Europa Verde – Verdi di Genova

La guerra produce morte e accelera la crisi ambientale

La guerra di Vladimir Putin crea un duro colpo anche alle politiche per l’ambiente. Si sa che la guerra è anche un grande serbatoio di emissioni nocive all’ambiente; ma poi diventa responsabile per un ritorno indietro degli obiettivi fissati per il cambiamento climatico: si riparla di carbone, di trivelle, di petrolio, di costi aumentati su tutta l’energia…e quella alternativa e sostenibile viene abbandonata. Questo sarebbe un motivo in più per dire no alla guerra.
In un articolo di Angelo Bonelli, del partito Europa Verde-Verdi, sul quotidiano Domani rimarca: ‘In tempi di guerra, ci dimentichiamo dello stato di salute del nostro pianeta e del collasso a cui stiamo andando incontro con il cambiamento climatico essendo il metano un gas climalterante a forte emissione di CO2.  Draghi in parlamento ha detto che potremmo riaprire le centrali a carbone. Eppure sarebbe possibile da subito costruire una politica energetica di pace, puntando sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica. Nei prossimi due anni potremmo dimezzare l’utilizzo del gas per la produzione di energia elettrica se puntassimo sulle rinnovabili e questo è stato confermato pochi giorni fa anche dall’amministratore delegato di Enel Francesco Starace‘. Quindi invece potremmo invece trovare in questa crisi una opportunità positiva.
I Verdi dunque saranno presenti nelle manifestazioni per dire NO ALLA GUERRA. Una follia in tutti i sensi.
Desta anche attenzione e preoccupazione la battaglia svolta attorno alla centrale nucleare dismessa di Chernobyl: questo resta un mistero anche se il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che è stato fatto l’attacco alla centrale e alla sua occupazione da parte delle forze russe per non provocare incidenti nucleari da parte dei nazionalisti ucraini. la realtà è che ci sono 15 reattori nucleari operativi in Ucraina e se i reattori si trovano nel mezzo di un conflitto o di una guerra, non possono essere semplicemente abbandonati. Questo impone di evitare con urgenza questa possibilità. Secondo gli esperti, “la guerra potrebbe portare ad un disastro simile o peggiore del crollo del reattore di Chernobyl del 1986.
Bisogna anche rimarcare che la Storia non insegna mai abbastanza e Putin -quello che si dice il nuovo zar- ha sbagliato i conti: la guerra contro l’Ucraina sarà lunga e alla fine dimostrerà ancora una volta l’inutilità e la follia della guerra. Le ultime guerre lo hanno dimostrato: dal Vietnam all’Afghanistan, le grandi potenze hanno dimostrato l’insensatezza delle medesime. I sentimenti patriottici alla fine prevarranno su un esercito agguerrito. Una lunga fase di logoramento farà ricredere sulla presunta sicurezza dei confini russi oggi vantata da Vladimir Putin.
Poi bisogna ricordare che la fase finale del collasso dell’Unione Sovietica ebbe luogo con il referendum in Ucraina del 1º dicembre 1991, in cui il 90% dei votanti optò per l’indipendenza. I leader delle tre repubbliche slave (Russia, Ucraina e Bielorussia) concordarono di incontrarsi per una discussione sulle possibili forme di relazione. Il giorno di Natale successivo con le dimissioni di Gorbacev da Presidente dell’Unione Sovietica venne conferito il potere al Presidente della Russia Boris Eltsin. Nello stesso momento fu ammainata la bandiera sovietica sopra il Cremlino e sostituita con il tricolore russo. Il Soviet supremo denominato URSS si dissolse formalmente il giorno seguente: 26 dicembre 1991. Oggi a distanza di 20 anni l’Ucraina viene invasa. Putin vuole iniziare una nuova storia che io penso lo porterà a rivedere il suo potere incontrastato.

Un principio fondamentale per la salvaguardia ambientale è: Zero Rifiuti.

C ‘è un principio di Zero Rifiuti, in inglese Zero Waste, che ha in Italia un insegnante di italiano, Rossano Ercolini, insignito per i suoi sforzi su questo tema del Goldman Enviromental Prize nel 2013, considerato il Nobel per l’ecologia. Il tema dei rifiuti e i rischi per l’ambiente che questi comportano anche con l’incenerimento degli stessi andrebbe messo sempre in primo piano.
Le città sono diventate sempre più produttrici di rifiuti e il problema di come affrontarlo non porta mai a soluzioni utili per l’ambiente. Lo spreco, l’usa e getta che ha fin qui rappresentato il progresso ci ha condotto al capolinea. Abbiamo imboccato una strada senza sbocco. Per questo occorre una rivoluzione ecologica. Per diffondere questo Rossano Ercolini ha scritto un libro: ‘Il Bivio- Manifesto per la rivoluzione ecologica’.
Durante l’epidemia, quando eravamo tutti chiusi nelle nostre case, e le macchine quasi non circolavano più, e molte fabbriche si sono dovute fermare, e abbiamo mangiato a casa, e non abbiamo gettato rifiuti per strada e nelle falde acquifere, il mondo quasi non assomigliava più a quello di prima. I fiumi, persino il Sarno, il più inquinato del Paese, sono tornati puliti, nei porti sono tornati i pesci, l’aria si è fatta più pulita anche nelle città più inquinate come Milano e nei grossi centri industriali, dappertutto si è respirata un’aria nuova. Ma adesso cosa succede? Per Ercolini non bisogna tornare a come eravamo prima. E’ ora di cambiare rotta. E’ ora di fare meno rifiuti.
La gestione dei rifiuti è un tema complesso, che ha tra i suoi capisaldi quello della raccolta differenziata. Uno strumento cruciale per ridurre sprechi e inquinamento, ma che in molte parti d’Italia viene utilizzato meno di quanto previsto per legge.
In Italia, i dati più recenti relativi al 2018, i rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata costituiscono il 58% del totale. Questo significa che siamo ancora lontani dall’obiettivo europeo fissato, il 31 dicembre 2012, al 65% di raccolta differenziata.
Ma in che condizione è la Liguria? La raccolta differenziata 2020 sul territorio ligure à pari al 53,46. Ritornando ai dati sulla raccolta differenziata, la Provincia della Spezia consolida il suo primato con una raccolta differenziata arrivata al 74,18%, seguita dalla Provincia di Savona, al 62,42%, in lievissima flessione rispetto al 2019. La Provincia di Imperia resta praticamente stabile al 53,11%, mentre la provincia con la più bassa percentuale di raccolta differenziata resta sempre la Città Metropolitana di Genova, pur salita al 45,04%, con un lieve incremento rispetto all’anno precedente. Genova resta il fanalino di coda di risultati complessivi veramente scarsi. Complessivamente poi la Liguria resta con i risultati tra i peggiori in Nord Italia.
A questo proposito è stata istituita, il 28 gennaio dalla Giunta regionale della Liguria, una nuova Agenzia regionale in materia di gestione integrata dei rifiuti che entrerà in vigore nel 2023. L’istituzione dell’Agenzia dei rifiuti, secondo Giampedrone,- assessore regionale al Ciclo dei Rifiuti – ‘…vuole servire a superare la ritardata realizzazione degli impianti e anche la situazione di bassa raccolta differenziata in città, grazie al superamento della frammentazione tra le Province e al suo ruolo forte che le consentirà di prendere decisioni superando la necessità di accordi su base locale sia per quanto riguarda gli impianti sia il servizio, dando così una svolta al sistema’. Speriamo bene.
Le premesse non ci sono proprio. Manca una politica seria e incisiva sui rifiuti che premi chi ne fa meno e faccia pagare chi inquina. Il Partito di Europa Verde di Genova poi avanza anche la proposta di una vera Campagna di educazione del cittadino volta prima di tutto alla riduzione e riciclo dei rifiuti (diminuzione degli imballaggi specie in plastica, mercato del riuso e dell’usato, riparazione piccoli e grandi elettrodomestici, ecc.) e, in seconda istanza, alla raccolta differenziata che dovrà essere realizzata con il sistema “Porta a porta” con sperimentazioni sempre più vaste. Ecoisole, compostaggio domestico, raccolta dei RAEE, ingombranti, ecc.

La nostra Costituzione ora è più VERDE

Si deve certamente rimarcare con soddisfazione l’entrata nella nostra Costituzione del tema ambientale.
Lo scorso 8 febbraio è stata definitivamente approvata dalla Camera dei deputati, con 468 voti favorevoli, la proposta di legge costituzionale che modifica e integra gli articoli 9 e 41 della nostra Carta. Il primo dei due, che riguarda la ricerca, la cultura, il paesaggio e il patrimonio artistico, viene così integrato: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge di Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.
Mentre il secondo nel seguente modo: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”.
l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.
Queste modifiche e integrazioni in funzione ambientale sono: ‘parole fondamentali per la vita del pianeta. Così ora abbiamo una Costituzione più verde.’; così commenta Stefano Ciafani presidente nazionale di Legambiente.
Interessante a questo proposito l’intervista di Interris.it – Quotidiano Digitale fondato da don Aldo Bonaiuto- a Stefano Ciafani.

Ecco l’intervista

Qual è la portata di questa modifica ai due articoli della Costituzione?
“Si tratta di svolta epocale. Entrano nella carta che guida le istituzioni della Repubblica italiana le parole fondamentali per la vita sul pianeta. Settant’anni fa si era inserita la tutela del paesaggio, ora se ambiente, biodiversità ed ecosistema sono entrate a pieno titolo nella Costituzione è anche merito lavoro fatto dalle associazioni ambientaliste e dai cittadini in questi decenni”.

Riguardo i reati ambientali, quali passi avanti deve ancora fare il nostro Paese?
“Abbiamo impiegato 21 anni per inserire nel codice penale i reati contro l’ambiente come l’inquinamento ambientale, l’omessa bonifica, il traffico rifiuti radioattivi, con tutto quello che ne consegue in termini di indagini. Da alcune legislature chiediamo anche che siano inseriti i delitti contro la fauna e la flora protette, resi ancora più urgenti dall’inserimento della tutela della biodiversità nella nostra Carta. Con queste modifiche e integrazioni ai due articoli della Costituzione, si potrà inoltre ridurre una distorsione strumentale nel discorso sulla tutela del paesaggio, portata avanti da alcune sigle ambientaliste che sostengono che con gli impianti eolici o l’agrivoltaico si deturpi il paesaggio. Adesso i progetti che vanno nella direzione delle fonti di energia rinnovabile andranno fatti rispettando la tutela dell’ambiente entrata nella Costituzione. Giusto per fare un esempio, il più bell’impianto fotovoltaico è stato realizzato in Città del Vaticano sul tetto dell’Aula Paolo VI, perfettamente integrato, e si può vedere dalla cupola della basilica di San Pietro. Gli impianti delle rinnovabili si posso installare bene anche in luoghi pregiati”.
La piattaforma Borghi, di cui fa parte Legambiente insieme alle associazioni Unione nazionale Pro loco Italia, Borghi più belli d’Italia e Touring Club Italiano, critica del governo di suddividere in due bandi i fondi del Pnrr previsti per i borghi nell’asse “Intervento 2.1 – Attrattività dei borghi”.  Quali sono i motivi?
“Le nostre perplessità riguardano la prima linea di finanziamento: 21 progetti a cui sono assegnati, ciascuno, 21 milioni. Riteniamo che si sarebbero potute stanziare quelle risorse ampliando la platea di borghi. La seconda linea di finanziamento ha una distribuzione più ampia, si parla di 229 piccoli comuni – anche questi nel nostro Paese sono 5mila. I piccoli comuni sono realtà importanti, dove convivono tradizioni e innovazioni. Noi per esempio rilasciamo gli attestati di “comuni ricicloni”, “comuni rinnovabili” “comuni ambasciatori del territorio” e altri ancora. Ma sono anche le realtà più svantaggiate. La legge sui piccoli comuni del 2016 garantisce i servizi minimi per evitare l’ulteriore spopolamento dei borghi. Se vogliamo fare anche un’operazione di ripopolamento, dobbiamo portare quei servizi come gli uffici postali,  farmacie, trasmissione ultraveloce dei dati”.

Pochi giorni fa è stato l’anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, l’accordo sulla riduzione delle emissioni di gas serra. A quasi vent’anni,  quali sono i risultati raggiunti?
“E’ stato il primo grande accordo a livello internazionale tra Paesi industrializzati, fortunatamente poi gli accordi di Parigi del 2015 hanno ampliato la platea anche ai Paesi in via di sviluppo. Bisogna andare ulteriormente avanti nel processo di decarbonizzazione di tutti i continenti entro il 2050. I rapporti periodici dell’Intergovernmental panel on climate change ci avvertono che saremmo dovuti andare anche oltre quanto raggiunto a Parigi, cosa che le varie Cop che si sono succedute non hanno fatto. Urge lo sforzo di contenere l’aumento della temperatura del pianeta entro +1,5 gradi rispetto all’era preindustriale, altrimenti le conseguenze climatiche mettono a rischio le prossime generazioni”.

Il mio primo articolo per il sito dei Verdi della Liguria

Copertina libro

Voglio iniziare questa collaborazione al sito dei Verdi della Liguria ricordando il piccolo libro fatto da me con Luigi Fasce dal titolo Ecologia – L’albero genealogico. Questo opuscolo, come è scritto nella prefazione di Marco Boato: ‘è un sintetico itinerario per chi vuole addentrarsi in modo documentato nella “questione ecologica” in tutti i suoi molteplici e complessi aspetti(…)Proprio per questo motivo, gli autori si sono impegnati a ricostruire con un linguaggio rigoroso, ma semplice e di immediata comprensione per chiunque, un percorso storico e intellettuale che aiuta a districarsi in un maremagnum, nel quale altrimenti sarebbe difficile orientarsi’. Vero!

L’argomento ecologico è oggi all’ordine del giorno e i disastri climatici l’hanno fatto assumere a livello mondiale come la prima emergenza da affrontare. Il titolo sempre della prefazione di Marco Boato reca la dicitura: La Terra ci è data in prestito dai nostri figli. Colpito! L’emergenza ci carica di una grande responsabilità che investe tutti. Questo bisognerebbe tenerlo presente in ogni momento. Il libro Ecologia-l’albero genealogico, con uno scopo oserei dire didattico, si propone di acquisire quella cultura necessaria ad affrontare il tema ambientale, senza la quale ogni scelta risulterebbe insufficiente.

Occorre poi tutto l’impegno, che per il partito Europa Verde-Verdi si traduce in militanza, con uno sforzo continuo a far camminare le idee e la lotta per salvaguardare l’ambiente.

La nostra presenza è sempre più richiesta e si spera che aumenti sempre di più.

Con questa nota che è un auspicio, inizio questa serie di articoli per il sito del Partito Europa Verde-Verdi della Liguria. Sempre con lo spirito evocato voglio ringraziare Simona Simonetti per la sua competenza senza la quale non avremmo questo prezioso spazio aperto.

Buon lavoro a tutti!

Analisi di Gabriello Castellazzi sulla bretella Albenga Carcare Predosa

Un'ipotesi di tracciato

Il 16 luglio 2021, venerdì prossimo, presso la Provincia di Savona, si terrà un importante incontro, richiesto dalle segreterie dei Sindacati Confederali, sullo scottante tema dei trasporti liguri e verrà presentato un dossier specifico relativo al piano strategico delle infrastrutture.

Parteciperanno anche i Comuni interessati al delicato e vitale problema?

La CGIL giustamente denuncia l’obsolescenza del sistema trasporti ed elenca gli investimenti necessari che, grazie ai fondi europei (PNRR), potrebbero riequilibrare una situazione avviata decisamene al collasso, ritenendo assolutamente necessari: raddoppi ferroviari Genova-Ventimiglia e Savona-Altare, nuova linea da Altare a Ceva, il ripristino linea Savona-Alessandria, il completamento dell’Aurelia-bis, i potenziamenti di S.S. 334 del Sassello e della 490 del Melogno.

La “cura del ferro” è auspicata da tutti coloro che lavorano per il rispetto del “Trattato di Parigi” sui cambiamenti climatici, e il trasporto ferroviario deve essere assolutamente privilegiato.

Per questo risulta non in linea con le raccomandazioni dell’Unione Europea l’inserimento (tra le proposte sindacali) dell’ autostrada “Albenga-Borghetto-Carcare-Predosa”.

I Comuni interessati al progetto, esaminata la situazione, hanno già preso posizione su questo problema dichiarando contrarietà decisa alla realizzazione di questa opera: tutte le componenti politiche si sono pronunciate in questo senso nei singoli Consigli Comunali e le singole delibere sono facilmente consultabili in rete ( Finale Ligure il 30/09/2013, Rialto il 16/07/ 2012, Calice Ligure il 27/09/2012, Giustenice il 18/19/2012, Orco Feglino il 20/10/2012).

La Giunta Toti non ha mai tenuto conto delle decisioni di questi Comuni e ovviamente ci si aspetta che i rispettivi Sindaci facciano ancora sentire la loro voce su provvedimenti di così grande importanza per il futuro dell’area Finalese.

Il dibattito su questo progetto è ormai decennale, e parte da lontano:

La Regione Liguria in data 9/02/2010 trasferì al Comune di Savona 100.000 Euro “per la redazione dello studio di fattibilità della Bretella Autostradale tra la A10 (nel tratto Albenga-Borghetto) e la A6 in Val Bormida, fino a Predosa sulla A26”.

Il “Ministero dei Trasporti”, con lettera 11/03/2010, ha “invitato ANAS ad effettuare uno studio di fattibilità in grado di mettere a confronto le varie ipotesi progettuali”.

In una riunione tenutasi presso ANAS – Genova il 29/04/2010, le Amministrazioni interessate all’intervento hanno concordato come procedere per la “redazione di uno studio di fattibilità organico su varie ipotesi di collegamento (suffragato da analisi trasportistiche e da una verifica di fattibilità tecnica, economico-finanziaria) in concertazione con i territori attraversati”.

La legge indica in modo chiaro quale deve essere la strada da seguire per poter realizzare “grandi opere”. I progetti non possono essere “calati dall’alto”con provvedimenti burocratici, ma devono,

fin dall’inizio, rispettare precise procedure democratiche, senza le quali le opere non potranno essere realizzate (dibattito pubblico, ecc.)

All’uscita del primo, unico progetto, consegnato alle Amministrazioni Comunali interessate all’opera, dopo una attenta analisi tecnica (geologica, economico finanziaria), è stato redatto uno studio specifico che dimostra l’inutilità e i danni di questa “bretella”.

Il Prof. Willi Husler (Docente universitario e noto esperto di trasporti internazionali) ha dimostrato in una articolata relazione come tale opera non possa in alcun modo risolvere i problemi della viabilità del Ponente ligure e che questi devono essere affrontati, innanzi tutto, con il completamento del raddoppio ferroviario Genova – Ventimiglia ( tenendo conto delle esigenze degli abitanti lavoratori pendolari della costa e dei turisti).

In un paragrafo della relazione il Prof. Husler dice:

– La prima tratta, da Predosa a Carcare/Altare, serve delle zone con attività economiche parzialmente in difficoltà e crea una certa ridondanza nella rete autostradale a favore dei nodi di Genova ma senza decongestionare le punte del pendolarismo nella zona metropolitana di Genova.

– La seconda tratta (variante F) misura 31 km e collega Carcare/Altare con Borghetto Santo Spirito eliminando il nodo di Savona. Il punto più alto con 535 metri si trova sul territorio di Mallare, circa 80 metri sopra il livello di Carcare. Da questo punto scende a Borghetto Santo Spirito dove raggiunge l’ Autofiori a livello di 40 metri.

La “Bretella” prevede l’attraversamento di diverse valli con viadotti di enormi dimensioni. Questo

succede tra Altare e Borghetto Santo Spirito sul territorio di Mallare, Feglino, Rialto, Giustenice e Boissano.

Nel caso di Rialto il viadotto dovrebbe attraversare il Rio Pora su una altezza di 86 metri e con una lunghezza di 450 metri (in salita del 4%) con un impatto acustico, estetico, di gas di scarico e polveri inaccettabile per la maggior parte dei residenti e per il paesaggio e, inoltre, per il turismo orientato alla tranquillità e alla alta qualità ambientale.

Il progetto della “Bretella”, confine Liguria – Carcare- Borghetto Santo Spirito, comprende su 47,9 km. un totale di 33 km di gallerie gemelle con 66 km. di gallerie a due corsie da costruire. Questa opera raggiunge e supera i grandi valichi delle Alpi con investimenti (3’619’000’000 € ) e costi di servizio e di manutenzione enormi. Sotto il titolo di “ Bretella” si nasconde un “valico” di dimensioni straordinarie. La somma della lunghezza delle gallerie sta superando più di cinque volte la galleria a due corsie del Monte Bianco con i suoi 11.3 km. .

La “ Bretella” ha le dimensioni della “variante del valico” dell’Autostrada del Sole, dove per l’attraversamento dell’Appennino, sono in costruzione 29270 m di gallerie, dei quali 3630 m solo in un senso di marcia ma con una sezione simile al progetto della “Bretella” ( 2 corsie di percorrenza + 1 per le emergenze).

Stiamo parlando, dunque, di un’opera di dimensioni gigantesche benché si tratti di una “Bretella” di 47,9 km che taglia un angolo della rete autostradale, che risparmia solo13.4 km di strada, per un certo numero di utenti”.

A questo punto ci sono tutti i motivi per un chiaro “no” alla bretella : “visto il grave danno che tale opera arrecherebbe al settore economico-sociale, a quello agricolo-forestale e alla salute pubblica, unitamente a un impoverimento dell’offerta turistica”.

Questo i Sindaci hanno detto e dovrebbero ribadire nel confronto istituzionale del 16 luglio con i Sindacati confederali presso la Provincia di Savona.

Gabriello Castellazzi -“Europa Verde- Verdi”- della provincia di Savona.

L’autostrada che nessuno vuole

Si registra la dura reazione del Comitato “Difendiamo le Nostre Valli-No alla Bretella Borghetto-Carcare-Predosa”, dopo le recenti prese di posizione di Marco Scajola – Assessore Regionale e Angelo Berlangieri – Presidente dell”Unione Industriali di Savona, che insistono per la realizzazione della “bretella”.
Il Comitato, costituito da più di mille cittadini, e che ha seguito dal 2012 gli sviluppi di questo devastante progetto ( 33 km. di gallerie e 15 km. di viadotti che dovrebbero attraversare le fragili valli nei territori di otto Comuni a monte della costa), ha reso pubblica una lettera inviata poche settimane fa ai Sindaci interessati e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Nella missiva si prende innanzi tutto in considerazione quanto avvenuto il 26 luglio scorso presso la Provincia di Savona, nell’ambito del convegno dal titolo “Passaggio a Nord-Ovest” che aveva per oggetto l’esame del discusso progetto“bretella”.
I responsabili del Comitato avevano seguito con attenzione tutti gli autorevoli interventi ( Presidenti di Regione, Provincia, esperti di trasporti e rappresentanti del mondo industriale savonese) a partire da quello del tecnico progettista.
A conclusione dell’incontro è rimasta la sensazione che nonostante le dichiarazioni dei partecipanti favorevoli ad uno sviluppo turistico rispettoso dell’ambiente, questo aspetto sia rimasto marginale.
A questo punto il Comitato vuole ricordare come nei dieci anni passati abbia lavorato per diffondere tutte le possibili informazioni relative alla programmata infrostruttura (consultabili sul sito internet dell’associazione) compresa la consulenza di un esperto del settore “infrastrutture viarie”.
Paventare oggi un rischio di paralisi, solo perché negli ultimi decenni non si è ammodernata la rete autostradale e soprattutto ferroviaria della Liguria, non giustifica devastanti interventi che stravolgerebbero per sempre l’aspetto paesaggistico e geomorfologico di valli già da tempo in situazione di grave dissesto idrogeologico (gli ultimi disastri a Rialto nel 2019 lo dimostrano).
Il Comitato ha deciso quindi di sollecitare nuovamente i Sindaci degli otto Comuni del territorio Finalese affinchè ribadiscano la presa di posizione fermamente contraria già espressa negli anni scorsi, con pareri unanimi, nei rispettivi Consigli Comunali, dalle forze politiche di tutti gli schieramenti (le singole Delibere sono consultabili sul sito dell’associazione).
I Verdi savonesi ribadiscono quanto già detto in passato circa la crisi del sistema trasporti nel ponente, elencano gli investimenti necessari (garantiti dai fondi europei PNRR) capaci di riequilibrare una situazione avviata decisamene al collasso: raddoppi ferroviari Genova-Ventimiglia (in sede con tutti i sottopassi e sovrappassi necessari per eliminare i pericolosi passaggi a livello), la Savona-Altare, la nuova linea da Altare a Ceva, il ripristino della linea Savona-Alessandria, il completamento dell’Aurelia-bis, il potenziamenti della S.S. 334 del Sassello e della 490 del Melogno. La “cura del ferro” è una priorità assoluta, auspicata da tutti coloro che lavorano per il rispetto del“Trattato di Parigi” nel contrasto ai cambiamenti climatici.

Inoltre, progetti così invasivi non possono essere “calati dall’alto”con provvedimenti burocratici, ma devono fin dall’inizio rispettare precise procedure democratiche, senza le quali le opere non potranno comunque essere realizzate (dibattito pubblico, ecc.)
All’uscita del primo, unico progetto, consegnato alle Amministrazioni Comunali interessate all’opera, dopo una attenta analisi tecnica (geologica, economico finanziaria), è stato redatto uno studio specifico che dimostra l’inutilità e i danni di questa “bretella”:
Il Prof. Willi Husler (Docente universitario e noto esperto di trasporti internazionali) ha dimostrato in una articolata relazione ( sempre consultabile nel sito) come tale opera non possa in alcun modo risolvere i problemi della viabilità del ponente ligure ed ha analizzato la pericolosità oggettiva di singoli tratti: a Rialto il viadotto di 450 metri dovrebbe attraversare il Rio Pora ad una altezza di 86 metri con un impatto acustico, estetico, di gas di scarico e polveri inaccettabile per i residenti e per un turismo orientato alla
tranquillità e alla qualità ambientale.
Per essere ancora più precisi il progetto della “bretella” si sviluppa su un percorso di 47,9 km. (33 km. di gallerie gemelle, ovvero 66 km. di gallerie a due corsie da costruire) un’ opera che raggiunge e supera quelli alpini, con investimenti e costi di servizio e di manutenzione enormi. La somma della lunghezza complessiva delle gallerie supera più di cinque volte la galleria a due corsie del traforo del Monte Bianco con i suoi 11.3 km. .
Stiamo parlando, dunque, di un’opera di dimensioni gigantesche del costo di circa
4 miliardi di euro per risparmiare, a calcoli fatti, solo13.4 km di strada.
A questo punto ci sono tutti i motivi per dire un chiaro “no” alla “bretella” visto il grave danno che tale opera arrecherebbe al settore economico-sociale, a quello agricolo-forestale e alla salute pubblica, unitamente a un impoverimento dell’offerta turistica.
Per questo il Comitato “Difendiamo le Nostre Valli” chiede giustamente ai Sindaci dei Comuni di Rialto, Pietra Ligure, Giustenice, Tovo San Giacomo, Magliolo, Calice Ligure, Orco Feglino e Finale Ligure, di ribadire quanto già espresso democraticamente nei rispettivi Consigli Comunali.

Peste Suina

I Verdi Liguri chiedono la riduzione delle aree soggette a limitazione e l’individuazione di norme equilibrate per le zone limitrofe  come il divieto di uscita dai sentieri o il trekking con operatori che consentano di  salvaguardare le attività di outdoor presenti e permettano di gestire l’emergenza sanitaria. 

Infatti  la grande contagiosità dell’infezione da  Peste Suina Africana vede come vettore di contagio in primo luogo la fauna selvatica rappresentata dal grandissimo numero degli ungulati presenti sul territorio. La mobilità di questi animali non è certo influenzata dalla presenza di escursionisti o bikers, ma al limite, dalla caccia in braccata che tende alla dispersione degli esemplari al di fuori delle loro aree.

Il manuale operativo relativo al contenimento delle pesti suine prevede inoltre che “solo attraverso un costante scambio di dati ed informazioni, e un efficace coordinamento tra tutti gli stakeholder, compresi i cittadini comuni, e la sinergia di tutti i livelli coinvolti, è possibile raggiungere l’obiettivo dell’eradicazione”. 

Appare quindi spropositata l’estensione dell’area individuata in quanto lo stesso manuale indica come “ai fini della identificazione della zona Infetta si deve considerare che l’area di circolazione attiva del virus corrisponde alla linea delle coordinate più esterne dell’area di ritrovamento delle carcasse più 6 km, che corrispondono al massimo spostamento annuale di un cinghiale maschio”.

Le previste misure di divieto di ingresso hanno ovviamente senso all’interno di quest’area mentre in quella limitrofa di sorveglianza potrebbero essere mitigate e rimodulate in base a diversi criteri.

Il manuale prevede addirittura la possibilità di caccia nella zona di sorveglianza, mantenendo la biosicurezza e di conseguenza potrebbe essere prevista anche la presenza di altri agenti. 

Tale provvedimento, anche in considerazione dell’assenza di allevamenti suini intensivi nella regione, appare spropositato e passibile di creare enormi danni all’attività turistica di quelle aree, senza peraltro costituire né un beneficio dal punto di vista del contenimento, né tantomeno un obbligo normativo rispetto alle linee guida. 

Chiediamo pertanto alla Regione di farsi parte in causa per la ridefinizione delle aree soggette a limitazione e per l’individuazione di norme (es. divieto di uscita dai sentieri, trekking con operatori, divieto di trekking con animali domestici, sanificazione delle calzature, divieto di abbandono cibo) per le zone limitrofe, al fine di salvaguardare le attività di outdoor presenti.

Chiediamo altresì di attivarsi per l’erogazione di ristori per tutti gli operatori del settore coinvolti da questa emergenza.

Se non ora, quando?

Europa verde interviene nel dibattito fra le forze politiche che si riconoscono nell’alleanza di sinistra alla ricerca del candidato sindaco da opporre al sindaco uscente Bucci. I Verdi
riconoscono che il segretario del PD D’Angelo si è mosso finora con sagacia riuscendo a tenere insieme un vasto fronte di partiti e movimenti, ma adesso sono preoccupati. Ogni giorno che passa potrebbe allontanare quell’accordo costruito con tanta pazienza da parte di tutti.

I verdi dicono: “Se non ora, quando? E’ vero che presto e bene non vanno insieme, ma è anche vero che poi viene il momento delle decisioni e temporeggiare potrebbe essere fatale. Viene in mente il ritardo della candidatura del capolista Sansa alle ultime regionali: questo fantasma aleggia ancora sulle nostre teste ed il rischio che vediamo è che si dia l’immagine di una coalizione bloccata da interessi di parte”.
E interventi dall’alto a livello nazionale, ipotizzati dalla stampa cittadina, potrebbero forse avere un effetto controproducente sulle delicate trattative a livello cittadino.


Dice Gianfranco Porcile, Presidente dei Verdi genovesi: “ Noi siamo una forza politica
piccola, per cui non abbiamo intenzione di porre veti, anche se tra i nomi dei candidati
papabili non figura nessuno con una storia di impegno ambientalista. Il nome del capolista è importante perché dà l’immagine a tutto il fronte. Ma noi non siamo per l’uomo solo al
comando. E’ importante anche il programma elettorale ed è importante anche la squadra che lo affianca. Nel calcio il centravanti fa goal se tutta la squadra gira e gli offre palle da giocare.
Mi viene in mente l’esperienza che ci arriva dagli stormi di uccelli, dai banchi di pesci, dalle
mandrie di mammiferi, che si muovono con intelligenza pur non avendo un capo: si chiama
“intelligenza di sciame”.

Per quanto riguarda il programma la coalizione è orientata a mettere tra i punti prioritari la solidarietà e la lotta alle diseguaglianze. A noi sta bene: perché rimuovere le cause del disagio e della deprivazione vuol dire agire prima di tutto per tutelare l’ambiente e la natura. Nell’Enciclica Laudato Si’ il Papa parla di Ecologia integrale: una medaglia con due facce, una la cura per la Casa Comune, l’altra la solidarietà verso gli ultimi.


Su questi punti noi andremo a chiedere il voto, in particolare a quei concittadini che, delusi
dalla politica, non vanno più a votare oppure a quei giovani che voteranno quest’anno per la prima volta. Non vogliamo più soltanto sentir parlare di green, bio- eco-: vogliamo passare all’azione concreta, ai fatti. Genova è il nostro Bene Comune. Per la nostra città nell’alleanza di forze politiche rosse e gialle ci sarà anche il Verde: un segno di quella biodiversità che è per noi così importante. Anche il fioraio sa che in un mazzo i fiori colorati ci sta bene un po’ di…Verde! La sfida contro il sindaco uscente sarà molto impegnativa, ma le ultime elezioni amministrative di Bologna e di Milano sono un segnale incoraggiante sia per la coalizione di sinistra sia per i risultati ottenuti dai candidati verdi. Ma la coalizione non può permettersi il lusso di aspettare ancora per avere un nome da assegnare alla casella del Candidato Sindaco: mi auguro che la decisione venga assunta prima delle votazioni per l’elezione del Capo dello Stato. ”

La nascita dei Verdi Italiani nel 1986

I Verdi savonesi ricordano la nascita a Finale Ligure, il 16 novembre 1986, del partito dei Verdi italiani.

A Finale Ligure, il 16 novembre 1986, presso il Cinema Ondina, nasceva il partito dei Verdi Italiani che raggruppava decine di associazioni ambientaliste provenienti da tutte le regioni.

Un “movimento” destinato a diventare portavoce delle istanze ecologiste e di un modello di sviluppo economico non basato sul consumo bulimico delle risorse naturali. Anche di questa ricorrenza si parlerà nell’Assemblea provinciale dei Verdi convocata a Savona per programmare nuove iniziative.

Il mondo vive una situazione critica: tra il fronte negazionista guidato da Trump il quale rifiuta gli “Accordi di Parigi”, e papa Francesco che nella lettera “Laudato Sì”dice: “I cambiamenti climatici costituiscono oggi una delle principali sfide per l’umanità”.

L’azione pluridecennale dei Verdi ha portato a far accettare le prime norme ambientaliste:

Il “Conto Energia” ha promosso il primo consistente utilizzo delle fonti rinnovabili e

sono stati ancora i Verdi a scrivere i primi provvedimenti legislativi antismog e quelli per la difesa del suolo (L.183/1989- “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo”).

Per l’azione Verdi è stata approvata la “Legge quadro sui parchi”, grazie alla quale venne avviato un processo di “sviluppo sostenibile” su 1.5 milioni di ettari di territorio italiano (Parchi Nazionali, Aree Protette, Parchi Marini, ecc.). Subito dopo venne avviata la razionalizzazione della normativa sui rifiuti, sull’inquinamento acustico e sul divieto di trasformazioni urbanistiche delle aree percorse da incendi.

L’ “Eco-Bonus” voluto dai Verdi per le ristrutturazioni edili è una legge ancora in vigore che ha prodotto investimenti per milioni di Euro, con migliaia di nuovi posti di lavoro ( tra occupazione diretta e indotto).

Nel 1990 i Verdi hanno promosso i referendum contro la caccia e contro l’utilizzo di pesticidi cancerogeni in agricoltura.

Tutte battaglie condotte per una vita migliore, che oggi vedono la famiglia dei Verdi più forte nella fascia dei Paesi del nord-Europa (74 deputati Verdi nel Parlamento Europeo), con un trend positivo quale argine sicuro contro i nascenti sovranismi. Una tendenza che incoraggia ad impegnarsi con forza per ottenere ancora risultati positivi per la nostra società seguendo il messaggio di Alex Langer, il più importante tra i fondatori del movimento Verde in Italia.

Il Portavoce dei Verdi della provincia di Savona,

Gabriello Castellazzi

I Verdi credono nei giovani per un futuro eco-sostenibile

I “Verdi”, in base ai risultati delle ultime elezioni europee che hanno visto crescere le istanze ambientali grazie al grande consenso dei giovani e ritengono che ci si trovi oggi di fronte ad una svolta.

Anche Carlin Petrini(fondatore di Slow Food) ha voluto mettere in evidenza questo importante segnale che vede la rinascita di un ecologismo europeo basato sulla presa di coscienza delle nuove generazioni. Petrini ha rilevato come in tutto il nord-Europa nel dibattito elettorale la questione ambientale abbia avuto una grande ricaduta mediatica.

Dopo lo “sciopero per il clima” del 15 marzo, in Germania(20,5%), Filandia(14,4%), Regno Unito(10%) e Francia (13,47%) i risultati dei Verdi Europei sono stati molto importanti (74 eletti nel Parlamento Europeo) argine contro i “sovranisti”, grazie al fatto che circa il 50% dei giovani sotto i 24 anni ha votato “Europa Verde”. In Italia il consenso per i Verdi, pur essendo cresciuto rispetto alle ultime elezioni, è ancora lontano dai risultati del nord-Europa.

In provincia di Savona i Verdi hanno ottenuto il 2,39%, a Finale Ligure (dove nel 1986 è nato il partito dei Verdi) il 3,47%.

Elena Grandi, Portavoce nazionale, ha ribadito che i “Verdi” sono quelli dei “SI” allo sviluppo sostenibile , alle energie rinnovabili, all’efficientamento energetico, alla Green Economy (che creerebbe 450.000 nuovi posti di lavoro), alla messa in sicurezza del territorio.

E poi ancora “SI” al trasporto su ferro e ai treni veloci per il Sud, alla mobilità sostenibile, dirottando per queste finalità i 19 miliardi di euro che purtroppo vengono erogati oggi come sussidi alle fonti di energia fossile.

Il movimento Verde internazionale , grazie ai giovani, diventa portavoce di un modello di sviluppo economico non basato sul consumo bulimico delle risorse naturali del nostro unico pianeta.

In Italia l’azione dei Verdi ha portato alla promulgazione di più efficaci norme ambientali:

attraverso il “Conto Energia”ha promosso il primo sviluppo consistente delle fonti rinnovabili,

sono stati i Verdi a scrivere i provvedimenti legislativi antismog (L. 385/1089) e di difesa del suolo (L.183/1989).

Grazie ai Verdi è stata approvata la “Legge quadro su Aree Protette e Parchi”(L.394/1991),

da questa si avviò un processo virtuoso per 1.5 milioni di ettari di territorio italiano.

Vennero poi varate le norme sul riciclo dei rifiuti, sull’inquinamento acustico e sul divieto di trasformazioni urbanistiche delle aree percorse da incendi.

L’ “Eco-bonus” per le ristrutturazioni edili (norma voluta dai Verdi nel governo dell’ Ulivo ) ha prodotto in 20 anni investimenti per 292,7 miliardi di euro(Dossier Camera dei Deputati).

Il lavoro da fare per i Verdi Europei è ancora tanto ma, come dice Carlin Petrini, si può contare sul rinnovato impegno sociale dei giovani.

Il Portavoce dei Verdi della provincia di Savona,

Gabriello Castellazzi