“I diritti devono valere anche per i detenuti”: giovedì 22 il dibattito organizzato da Alleanza Verdi Sinistra

DA IVG articolo di Giulia Magnaldi

Liguria. Giovedi’ 22 settembre alle h 15.45 presso il CAP di Genova, in Via Albertazzi n. 3, si terrà un dibattito su uno dei temi fondamentali della nostra società civile, dal titolo “Libertà e coercizione. Quali limiti e quali controlli per uno stato di diritto?”. L’incontro sarà introdotto e moderato da Maria Gabriella Branca, Responsabile nazionale Giustizia e Legalità Sinistra Italiana.

Sarà presente in collegamento da Roma la candidata al Senato per l’Alleanza Verdi Sinistra, Ilaria Cucchi e si svolgerà con gli interventi di Doriano Saracino, Ricercatore Centre Max Weber di Lione, esperto di carceri, Emilio Robotti, Avvocato specializzato nella materia del Diritto Internazionale e dei Diritti Umani, Stefano Petrella per l’Associazione “Nessuno tocchi Caino” con la presenza delle candidate e i candidati della lista Alleanza Verdi Sinistra.

“Il concetto di libertà della persona -dichiara Gabriella Branca- deve valere anche per la persona detenuta e per la persona che viene temporaneamente affidata alle istituzioni, per un fermo o una perquisizione: la persona deve essere posta nelle condizioni di esercitare tutti i diritti, nei limiti di compatibilità con le esigenze di ordine e sicurezza strettamente intesa.”

“L’ultimo episodio su cui sta indagando la Procura di Roma, relativamente al disabile “caduto” dalla finestra nel corso di una perquisizione mai autorizzata (gli agenti non avevano mandato, Hasib Omerovic non aveva pendenze né carichi penali, non era stato denunciato né era nei guai con la legge) ci pone di ancora una volta di fronte alla domanda essenziale che abbiamo indicato come titolo al nostro dibattito. Quale deve essere il concreto e delicato bilanciamento tra la libertà della persona e la sua limitazione? E ciò in relazione ai tre luoghi in cui si esercita il potere coercitivo dello Stato: il carcere, le strutture di cura delle malattie mentali e i centri di permanenza per il rimpatrio dei migranti”, ha proseguito.

Troppo spesso tendiamo a dimenticare che in Italia, in questo momento sono ristrette in carcere quasi 55.000,00 con un sovraffollamento che risulta tra i più alti d’Europa e, come noto, l’Italia continua ad essere ripetutamente condannata per il trattamento disumano che subiscono le persone ristrette in carcere.

“Come sottolineato nel recente rapporto dell’Associazione Antigone “La Calda estate delle carceri” – osserva Simona Cosso, candidata come capolista al Senato per l’Alleanza Verdi Sinistra – nel corso di questi ultimi mesi, la situazione all’interno delle 197 carceri italiane è stata terribile: un caldo insopportabile che aggravava il tema del sovraffollamento e la mancanza di spazio vitale, acqua razionata, pochi ventilatori a batteria, nessun frigorifero in cella; abbiamo dovuto anche verificare un tragico aumento del tasso di suicidi, che ha colpito persino persone giovanissime.”

Proprio oggi un articolo di Alberto Leiss su Il Manifesto rende noto un appello lanciato dai detenuti di Rebibbia in cui si afferma: “Chiediamo a chi ancora crede che sia scandaloso avere celle con sei persone, a chi ancora crede che una condanna giudiziaria non debba cancellare la dignità, a chi pensa che il carcere sia ormai diventato un deposito per gli ultimi della scala sociale, per chi prova orrore alla parola punizione invece di quella, costituzionale di reinserimento a chi pensa che un’istituzione debba rispettare le scelte di genere di ogni singola persona, a tutti questi chiediamo di fare di tutto per portare Ilaria Cucchi nelle istituzioni”.

“Per la nostra Alleanza Verdi Sinistra, questo è un impegno essenziale e l’iniziativa dell’incontro organizzato a Genova con Ilaria Cucchi e le Associazioni del territorio ha proprio la finalità di accendere un faro su un tema ignorato da tutti”, hanno concluso.

Finale Ligure da non credere.

DA “TRUCIOLI” 8 settembre 2022 www.trucioli.it

Dal 2008 non si onora l’accordo contrattuale tra 4 firmatari per Museo Storico della Piaggio, Centro per la Ricerca. La favola ‘Collegio di Vigilanza’.

“Piaggio Aerospace”, dal passato  finalese che non si deve dimenticare, al futuro con la necessaria produzione di aerei ecosostenibili.

di Gabriello Castellazzi

Piaggio Aerospace”, oggi operativa nelle sede di Villanova di Albenga, non può dimenticare le solide radici in campo aeronautico, rafforzate nel tempo in Finale Ligure a partire dagli inizi del secolo scorso e universalmente riconosciute . Tra gli aerei più noti e popolari non si può dimenticare il famoso P136, monoplano con ala alta, a gabbiano, che rappresentò la caratteristica dei bimotori “Piaggio” fino all’attuale notissimo P180 Avanti.

Tra i primi progettisti del P136 ricordiamo l’ing. Alberto Faraboschi (molto noto a Finale Ligure) che, assunto dalla Società Piaggio nel 1931, svolse attività fino al 1975 collaborando con Corradino D’Ascanio, famoso nel mondo per aver realizzato intorno al 1930 il primo elicottero che gli procurò riconoscimenti internazionali.

Purtroppo di questo passato finalese rimangono solo gli edifici in stato di grave degrado mentre gli accordi contrattuali ( il 5/6/2008) non sono ancora stati onorati a distanza di molti anni dal trasferimento dell’azienda nell’albenganese. Al punto G (pag.21) dell’ “Accordo di programma” stipulato tra Regione Liguria, Comune di Finale Ligure, Presidente della Provincia di Savona e Piaggio Aeroindustries è inserito l’impegno di “ mettere a disposizione i materiali (disegni, modelli, documenti) e collaborare con il Comune di Finale Ligure per la formazione del “Museo Storico della Piaggio” nell’ambito delle aree oggetto di PUO (Piano Urbanistico Operativo) e/o, comunque, nel territorio del Comune di Finale Ligure, in coordinamento con la previsione di spazi espositivi nello stabilimento di Villanova d’Albenga”.

A pag. 22 dell’Accordo si legge ancora “la Regione di impegna a partecipare al cofinanziamento di progetti di innovazione tecnologica attuati nel settore della progettazione e produzione aeronautica”[…] “a tal fine sarà attivato il Centro per la Ricerca e l’Innovazione (con il coinvolgimento dell’Università e degli altri Centri di Ricerca) che avrà sede nel Comune di Finale Ligure”.

Nella conclusione viene infine precisato che al corretto adempimento di questi obblighi provvederà un “Collegio di Vigilanza” composto da rappresentanti di tutti i soggetti firmatari per la tempestiva e corretta attuazione dell’Accordo  (pag, 30). La tradizione storica e l’esperienza in campo aereonautico della Piaggio è di valore indiscusso e su queste basi si potranno impostare progetti che guardano al futuro. Per questo prendiamo oggi in seria considerazione i programmi  che guardano ad un futuro ecosostenibile:

Antonio Sollo “ Chief Technological Officer” della “Piaggio Aerospace” ha recentemente dichiarato che l’azienda sta progettando un aereo a “zero emissioni inquinanti” (in grado di debuttare entro il 2030 sul mercato internazionale) utilizzando tecnologie che associano “fuel cell” e idrogeno liquido. La notizia riportata anche sulla rivista “Flight Global” precisa che nel nuovo aereo le celle a combustibile e i relativi serbatoi per l’idrogeno, saranno incorporati in modo nuovo ed equilibrato nelle strutture portanti dell’aereo.

La “Piaggio” nella definizione del nuovo piano tecnologico guarda alle opportunità di finanziamento offerte dal programa europeo “Clean Aviation”, oltre che al PNRR (Piano Nazionale  di Ripresa e Resilienza), perchè l’ Italia ha previsto investimenti proprio nel settore dell’idrogeno,  con finanziamenti per lo sviluppo sostenibile fino a 3,2 miliardi di Euro, finalizzati  ad accelerare il processo di transizione dai combustibili fossili alle fonti di energia pulita.

Anche le società “Airbus” e “Boeing” stanno lavorando alla realizzazione di prototipi con “turbine a gas modificati” (idrogeno liquido come combustibile) con l’ intento di mettere in commercio, entro  dieci anni, aerei ecologici capaci di trasportare fino a 200 passeggeri (autonomia di 2000 miglia) in grado di operare a livello intercontinentale.

E’ naturale che la “Piaggio Aerospace”  si inserisca in queste nuove produzioni dato che l’intera “Unione Europea” sostiene i progetti e considerato che la stessa Presidente Ursula von der Leyen ha recentemente dichiarato: “l’Europa deve guidare il cambiamento, è la nostra ultima occasione per fermare la crisi climatica” e “la lotta ai cambiamenti climatici richiederà un impegno a investire in soluzioni per la decarbonizzazione del trasporto aereo”.

Già negli “Accordi di Parigi” del 2015 per la riduzione dei gas serra era scritto: “Bisogna concordare un approccio efficace di misure globali per l’aviazione internazionale, rendendo sostenibile tutto il settore”. Oggi l’impatto ambientale del trasporto aereo (come emissioni di CO2) è aumentato del 5,2% nel solo anno 2019 ed è necessario trovare un equilibrio tra la crescente domanda di viaggi aerei e la crisi climatica.

Secondo l’ “EEA” (European EnvironmenteAgency) la riduzione dei danni derivanti dal traffico aereo  sarà il risultato di “politiche attente all’implementazione tecnologica”, quindi la nuova  “Piaggio Aerospace” ha la concreta possibilità di inserirsi in una logica di progresso, facendo affidamento su quelle solide esperienze tecniche che hanno radici nell’indimenticabile passato, e guardando al suo futuro in una  prospettiva di produzioni ad alta tecnologia nell’ambito del trasporto aereo civile.

Gabriello Castellazzi – Europa Verde – Verdi del Finalese

Lhumann. Chi era costui?

Tra gli anni 80 e il 2000 il sociologo Niklas Luhmann elaborò una teoria entrata nella storia della sociologia riguardante il rapporto tra un sistema e l’ambiente con il quale si relaziona. La relazione di un sistema con il suo ambiente implica un continuo scambio e un interminabile adattamento reciproco per rispondere agli inevitabili cambiamenti che entrambi subiscono nel tempo.

Quando un  sistema entra in crisi e non riesce a relazionarsi e ad adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente nel quale vive, tende a chiudersi in se stesso ed a diventare autoreferenziale, cioè a interrompere i rapporti con l’ambiente circostante.

Questa condizione blocca i processi di crescita e rigenerazione del sistema e alla lunga può portarlo alla dissoluzione.

Ho trovato questa teoria molto suggestiva se applicata alle nazioni, che essendo composte di molte parti in relazione fra loro sono certamente considerabili dei sistemi costretti a relazionarsi con l’ambiente internazionale. Nel caso degli stati europei, poi, l’ambiente è certamente l’Unione Europea.

Possiamo pensare quindi che quando uno stato, per vari motivi, entra in crisi e non riesce a adattarsi  agli ineluttabili cambiamenti dell’ambiente internazionale in cui vive, tenda ad una autoreferenzialità che in questo caso si chiama sovranismo e che provoca l’incapacità del paese di crescere e rigenerarsi portandolo alla dissoluzione. 

Il sovranismo, dunque, può essere interpretato come una risposta naturale ma autodistruttiva all’incapacità di un paese di rispondere  all’ ineluttabile cambiamento dello scenario internazionale.

Un progetto che procede su binari sbagliati

“Europa Verde” del Savonese condivide le considerazioni di Ferruccio Sansa e Selena Cambia espresse nei giorni scorsi al termine della riunione della “Terza Commissione – Attività Produttive” convocata in Regione, alla presenza di Sindaci e Associazioni di categoria, sul progetto relativo al completamento del raddopio ferroviario Genova-Ventimiglia.

I due consiglieri della “Lista Sansa” hanno stigmatizzato l’assenza del Commissario di Governo Vincenzo Macello alla discussione su questa importante opera infrastrutturale e chiesto le sue dimissioni in quanto non ha mai ascoltato gli operatori agricoli del territorio, non ha fatto sapere se esista uno studio indipendente sul calcolo dei costi dell’opera, né organizzato alcun “dibattito pubblico” obbligatorio per legge.

Il progetto in esame, di grande impatto ambientale, farebbe sparire circa il 10% della superficie agricola della piana di Albenga e chiudere 50 imprese con perdita di un centinaio di posti di lavoro.

Le Associazioni di categoria (agricoltori e floricoltori), presenti nella riunione, hanno fatto emergere la mancanza di valutazioni circa gli ingenti danni al comparto in un momento storico con scenari di guerra che dovrebbero far invece adottare politiche di incremento della produzione agricola.

Nella tratta Albenga-Loano esiste già un doppio binario (circa il 50% dell’opera totale tra Finale e Andora) e si potrebbe intervenire solo dove manca il secondo binario, risparmiando tempo e soldi. Non si capisce perché non si discuta su un progetto alternativo, considerando che il progetto attuale è di 30 anni fa.

Si dovrebbe prendere in seria considerazione l’esperienza francese: sulla “Costa Azzurra” la ferrovia storica (che da Ventimiglia raggiunge Nizza e prosegue anche oltre facendo transitare pure il TGV) ha visto realizzato da molto tempo il secondo binario, con l’eliminazione dei passaggi a livello (costruendo i necessari sovrappassi e sottopassi) garantendo un servizio ottimale per tutte le attività turistiche delle comunità costiere.

Invece per la “Riviera Ligure” si progetta un disastroso allontanamento delle stazioni dai Comuni affacciati sul mare.

Inoltre l’attraversamento della piana di Albenga (con distruzione di vaste aree agricole) e il traforo delle montagne fino a Finale Ligure, causerebbero danni incalcolabili al territorio, disagi per turisti, lavoratori e studenti e, paradossalmente, fornirebbero un incentivo all’uso dell’auto per raggiungere le stazioni lontane dalla costa, quando si dovrebbe invece ridurre il traffico che attualmente soffoca la Riviera.

Considerando che il Commissario Vincenzo Macello lo scorso anno dichiarò: – “sarà di particolare importanza il dialogo con i territori grazie a tavoli di confronto e condivisione attivati sulle scelte progettuali, prestando attenzione alla sostenibilità ambientale, all’adeguamento della viabilità esistente con tracciati alternativi e modifiche di alcune viabilità nei comuni di Albenga, Pietra Ligure, Borghetto S. S. e Andora” – ci si chiede quando verranno effettivamente coinvolti, a norma di legge, tutti i soggetti sociali interessati all’importante opera pubblica.

Secondo le attuali disposizioni legislative relative al “Pubblico dibattito”, ci deve essere una reale condivisione democratica per evitare “contenziosi futuri”.

Ripetiamo che i regolamenti indicano le modalità di svolgimento del “dibattito” su grandi opere infrastrutturali con forte impatto sull’ambiente e sull’assetto del territorio.

Enrico Giovannini, attuale “Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile”, ha dichiarato che “il confronto pubblico riveste un ruolo cruciale nel promuovere il coinvolgimento dei territori, rendendo operativo un indispensabile strumento di partecipazione democratica e che l’utilizzo del “Dibattito pubblico” agevolerà l’attuazione del PNRR, facendo in modo che le opere sulle quali siamo chiamati a costruire lo sviluppo futuro del Paese siano anche il frutto di una più ampia condivisione con cittadini e imprese”. Parole corrette, conseguenti ai Decreti 30/12/2020 e 7/5/2021 n° 204 per la “Mobilità sostenibile” dove sono precisate le linee guida sui procedimenti abbreviati e dove è obbligatorio il “Dibattito pubblico”. Provvedimenti perfezionati nella Legge 29/7/2021 n° 108 che ha indicato “la governance del PNRR con le misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione-snellimento delle procedure”, con un percorso di “Dibattito pubblico” (durata massima di 45 giorni).

Su quanto sta accadendo, quale è la reale opinione dei cittadini? Sono stati presi in considerazione tutti i pareri tecnici che stanno emergendo in questi giorni da più parti? Si spera forse di poter bypassare le regole costituzionali (art.9) di tutela dell’ambiente e del paesaggio?

Precisiamo ancora come il “Dibattito pubblico” segua procedure che coinvolgono i soggetti detentori di interessi inerenti l’opera da realizzarsi, introdotte in conformità alla normativa europea sulla trasparenza degli atti amministrativi : “per migliorare la qualità e l’efficacia delle decisioni pubbliche mediante la più ampia partecipazione dei cittadini e delle Amministrazioni locali interessate alla realizzazione di opere con un significativo impatto ambientale”. Il suo iter viene “attivato nella fase iniziale della progettazione in relazione alla fattibilità, quando il proponente è ancora nelle condizioni di poter scegliere se realizzare l’opera e, eventualmente, quali modifiche chiedere di apportare al progetto originale” e non nella fase finale come si prospetta per il raddoppio del tratto Andora-Finale L.

La stessa Regione Liguria con la propria legge ( 16 febbraio 2016 ) indica le “Misure per il

rafforzamento delle fasi di progettazione e finanziamento di opere pubbliche di particolare rilievo” e all’ art. 18 precisa che “al fine di individuare le soluzioni ottimali, di assicurare maggior certezza dei tempi di realizzazione nonché di promuovere l’accettazione sociale da parte delle collettività locali interessate, la Regione definisce le procedure per una esaustiva forma di “dibattito pubblico” sulla base di un adeguato livello di progettazione”.

Questa procedura obbligatoria, vincolante per la stessa Regione, non è stata attivata nel savonese, pur essendo ben note le problematiche relative all’opera e per queste ragioni “Europa Verde” condivide la presa di posizione della “Lista Sansa”.

In Liguria si può completare il raddoppio della ferrovia senza danneggiare il delicato equilibrio costiero ed è compito dei tecnici, ascoltati tutti i soggetti interessati alla grande opera, trovare soluzioni compatibili con la “transizione ecologica”, base di un nuovo modello di sviluppo ecosostenibile.

Europa Verde – Verdi del savonese

Porto Savona, Europa Verde: “Inaccettabili ritardi per la realizzazione dei sistemi di elettrificazione”

ivg.it

Nicola Seppone


Aprile 2022 –Liguria.

Nei giorni scorsi, in una dichiarazione di ‘Confitarma’ (Confederazione Italiana Armatori), si legge come l’organizzazione stia predisponendo un documento con proposte per uno sviluppo del ‘cold ironing’ (alimentazione con corrente elettrica da terra delle navi ormeggiate) il più possibile aderente alle esigenze dell’armamento, ma elencando contemporaneamente una serie di gravi criticità. Ricapitolando i termini del problema:. Il PNRR avrebbe già stanziato 700 milioni di euro per l’elettrificazione dei più importanti porti taliani, ma Genova e Savona sarebbero escluse perchè 20 milioni finalizzati a questo scopo (banchine, terminal traghetti e terminal crocere) con 7 accosti per Genova e 10 milioni per Savona con 2 accosti crocere, erano già stati autorizzati dalla Conferenza dei Servizi nel 2020. ‘Confitarma’ sostiene comunque che se le somme vienissero divise per tutti gli scali portuali, la cifra a disposizione delle singole città non sarebbe sufficiente e ritiene doveroso un coinvolgimento a livello centrale di tutti gli “stakeholders” (portatori di interesse) per decidere dove e quanto investire, denunciando inoltre ‘confusioni operative’”. Lo scrivono, in una nota, Loredana Gallo e Roberto Delfino di Europa Verde – Verdi della provincia di Savona.

“Dopo questa presa di posizione – spiegano – non si sa quali potranno essere gli sviluppi futuri, ma un dato è certo: non sono ammissibili ulteriori ritardi.
 Per una politica di de-carbonizzazione dei sistemi infrastrutturali, nel rispetto degli ‘Accordi di Parigi’, è necessaria e urgente l’elettrificazione dei porti liguri. Gli studi effettuati fino ad ora hanno fornito risultati drammatici: le navi ormeggiate emettono ogni giorno inquinanti dieci volte superiori a quelli dei veicoli circolanti in città.
 La situazione grave riscontrata in Genova è stata evidenziata anche a Savona con lo studio pubblicato da ‘Italia Nostra’, nel quale sono dimostrati i danni per la salute dei cittadini che risiedono in area portuale”.

“L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale – proseguono i Verdi savonesi – in passato aveva già chiesto 35 milioni di Euro per l’elettrificazione del porto di Genova con la realizzazione di un grande sistema fotovoltaico. La somma rientrava nella dotazione complessiva dei finanziamenti denominati “Green Ports” che il ‘Ministero per la Transizione Ecologica’ aveva messo in campo con l’obiettivo di incentivare l’uso delle energie rinnovabili negli ‘hub portuali’. 
L’elettrificazione delle banchine commerciali (passeggeri e merci), nei bacini di Genova e Savona- Vado, dovrebbe in futuro migliorare la qualità dell’aria e ridurre l’inquinamento acustico, mentre vasti impianti fotovoltaici sulle strutture portuali (magazzini e hangar) potrebbero far raggiungere l’autosufficienza energetica”.

“Ulteriori ritardi non si possono imputare a difficoltà di progettazione in quanto aziende internazionali già da tempo propongono sistemi di elettrificazione collaudati nei porti del Nord- Europa e degli Stati Uniti.
Nello scalo di Rotterdam, oltre ai sistemi citati per le banchine di attracco, lo spostamento dei carichi pesanti sui moli viene addirittura effettuato da nuovi trattori a “impatto zero” con motori a idrogeno.
L’uso dell’ “idrogeno verde” come combustibile diventa ormai necessario in quanto, secondo
l’ “Organizzazione marittima internazionale delle Nazioni Unite”, le navi sono responsabili del 3% delle emissioni globali di CO2”, aggiungono Gallo e Delfino.

“Il Giappone ha già varato la ‘Suiso Frontier’ (attualmente in viaggio verso l’Australia), una nave capace di trasportare 1250 mc. di idrogeno liquido (un carburante ecologico perfetto perchè produce solo vapore d’acqua). In Norvegia nel 2023 entrerà in navigazione la prima nave passeggeri completamente alimentata con lo stesso combustibile (l’energia di prossima generazione che diventerà di uso comune quanto oggi il petrolio). In definitiva è realistico puntare su nuovi investimenti in una industria eco-sostenibile che guardi seriamente al futuro. La ‘transizione ecologica’ richiede scelte coraggiose e se gli investimenti nei porti del nord Europa non hanno trovato ostacoli insuperabili, anche l’Italia e ‘Confitarma’ possono e devono ottenere gli stessi risultati”, conclu

Sei giovane? Non conti un cazzo. Sappilo!

Ciao

Se hai un’età compresa tra i 18 ed i 25 anni sappi che, per la politica, non conti un cazzo.

Di te, delle tue necessità, del tuo futuro non importa un accidente a nessuno.  Se c’è da fregare qualcuno tu sei la prima scelta.

Di chi è la colpa? Tua!

Hai la cultura, hai competenze, hai informazioni, sei social, sei cool, ma ti comporti come un fesso.

Non hai capito una cosa molto semplice: nessuno farà i tuoi interessi nelle scelte elettorali, probabilmente nemmeno i tuoi genitori.

Solo tu puoi cercare di garantirti un domani sereno perché, quando vivrai il tuo attuale futuro, quasi tutti coloro che adesso comandano saranno morti o quasi.

Ti immagini quanto gliene può importare?

L’importante, per loro, è star bene adesso, “dare un calcio alla lattina” e lasciarti i problemi da risolvere.

Chi ha più esperienza di te ha capito una cosa molto semplice che però a te non è ancora entrata in testa: se non ti occupi anche tu delle cose, se ne occuperà qualcun altro per te e puoi star sicuro che non lo farà nei tuoi interessi.

Tu dici – la politica è una schifezza, sono tutti uguali, intanto non cambia niente -.

Questo è il pensiero che ti frega.

Ricorda una cosa: anche se tu non ti occupi della politica la politica si occupa di te, ogni giorno.

Tu dici: -Io non vado a votare non mi interessa.-

Bravo, bel ragionamento !

Secondo te le cose fino ad ora sono andate bene? Sei contento di come siamo messi? 

Sai che l’ultimo governo eletto governava con 12 milioni di voti su 46  di potenziali elettori? 

Sai che se consideriamo la totalità degli abitanti, il governo è stato legittimato con il voto di un italiano su cinque?

Per chi votare decidi tu. Ma non farti convincere da chi dice che intanto le cose non possono cambiare perché a volte è in malafede ma più spesso non capisce che così quello fregato è lui

Prova ad informarti e vedrai che i partiti non sono tutti uguali, ci sono differenze enormi sull’idea di futuro e di società, e conta molto chi vince.

Conta per tutti e soprattutto per te, stai sicuro!

Sintesi di una intervista a Piero Angela di Telmo Pievani su Micromega.

Nel febbraio del 2020 Piero Angela rispondendo a Telmo Pievani in una intervista apparsa su Micromega parlava del web e di come questo strumento facesse crescere la disinformazione. Sul web aumentano le persone che credono in ogni cosa. Telmo Pievani ricorda che nel 2004 gli italiani che dubitavano dell’esistenza dell’Olocausto erano meno del 3%, mentre oggi siamo arrivati al 15%…’Cosa pensi del ritorno di queste forme di negazionismo?’. Piero Angela rispondeva: ‘Ancora oggi in America c’è una percentuale impressionante di persone che crede che gli americani non siano mai stati sulla Luna. Come pure c’è gente che non crede ai vaccini. C’è un po’ di tutto.‘.

Piero Angela aveva seguito tutto il ‘progetto Apollo’ che aveva l’obiettivo di portare gli statunitensi sulla Luna e non perchè la cosa le importasse più di tanto ma per vincere la gara con l’URSS. Il progetto Apollo era un progetto militare: il dominio dello spazio era strategicamente fondamentale in quel periodo.
Poi c’era la motivazione, quella che servirebbe oggi per il tema ambientale.
Perché, se ci si rendesse davvero conto dei rischi che si stanno correndo, potrebbe darsi un impegno forte come quello profuso allora per arrivare sulla Luna. Purtroppo questa consapevolezza non c’è e anche per una ragione psicologica: noi siamo stati abituati, sia geneticamente sia culturalmente, a reagire alle cose che abbiamo davanti e non ai pericoli futuri.’. Si, fatichiamo a pensare ai problemi con un’ottica rivolta al futuro.
Siamo dentro una sorta di trappola cognitiva che ci paralizza. Ci mancano la lungimiranza e l’immaginazione necessarie, senza contare gli egoismi e le ritrosie a cambiare i modelli di sviluppo e di consumo, le abitudini quotidiane.'(…)’L’interesse per l’ambiente è aumentato perché se ne parla tanto, perché per fortuna c’è Greta Thunberg, e la speranza è che questa volta non si tratti solo di fuochi di paglia. Anche perché le nuove generazioni cominciano a percepire che la questione li riguarda. Chi nasce oggi se lo vivrà tutto il futuro che ci attende…‘.

Piero Angela è stato uno dei primi a fare trasmissioni sull’ambiente; già dagli anni ’80, ma ancora prima negli anni ’70 quando con Aurelio Peccei e il suo Club di Roma uscì il rapporto ‘I limiti dello sviluppo‘, commissionato dal MIT di Boston. Aurelio Peccei per Piero Angela era una Greta Thunberg ante litteram. Con lui collaborò a molte iniziative. Piero Angela ricorda che da quel rapporto del Club di Roma ad oggi è stata fatta molta strada, ma ancora ne serve e anche se i dati fossero veri solo in parte… ‘anche solo per prudenza, è meglio se risparmiamo energia, tanto più che noi non ne abbiamo e quindi diventare perlomeno efficienti è comunque un buon affare‘.
Piero Angela si occupava tanto di ambiente anche se aveva la consapevolezza data l’età che la cosa lo riguardasse poco: ‘non sarà nei prossimi tre-quattro anni – il tempo che ancora mi rimane da vivere, se va bene – che le cose cambieranno‘.
Impariamo da questa bella lezione a guardare il futuro e soprattutto a provare a cambiare il nostro atteggiamento nei riguardi dell’ambiente. Grazie Piero Angela.

“Siamo cani in un canile”…magari, sarebbe già qualcosa.

foto da www.lavocenews.it

In occasione del cinquantatreesimo suicidio avvenuto, da gennaio, tra le mura delle carceri italiane Il Riformista pubblica un articolo di Tiziana Maiolo che ricorda una frase che, Gabriele Cagliari, presidente dell’ENI, pronunciò prima di suicidarsi in carcere. Questa frase voleva rappresentare la inumana situazione carceraria italiana e soprattutto il totale disinteresse di tutto il circo mediatico e della politica nei confronti di questo abominevole crimine perpetrato da decenni dallo Stato italiano in violazione a tutti i trattati internazionali e per la quale è stato più volte sanzionato. Cagliari descrisse la condizione dei detenuti in questo modo: “Siamo cani nel canile”. Ebbene io credo che questa frase fosse sbagliata. I detenuti italiani sono in una condizione peggiore dei cani nel canile perché, mentre giustamente il sentimento comune nei confronti degli animali abbandonati é di piena solidarietà essendo visti come creature innocenti ingiustamente rinchiuse, gli esseri umani, che marciscono nelle patrie galere in condizioni praticamente medievali, non sono oggetto di nessun sentimento di empatia da parte della maggior parte delle persone. Continua infatti a prevalere nella stragrande maggioranza degli italiani l’idea che il carcere abbia un prevalente scopo afflittivo, cioè debba far soffrire il reo alfine di vendicare la società dal crimine subito e indurre un effetto deterrente sui malintenzionati. Solo una minoranza è convinta di quanto dice la nostra costituzione che, figlia di una straordinaria corrente di pensiero della quale il nostro paese può menare vanto al confronto anche di civiltà molto avanzate e che inizia nel 700 con Cesare Beccaria, afferma che lo scopo della pena è quello di riabilitare il detenuto perché possa essere reinserito nella società. I vantaggi di questa visione sono molteplici e ampiamente dimostrati da molti decenni attraverso esperienze comuni a tutto il mondo più avanzato dove un carcere improntato ad uno scopo rieducativo riduce molto di più le recidive e permette di reinserire il cittadino nel tessuto sociale dove può vivere, lavorare e produrre una ricchezza per la società in grado di ripagare la parte materiale del danno causato dal suo reato. Ciononostante a causa del prevalere del desiderio vendicativo su quello riabilitativo nell’elettorato italiano, una parte dei partiti si astiene in modo assoluto dal pronunciarsi su una riforma penitenziaria assolutamente indispensabile per riportare il nostro paese nel novero di quelli civili ma che non incontra minimamente il sentire comune. Alcuni partiti addirittura cavalcano biecamente e cinicamente questa arretratezza degli Italiani facendone un triste e squallido cavallo di battaglia. La Lega in primis, e poi Fratelli d’Italia e i Cinque stelle sempre dalla parte della vendetta e di una visione delle carceri degna dell’antichità. La responsabilità del deficit culturale degli Italiani é equamente condivisa da una scuola ancora profondamente improntata dalla riforma Gentile del periodo fascista, dai mezzi di comunicazione che, sempre all’inseguimento della odience evitano come la peste di affrontare argomenti controversi ma anche e soprattutto da gran parte della politica italiana che ancora una volta dimostra il suo cinismo e il suo squallore primariamente umano prima che politico. Al momento oltre ai Verdi – Sinistra italiana e naturalmente +Europa che ne fa un argomento fondante, i partiti dello schieramento di centro sinistra hanno in vario modo affrontato l’argomento nei loro programmi elettorali. La destra invece continua a pensare di risolvere il problema semplicemente mediante una nuova edilizia carceraria che non è stata fatta negli ultimi 40 anni e non lo sarà nemmeno nei prossimi.
Tra le mille arretratezze culturali che caratterizzano la destra italiana questa è una delle più evidenti, anche perché sopravvive indenne ad oltre un secolo di progresso culturale ed a una innumerevole serie di evidenze talmente inoppugnabili da non meritare neanche un minuto di discussione. Basta infatti osservare com’è l’incidenza della criminalità e soprattutto delle recidive nei paesi più avanzati in questo campo e compararlo con la loro gestione del regime carcerario per fugare qualsiasi dubbio sull’ efficacia di una visione più moderna, più civile e soprattutto più umana di gestire le carceri che prevede la carcerazione come extrema ratio a fronte di un ampio ricorso a pene alternative al carcere ed a percorsi di rieducazione, riabilitazione e reinserimento nella società praticamente assenti in Italia.

I Verdi ribattono con i fatti all’attacco di Rixi sul nucleare

Edoardo Rixi, deputato della Lega genovese, componente commissione Trasporti, responsabile dipartimento Infrastrutture, ha attaccato i “Verdi” sul “nucleare” dichiarando che “Calenda spinge per il ritorno all’energia nucleare, Bonelli e Fratoianni sono i primi oppositori”.

Per dovere di informazione è bene essere chiari: tutte le “centrali nucleari a fissione”, grandi o piccole, producono scorie radioattive, mentre le “centrali nucleari a fusione”, che sono ancora in fase di sperimentazione e non generano scorie radioattive sono auspicate dagli ambientalisti.

Con il referendum del 1987 l’Italia era stata tra i primi Paesi industriali avanzati ad uscire dal “nucleare a fissione” e la decisione degli Italiani, poi ribadita con un secondo referendum nel 2011, ha evitato gli enormi costi legati al contenimento-smaltimento di tutte le scorie radioattive. Sappiamo che le fonti energetiche dipendenti da questa tecnologia sono ormai in declino nello scenario mondiale. Dal 2000 nessun nuovo reattore è più entrato in funzione, mentre due sono ancora in costruzione a costi esorbitanti. 

Irriducibile sostenitore di questa industria, obsoleta e pericolosa, è l’attuale Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, che promuove gli Small Modular Reactors, cioè gli SMR. Trattasi di Impianti ancora sperimentali, costosissimi e da costruire in numero ingente, che generano comunque scorie radioattive da smaltire,  senza avere chiari i tempi e i luoghi.

Ci sono invece iniziative innovative in materia di produzione energetica in California: aziende private (tra cui una italiana) investono già in impianti solari fotovoltaici con megabatterie capaci di rilasciare, nelle ore serali e notturne, parte della sovrapproduzione di energia rinnovabile.

Oggi, a 35 anni dal terribile incidente di Chernobyl, a 10 anni dall’incidente di Fukushima, considerando i continui incidenti bellici che avvengono ora nelle vicinanze delle centrali nucleari dell’ Ucraina, dev’essere ben chiaro a tutti come non esistano le garanzie necessarie per l’eliminazione del rischio di incidenti che porterebbero inevitabili vaste contaminazioni radioattive. Sono anche ben noti i problemi legati alla contaminazione “ordinaria” in

seguito al rilascio di piccole dosi di radioattività da parte delle centrali nucleari  durante il loro normale funzionamento, cui sono esposti primariamente i lavoratori e le popolazioni residenti. 

Lo smaltimento dei rifiuti radioattivi 

derivanti dall’attività delle centrali e dal loro finale, obbligatorio smantellamento, è un problema dai costi insostenibili, come ci insegna la vicina Francia, oggi in crisi per le centrali ormai vecchie e pericolose da demolire, con 1,54 milioni di metri cubi di

materiali radioattivi accumulati nel tempo. 

Le circa 250mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotti fino ad oggi nel mondo sono in attesa di essere conferiti in siti di smaltimento definitivo, mentre allo stato attuale sono ancora stoccati in depositi “temporanei” o lasciati negli stessi impianti dove sono stati generati. L’Italia conta, secondo l’inventario curato dall’ Agenzia per la protezione dell’ambiente e dei servizi tecnici, circa 25mila m³ di rifiuti radioattivi e 

250 tonnellate di combustibile irraggiato, pari al 99% della radioattività presente nel nostro Paese, a cui vanno sommati circa 1.500 m³ di rifiuti prodotti annualmente da ricerca, medicina e industria: materiale attualmente stoccato in 90 capannoni o bunker distribuiti in varie Regioni (20 nel Lazio, 16 in Piemonte, 10 in Lombardia, ecc.).

Per il futuro bisognerà poi pensare ai circa 80-90mila m³ di scorie che deriveranno dallo

smantellamento obbligatorio di quello che resta delle 4 nostre ex-centrali e degli impianti utilizzati nel ciclo di produzione del combustibile nucleare. Esiste poi la necessità di rendere inutilizzabile il materiale fissile di scarto, per evitarne il possibile uso a scopo militare: in uno scenario mondiale, dove il terrorismo globale è una minaccia concreta, bisogna infatti considerare che dal trattamento di questo materiale si può estrarre plutonio, materia prima per la 

costruzione di armi nucleari.

Gli impianti nucleari attivi possono diventare obiettivi sensibili poiché nell’attuale scenario mondiale non è da escludere che, sfuggendo al controllo della comunità internazionale, possano esserci Paesi che, per dotarsi di armamenti nucleari, arrivino ad utilizzare il nucleare destinato ad uso civile. 

Questa è la realtà: il Ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani  è chiamato ad attuare provvedimenti urgenti per la riduzione dei combustibili fossili, potenziando le fonti di energia alternativa, invece di sviare i problemi e ipotizzare future tecnologie nucleari di quarta generazione.

Anche Letta, segretario PD, si è così espresso: “Non ci piace la bozza di tassonomia verde che la Commissione Ue sta facendo circolare. L’inclusione del nucleare è per noi radicalmente sbagliata. Il gas non è il futuro, è solo da considerare in logica di pura transizione verso le vere energie rinnovabili“. Su Twitter ha preso posizione anche contro l’energia atomica, dopo le proteste di Europa Verde. Si è schierato contro la proposta avanzata da Bruxelles di inserire il nucleare e il gas naturale in una lista di attività economiche considerate sostenibili dal punto di vista ambientale. Infine, ecco le parole di Bonelli:

“Accogliamo con grande favore la posizione assunta dal segretario del Pd. E’ una scelta politica importante. L’inserimento del nucleare e del gas nella tassonomia Verde Ue non tutela il pianeta e nemmeno gli interessi economici dell’Italia, ma solo quelli dell’industria nuclearista francese, fortemente indebitata, che vuole mettere le mani sui fondi pubblici europei. Ora ci sono le condizioni per costruire nel Parlamento europeo una maggioranza che possa bocciare la proposta di tassonomia della Ue per puntare sulle rinnovabili, sull’ efficienza e la riduzione dei consumi energetici”.

Europa Verde – Verdi del Savonese

I punti dell’accordo elettorale tra Europa Verde, Sinistra Italiana e Partito Democratico: Costituzione, Ambiente e Lavoro

La nuova formazione, nata dall’alleanza tra Europa Verde e Sinistra Italiana siglata il 2 luglio di quest’anno, si presenterà alle elezioni del 25 settembre con il PD; sebbene ci sia la consapevolezza delle differenze rispetto all’esperienza del governo Draghi, per via della legge elettorale per non dare la vittoria alle destre, si batterà per evitarla e per dare un futuro all’Italia.
Dopo l’uscita dall’accordo elettorale di Carlo Calenda e il suo gruppo Azione con il PD per Europa Verde e Sinistra Italiana l’accordo elettorale con il Partito Democratico ha acquisito una nuova dimensione.
Ora la difesa della Costituzione, con l’opposizione al presidenzialismo e a quello che chiamano l’autonomia differenziata delle Regioni; la riforma del Diritto di Cittadinanza e la volontè di ricerca di un’Italia più Verde che sappia conseguire gli obiettivi di energia rinnovabili e leggi finalizzate al raggiungimento di quei patti sostenuti a livello europeo che riguardano il clima al 2030 con la riduzione della dipendenza alle fonti fossili, sostenendo altresì la revisione del Patto di Stabilità per la Transizione Ecologica, sono punti più perseguibili unitariamente.
Sul piano sociale, dopo la pandemia e la guerra, la crisi ci impone un impegno comune a contrastare le diseguaglianze sociali, territoriali e generazionali. Il lavoro come centro della politica con la lotta al lavoro nero e la precarietà dovrà essere un obiettivo comune introducendo il salario minimo e riforme sul lavoro come quella recente adottata in Spagna.

Cliccando QUI si può scaricare il testo dell’accordo sottoscritto
tra Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico, per le prossime elezioni politiche.

Il negazionismo climatico

 

Greta Thunberg nel frattempo è diventata maggiorenne però gli attacchi a lei non si fermano e sono fatti da chi soprattutto nega l’emergenza climatica e cerca di difendere gli stili di vita fin qui raggiunti. C’è chi chiama ‘gretina’ Greta Thunberg, con chiaro riferimento a ‘cretina’; ricordiamo la prima pagina del quotidiano ‘Libero’ che titolava: ‘Vieni avanti Gretina. La rompiballe va dal Papa’. Chiaro riferimento a ‘Vieni avanti cretino’, un film di Luciano Salce del 1982. Su la ‘Verità’, altro quotidiano destrorso, c’era stato  Marcello Veneziani che aveva invitato tutti i giovani manifestanti per il clima a “non fare i gretini”. Un ultimo articolo su ‘Il Giornale’ invece titola: ‘Pur di accontentare Greta vogliono farci crepare prima’. Segue il concetto che ‘Passata la fase più acuta del Coronavirus c’è una nuova emergenza a tenere banco ed è quella ambientale climatica’; questo riferito ai dati di quanto inquinano gli esami medici e in particolare la risonanza magnetica.

Anche Giorgia Meloni l’ha chiamata ‘gretina’ nel suo comizio-intervento al congresso dei Vox in Spagna. Ma su Greta Thunberg è stato detto di tutto e di più naturalmente tralasciando le sue ragioni e la sua rabbia nel vedere disattese le speranze di un ravvedimento dei governanti sulla crisi ambientale. C’è da dire che questa ragazzina parla in modo molto chiaro e diretto. Parla nei maggiori consessi mondiali senza mezze parole. Esempio: «La civiltà viene sacrificata per dare la possibilità a una piccola cerchia di persone di continuare a fare profitti. La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. Molti soffrono per garantire a pochi di vivere nel lusso. Noi dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra e dobbiamo focalizzarci sull’uguaglianza e se le soluzioni sono impossibili da trovare in questo sistema significa che dobbiamo cambiarlo.». Greta ha ragione e molta acredine (chiamiamola così) nei suoi confronti è dettata da invidia, da mancanza di autorevolezza che invece ha raggiunto questa ragazza che ha fatto nascere un movimento mondiale chiamato ‘Fridays For Future’. Ha svegliato milioni di giovani dati per abulici, su un tema fondamentale al futuro del nostro pianeta. Con Greta Thunberg abbiamo compreso come prima di arrivare a toccare i limiti dello sviluppo climatico tocchiamo intanto quelli dello sviluppo sociale.

Bisogna affermarlo subito: esiste un negazionismo climatico e questo fa capo politicamente ai partiti della destra radicale, quelli ultranazionalisti, antieuropeisti, per lo più antimmigrati, spesso antisistema che negli ultimi anni hanno guadagnato terreno in diversi paesi europei, ottenendo forti rappresentanze nei parlamenti nazionali e in alcuni casi andando anche al governo. Spesso le destre europee non citano affatto la questione del clima nei loro programmi, o l’affrontano solo in modo marginale e senza prendere posizioni chiare.

In Italia, la Lega di Salvini parla nel suo programma di transizione energetica e di economia sostenibile, ma finora ha contrastato le misure concrete sul cambiamento climatico. Di più ha rispolverato le scelte nucleari. Al parlamento europeo nella scorsa legislatura la Lega ha votato contro tutte le proposte di politica energetica e sul clima, salvo una direttiva sul risparmio energetico nell’edilizia. Nel parlamento italiano la Lega si è astenuta dal ratificare gli accordi di Parigi: “Non perché non concorda con questi obiettivi, ma perché l’accordo raggiunto è un compromesso al ribasso … che permette alle aziende cinesi e dei paesi in via di sviluppo di fare concorrenza sleale alle imprese italiane in regola con produzioni rispettose dell’ambiente”.

Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri si è scagliato contro chi sostiene la politica ambientalista alla Greta Thunberg: “Distrugge il mondo. Siete peggio della guerra, fate più danni. Mettete la vostra politica e la vostra demagogia mentre l’Italia è in ginocchioCol pannello ci fai il tè. Un bel pannello, prendi il tè con l’acqua calda. Per fare il tè il pannello va bene. L’energia solare è una sola, serve per qualche termosifone“. Ecco il pensiero in sostanza della destra italiana.

In Francia, il Front national guidato da Marine Le Pen sostiene che la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul clima (Unfccc), da cui discende tutta la trattativa internazionale in materia, è “un complotto comunista” per limitare l’economia francese – anche se poi appoggia l’uso di energie rinnovabili generate in Francia per “diminuire la dipendenza dai paesi arabi del Golfo che insieme al petrolio ci mandano la loro ideologia

Non dimentichiamo poi Donald Trump e le sue posizioni sul clima riassunte da un tweet: «Il riscaldamento globale è una bufala». Poi bisogna aggiungere tra i diffiusori del negazionismo climatico anche i complottisti no-vax, i partecipanti della propaganda russa e chi si spaccia per autorevole scienziato. Quindi abbiamo bisogno di una informazione che nell’ottica proposta da un slogan impiegato da molte ONG “pensare globalmente ed agire localmente”, sappia promuovere meccanismi di azione ed incentivi la motivazione del pubblico.

 

‘Antropocene o capitalocene? Scenari di ecologia-mondo nella crisi planetaria’ di Jason W. Moore

Prima di Antropocene – Una nuova epoca per la Terra, una sfida per l’umanità del 2021 era uscito un altro libro ‘Antropocene o capitalocene? Scenari di ecologia-mondo nella crisi planetaria‘ di Jason W. Moore del 2017.
Tutti i due libri trattano dei drammatici cambiamenti climatici; tutti e due i libri convergono sulla fine dell’Olocene per ribadire come si stia vivendo nell’Antropocene.
Il punto di vista di Jason W. Moore – storico dell’ambiente e docente di economia politica presso il Dipartimento di sociologia della Università di Binghamton negli Stati Uniti, è membro del Comitato esecutivo del Fernand Braudel Center for the Study of Economies, Historical Systems and Civilizations. – centra la sua visione all’economia del capitalismo, al suo modo di produzione che ha nel divenire storico la tendenza a farsi mercato globale. Il capitalismo è di per sé un regime ecologico: nella variabile di capitale, potere, ambiente si costituiscono i rapporti socio-naturali per cui sfruttamento e creazione di valore non si danno sulla natura ma attraverso di essa.
Nella prefazione si arriva subito al dunque: Il cambiamento climatico antropogenico che caratterizza l’Antropocene è una colossale falsificazione. Il cambiamento climatico non è il risultato dell’azione umana in astratto − l’Anthropos − bensì la conseguenza più evidente di secoli di dominio del capitale. Il cambiamento climatico è capitalogenico. Per questo Jason W. Moore chiama questa fase ‘Capitalocene’.
Abbiamo così anche lo spostamento del concetto di Antropocene che fa anticipare questa era al 1450, il momento nel quale gli Europei si guardano attorno alla ricerca di nuovi spazi di natura a buon mercato, iniziando un’appropriazione di nuove terre e assumendo un atteggiamento attraverso il quale schiavismo e colonialismo vengono sdoganati permettendo quell’accumulo originario che ha permesso l’esistenza del capitalismo stesso.
Le organizzazioni umane sono al contempo produttrici e prodotti della rete della vita, intesa come un mosaico di diversità in evoluzione. Da questa prospettiva, il capitalismo diventa qualcosa di più che umano. Diventa un’ecologia-mondo di potere, capitale e natura. L’argomento del Capitalocene è soprattutto una ipotesi dialettica. Questo, come abbiamo visto, rivela l’azione che il capitale compie appropriandosi non solo della forza lavoro, e depredando la Natura a buon mercato ma anche del lavoro gratuito delle nature umana e extra umana.
Si arriva allora a dire che ‘occorre cambiare il sistema e non il clima‘: affermazione in qualche modo valida e da diffondere, ma semplicistica e riduzionistica. Bisogna fare attenzione al modo in cui pensiamo il sistema.
Per guidarci verso una liberazione sostenibile dovremo essere sospettosi (afferma Moore) nei confronti di visioni che riducono il capitalismo ai suoi momenti economici e sociali…no, ‘il capitalismo si sviluppa attraverso la rete della vita. Nel suo movimento, la socialità umana è stata brutalmente sfigurata dalla struttura binaria Natura/Società in quanto astrazione reale che ha reso possibili i vari regimi razziali e di genere della modernità‘.
Certo che il libro diventa di difficile lettura per la mole di dati storici con rimandi e citazioni ricche di riflessioni concettuali che ruotano tutte sul tema storico-economico sociale; insomma una lettura forse per addetti ai lavori per ribadire la responsabilità del capitale e della conseguente economia di mercato dei problemi dell’Antropocene. In chiusura fa testo la quantità di dati, riferimenti e mole bibliografica a supporto di quanto si vuole affermare nel libro.

Gaia. Nuove idee sull’ecologia di James Lovelock

Questo libro, Gaia- Nuove idee sull’ecologia di James Lovelock, -edito da Bollati Boringhieri- è il primo che affronta la teoria di Gaia, nome della dea greca della Terra. James Lovelock fu quindi il primo studioso, che insieme alla microbiologa Lynn Margulis- madre a lungo incompresa della teoria dell’origine endosimbiotica della cellula eucariote- ad affrontare la Terra Gaia come un organismo vivente unico capace di autoregolarsi e rispondere a quei fattori che turbano gli equilibri naturali.
Tutto questo accadde nel 1979 e con ciò si inizierà a comprendere che la Terra non è una forza primitiva da sottomettere né tantomeno un pianeta che ruota senza méta nel cosmo. L’ecologia aveva un nuovo punto di vista. Così quella che chiamiamo MadreTerra è per la Terra stessa, Vita. Il primo capitolo prende spunto dalle sonde spaziali lanciate su Marte che stabiliscono che è un pianeta morto: è un pianeta che, come Venere, si è ossidato; Il suo contenuto di idrogeno (importante in tutte le forme di vita) è volatizzato.
Gaia è bella vista da lassù. La biosfera, con i suoi gas in continua trasformazione, è un combinato disposto per la vita. Una incredibile composizione chimica ha interagito con la formazione della vita e l’aria è stata una coperta molto funzionale.
A pag. 55 leggiamo:
Nella nostra società, dalla rivoluzione industriale in poi, noi ci siamo trovati di fronte a problemi di chimica di grande rilievo, come la scarsità di materiali essenziali e l’inquinamento locale. La biosfera primitiva forse ha dovuto affrontare problemi simili. Forse il primo ingegnoso sistema cellulare che apprese a raccogliere zinco dall’ambiente, prima per uso proprio e poi per il bene comune, senza volerlo raccolse anche un altro elemento simile ma velenoso, il mercurio. Qualche errore di questo genere probabilmente condusse ad uno dei primi incidenti da inquinamento nel mondo. Come di solito, questo particolare problema fu risolto mediante la selezione naturale, poiché noi abbiamo oggi sistemi di microrganismi che possono convertire il mercurio e altri elementi tossici nei loro metilderivati volatili. Questi organismi possono rappresentare il più antico processo vitale per l’eliminazione di rifiuti tossici. L’inquinamento non è, contrariamente a quanto ci viene spesso detto, un prodotto della turpitudine morale. Esso è l’inevitabile conseguenza della vita in azione.‘.
I vari gas quali l’ammoniaca, il carbonio, lo zolfo, il mercurio, l’azoto, il fosforo, l’ossigeno, l’idrogeno furono, nelle varie epoche geologiche, pensati nocivi per la vita sulla Terra; ma non fu per fortuna che tutto si evolse e una capacità di regolazione prendeva forma. Possiamo allora comprendere che la sopravvivenza attraverso ‘momenti’ difficili è possibile. La vita diventa funzionale all’equilibrio e allo svilupparsi dell’energia chimica.
Con esempi specifici l’autore simula la fine della vita su Gaia facendola diventare un pianeta morto come il fratello Marte e la sorella Venere. Ma questa fantasia può succedere?
Esiste una cibernetica naturale; un complesso sistema di autoregolazione che investe l’Uomo come Gaia. La regolazione della temperatura corporea dell’uomo a 37 gradi è un fatto molto complesso; così se esiste lo dovrebbe essere anche per Gaia. L’ elaborazione dei dati avviene per l’uomo nel cervello; per Gaia esiste certamente un sistema ancora sconosciuto: però sappiamo come valida la prova di sistemi di controllo a livello planetario che usa piante e animali quali componenti utili a regolare il clima, la composizione chimica e la topografia sulla Terra. La vita quindi è funzionale alla autoregolazione dell’ecologia terrestre.
Questo processo di ‘omeostasi’, di autoregolazione degli organismi viventi, è un concetto fondamentale della biologia moderna. Per concludere l’autore dopo aver spiegato i numerosi processi chimici che svolge la Natura lancia un appello di speranza: con una tecnologia adeguata riusciremo anche noi al pari della Natura a regolare gli innumerevoli comportamenti chimici ed ecologici per mantenere una futura armonia anche riuscendo con il raddoppio della popolazione umana a fornire il cibo e la sua sopravvivenza. Naturalmente facendo molta attenzione. James Lovelock prova molti elementi per supportare la sua idea di un pianeta che cerca sempre un suo equilibrio…ma Gaia come dice nella prefazione Telmo Pievani:“…Gaia potrebbe benissimo fare a meno di un mammifero africano loquace e invasivo, spuntato un paio di centinaia di millenni fa, cioè nell’ultimo quarto d’ora della storia della biosfera. Non dobbiamo quindi farci perdonare da Gaia, perché ne siamo parte, e la categoria corretta – suggerisce acutamente Lovelock – non è la colpa, bensì la responsabilità per le conseguenze delle nostre azioni.”.

La ‘Cultura della bistecca’ una battaglia da aggiungere a quella sulle auto a benzina e diesel

Bene la decisione trovata a Lussemburgo nel Consiglio dei Ministri dell’Ambiente dei paesi UE di bloccare le vendite nel 2035 delle auto nuove a benzine e diesel. Tutto per l’obiettivo di emissioni zero nel 2050…ma io farei presente un’altra battaglia da aggiungere a questa sulle auto: quella di contrastare la ‘cultura della carne‘.

Esiste una riflessione, scritta esattamente 30 anni fa da Jeremy Rifkin con il libro Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne, su quanto è devastante il consumo di carne per l’ambiente e quindi per la salute in generale.
Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends di Washington, insegna alla Wharton School of Finance and Commerce. I suoi corsi all’Executive Education Program vertono sul rapporto fra l’evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l’ambiente e la cultura. Presentando sconcertanti dati di fatto e ricorrendo agli apporti di diverse discipline, dall’antropologia all’ecologia, Jeremy Rifkin in quel libro formula una precisa accusa al consumo di carne.

La ‘cultura della carne‘ oltre che responsabile di molte malattie è fautrice e responsabile di enormi squilibri ecologici, incrementando la povertà e la fame nel mondo con la sottrazione di grandi quantità di cereali all’alimentazione umana. Inoltre per fare posto a pascoli vengono abbattute foreste, terre fertili vengono trasformate in deserti, per cui si alimenta la minaccia di catastrofi climatiche.
Quel libro si è rivelato profetico e la denuncia della ‘cultura della bistecca’, responsabile di milioni di tumori, di infarti e diabeti, ci invitava a cambiare comportamenti alimentari.
Un dato che poi ricordo mi aveva incuriosito è quello sui peti delle mucche che negli allevamenti intensivi superano per immissione nell’aria la quantità di metano di tutto il traffico automobilistico. Sì, il metano è prodotto in gran quantità dalla digestione degli animali, soprattutto i ruminanti e quel gas è capace di aumentare drasticamente l’effetto serra contribuendo a surriscaldare la Terra.

Anche i dati del settore zootecnico europeo non sono confortanti e emettono -secondo fonti di Greenpeace del 2020- l’equivalente di 502 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Se aggiungiamo poi le emissioni di gas serra, quelle che derivano dalla produzione di mangimi o dalla deforestazione, queste arriverebbero a toccare le 704 milioni di tonnellate di CO2. Ancora una conferma: L’inquinamento prodotto dagli allevamenti intensivi è maggiore di tutto quello dei trasporti.






Viaggio in Italia dell’Antropocene – La geografia visionaria del nostro futuro di Telmo Pievani e Mauro Varotto

Viaggio in Italia dell’Antropocene – La geografia visionaria del nostro futuro di Telmo Pievani e Mauro Varotto
Abbiano visto gli effetti del periodo dell’Antropocene sul pianeta Terrae ora in particolare possiamo osservarli con Telmo Pievani e Mauro Varotto su l’Italia. Grazie al libro: ‘Viaggio in Italia dell’Antropocene – La geografia visionaria del nostro futuro’ conosciamo gli effetti devastanti dell’impatto dell’uomo sulla Natura in una porzione specifica della geografia: l’Italia.
Con Telmo Pievani, filosofo ed evoluzionista, e il geografo Mauro Varotto possiamo immaginare come si trasformerà l’Italia proiettandoci, in maniera distopica, nell’anno 2786; 1000 anni dopo il viaggio in Italia di Goethe.

Nell’introduzione si ricorda che: “L’idea di questo libro ha origine da una mappa realizzata nel 1940 dal geografo Bruno Castiglioni per i tipi del Touring Club Italiano, oggi esposta nella Sala dedicata al Clima del Museo di Geografia dell’Università di Padova, primo museo geografico universitario in Italia, inaugurato nel 2019. Quella mappa rappresenta due Italie molto diverse: un’esile silhouette peninsulare nella fase finale del Pliocene, risalente a 2,5 milioni di anni fa, quando la Pianura Padana ancora non esisteva e al suo posto si trovavano le calde acque tropicali del golfo pliocenico padano, e una più tozza conformazione corrispondente alla fase fredda dell’ultimo massimo glaciale, intorno a 20.000 anni fa, quando la costa adriatica si chiudeva all’altezza di Ancona.”. A questo Museo di Geografia dell’Università di Padova è stato deciso di donare i proventi ricavati dalla vendita del libro.

Divisa in 10 sezioni viene raffigurata una mappa d’Italia del futuro, il libro è anche una occasione er gustare quello che attualmente le bellezze del paesaggio ci riserva.
Così Venezia non esiste più e spiagge tropicali dell’Adriatico diventavano una meta per gli oligarchi russi. La nuova Venezia ora è Verona che con i suoi abitanti era riuscita a sopraelevare tutti i suoi tesori compresa l’Arena, San Zeno e Castelvecchio. Poi tra Adige e Garda le lagune si diffondevano. Anche Firenze si può dire che sia una nuova Venezia e la sua laguna e un arcipelago che corre verso il Tirreno.
Un’altra cosa che succede è che i nuovi migranti non saranno più gli africani in fuga dalla miseria e dalle crisi climatiche, ma siamo noi alla ricerca di accoglienza e salvezza. L’Italia a bagnomaria si presentava molto diversa e Sardegna con la Corsica erano un’isola unica; mentre la Toscana con il suo Appennino risultava un arcipelago di innumerevoli isole… insomma si dice chiaramente che ‘Numerose città si troverebbero sotto almeno 40 o 50 metri d’acqua: nel nordest Venezia, Trieste, Padova, Treviso e Pordenone; nell’area romagnola Ferrara, Rimini e Ravenna; in Liguria ovviamente tutti i capoluoghi di provincia sulla costa; in Toscana finirebbero sommerse non solo Pisa e Livorno, ma anche Lucca e Grosseto; nel Lazio non solo Latina, ma anche Roma, città (ex) eterna; lungo la costa adriatica la stessa sorte toccherebbe ad Ancona, Pesaro e Pescara; in Puglia scomparirebbero Bari, Barletta, Brindisi e Taranto, in Campania Napoli e Salerno, in Calabria Crotone e Reggio; in Sicilia Messina, Catania, Palermo, Siracusa e Trapani; in Sardegna il capoluogo Cagliari.”.
Non a caso il libro racconta del viaggio, un Grand Tour, fatto a bordo del battello Palmanova da Milordo. L’Italia era diventata un luogo di studio in Europa per il cambiamento climatico. A causa dell’innalzamento del mare tutto era cambiato.
E i ghiacciai? ‘Molti scienziati, come altrettante Cassandre inascoltate, lo avevano detto che i ghiacciai erano come i canarini del minatore che avvertono per primi la mancanza di ossigeno nelle gallerie. Era stato tutto inutile e in quel momento Milordo guardava le vette calve del Gran Paradiso, del monte Bianco, del Cervino e del monte Rosa, le sommità pietrose spoglie, gli enormi ghiaioni, i massi erranti, i bacini vuoti dove un tempo c’erano i laghi glaciali, i torrenti in secca, e poco sotto le praterie gialle, i versanti sferzati dal vento, le frane e gli smottamenti.’.

E la nostra Liguria? Ecco che era diventata le Cento Terre grazie ai suoi nuovi fiordi. Con i fiordi in aumento in altre parti d’Italia pare di essere in una nuova Norvegia.
Il viaggio di Milordo è una scoperta continua di nuovi paesaggi e il nostro Sud gli offre scenari fantastici. Dall’isola di Vesuvia, ovvero il Vesuvio e l’Apullia con la Trinacria sono luoghi africani.
Per concludere: ‘Nonostante la sua geografia apocalittica, questo libro semiserio è improntato all’ottimismo e intende stimolare all’azione, che per essere efficace dovrebbe coinvolgere tutte le scale, da quella politica a quella planetaria a quella dei comportamenti del singolo individuo.’.

In ultimo, prima della bibliografia, il libro fornisce dieci regole d’oro per mitigare il nostro impatto sul clima, a partire dall’attività più basilare della nostra vita ossia l’alimentazione.

“1) Ridurre il consumo di carne e derivati a massimo una o due porzioni a settimana, preferendo pesce di stagione, legumi, frutta secca e proteine di origine vegetale; quando necessario, prediligere carne, latte e uova provenienti da allevamenti non intensivi, biologici e all’aperto.
2) Scegliere frutta e verdura di stagione, privilegiando le coltivazioni biologiche: produzioni fresche stagionali consentono di risparmiare energia sia nella fase di produzione, sia nel mantenimento della catena del freddo, sia nell’utilizzo di pesticidi e fitofarmaci.
3) Preferire l’acquisto di prodotti locali che non devono subire lunghi trasporti con mezzi inquinanti: evitare il più possibile frutti esotici come avocado, banana, ananas; ridurre le intermediazioni fino a fare acquisti direttamente dal produttore, per evitare passaggi di mano che spesso significano trasporti e rincari del prodotto.
4) Privilegiare i prodotti sfusi che non consumano imballaggi, come i distributori automatici di latte; acquistare confezioni formato famiglia rispetto a quelle monodose, per ridurre l’impiego di plastica per quantità di cibo consumato.
5) Fare acquisti di gruppo (in famiglia o in condominio) per ridurre i consumi di energia nei trasporti per fare la spesa.
6) Evitare cibi eccessivamente processati, poveri di nutrienti e ricchi di conservanti, le cui fasi di lavorazione”“
7) Riutilizzare le borse per la spesa o servirsi di quelle realizzate con materiali biodegradabili e di tela, evitando quelle in plastica.
8) Ottimizzare l’energia consumata nella preparazione e conservazione dei cibi con pentole, elettrodomestici e frigoriferi a basso impatto.
9) Ridurre gli sprechi, ottimizzare gli acquisti e riscoprire la cucina degli avanzi, evitando che finiscano tra i rifiuti: circa un terzo degli sprechi alimentari nei Paesi occidentali ha origine nella pattumiera di casa.”
10) Praticare la raccolta differenziata, per consentire il recupero di energia dai rifiuti prodotti, favorendo il più possibile modelli di economia circolare.

Il libro è edito da Aboca S.p.A -Società Agricola Sansepolcro (AR) ed è uscito nell’aprile 2021.

I Verdi savonesi si incontrano


Ciascuno di noi sta affrontando questo tremendo momento storico nel quale l’insicurezza e la preoccupazione regnano sovrane: la pandemia prima, il conflitto in Europa ora, le sue conseguenze quali la crisi energetica ed alimentare, i cambiamenti climatici e la siccità,….
Noi Verdi Europei riteniamo che, mai come in questo momento, sia fondamentale far sentire la nostra voce e contribuire ad orientare le scelte politiche italiane ed europee sul clima, sulla scelta in merito alle politiche energetiche, sul sostegno a tutti coloro che vivono situazioni di estrema difficoltà per i motivi più svariati, sul sostegno alle libertà individuali per la creazione di una società più giusta…ma…aiutooo! Siamo in pochi! Tutti noi siamo completamente assorbiti dalle nostra vita e da quelle dei nostri cari e così, inconsapevolmente, lasciamo che altri scelgano per noi fino a determinare il nostro futuro anche contro la nostra volontà, contro i nostri principi basilari! Sappiamo tutti che la politica dovrebbe essere partecipazione!
Noi continuiamo a provarci e vorremmo farlo insieme a te, il tuo contributo può fare la differenza.
Ci incontreremo quindi, per il nostro primo appuntamento in presenza, cui potranno seguirne altri online, martedì 5 luglio 2022 a Savona, in Via Untoria, nella sala riunioni adiacente la Chiesa di San Pietro, alle ore 18.00. La riunione durerà all’incirca un’ora e mezza. Per motivi organizzativi si chiede una conferma in merito alla partecipazione, confidando nell’accoglienza del presente invito, per l’importanza che riveste questo primo confronto comunicativo.

Loredana Gallo e Roberto Delfino

Coportavoce Europa Verde Savona e provincia

Intervento di Angelo Spanò -coportavoce di Europa Verde Genova- sulla pulizia degli alvei dei torrenti genovesi

Genova. “Chiediamo, prima che sia troppo tardi, l’immediata pulizia degli alvei, ricordo ai nostri amministratori che prevenire è meglio che curare”. Lo scrive in una nota Angelo Spanò, co-portavoce metropolitano di Europa Verde, contestando “la leggenda metropolitana che da anni circola sulla bocca di ignari cittadini” per cui sarebbero i verdi a opporsi al taglio della vegetazione infestante.
“L’unica accortezza che riteniamo utile sarebbe quella di lasciare delle isole dove potrebbero trovare spazio i volatili – continua Spanò -. Siamo fortemente contrari al dragaggi dei torrenti, poiché la manutenzione dei fiumi e la prevenzione del rischio idraulico non si fa estraendo ghiaia dai loro alvei. Riteniamo altresì necessario, la pulizia dei fiumi da alberi, arbusti e quanto altro possa ostruire o ridurre la sezione fluviale, come le grosse quantità di legname che si trovano lungo i torrenti e i rivi, che possono essere trascinate dalla corrente a valle con effetti disastrosi”.
Spanò documenta la situazione del rio Ruscarolo a Sestri Ponente (nella foto di copertina): “Troppi torrenti e rivi della nostra città sono in uno stato pietoso: vegetazione e arbusti presenti nel letto, possibile che le inondazioni del passato non facciano riflettere i nostri amministratori”.
“Da un po’ di anni si da la precedenza a delle frivolezze, come gli scivoli, ombrellini, le costose bandiere con la croce di San Giorgio e in alcuni tratti le piste ciclabili. Mi rivolgo al presidente Toti e al sindaco Bucci, ricordando loro la locuzione latina: Vigilantibus non dormientibus iura succurrunt“, conclude Spanò.

Antropocene- Una nuova epoca per la Terra, una sfida per l’umanità

E’ stato ad un convegno a Cuernavaca in Messico, nel febbraio del 2000, di un gruppo di scienziati che si usò la parola ‘Antropocene’. Fu Paul Crutzen, premio Nobel per la chimica, che usò quel termine che stava ad indicare una fase storica in cui l’uomo è in grado di modificare gli equilibri climatici, geologici, biologici e chimici del sistema. Il termine ‘Antropocene’ in verità si usava dal 1980 ad opera di un biologo Eugene Stoermer. Poi mai come ora si è evidenziato l’impatto umano sulla Terra. Per questo il concetto di ‘Antropocene’ è inserito oggi nella cronologia geologica della Terra: un modo per rimarcare l’influenza che ha avuto la comparsa degli ominini nel regno animale. A raccontarci tutto è il libro di Emilio Padoa-Schioppa, ‘Antropocene – Una nuova epoca per la Terra, una sfida per l’umanità’.

L’impasto chimico che ha dato origine alla vita, ha portato alla nascita dell’Homo Sapiens che con l’espansione nei continenti ha iniziato a lasciare un impronta chiara sulla Terra.
Ma quando effettivamente è nata questa era geologica che chiamiamo ‘Antropocene’? Si paventa quando l’Homo Sapiens esce dall’Africa e spazza via tutte le altre specie del proprio genere; quando l’umanità impara a domesticare piante e animali e diventa agricoltore; quando viene scoperta l’America e l’Europa inizia a rimescolare le coltivazioni…ed ecco la rivoluzione industriale con la grande transizione energetica con carbone petrolio e metano. Quando? Di recente c’è la nostra epoca che inizia a metà del XX secolo, dopo la seconda guerra mondiale quando cresce il livello demografico arrivando a 7 miliardi di persone e aumentano anche i livelli socio economici. Questo è forse l’inizio vero dell’Antropocene.

Altre domande diventano sempre più attuali e drammatiche: come sfamare un’umanità in crescita senza impattare ulteriormente sull’ambiente? Chi può decidere di cambiare rotta e indicare come salvare la Terra? L’Antropocene ci dice che l’occasione di salvare il pianeta è solo nostra. E’ solo nostra la responsabilità.
La linea guida per una nuova rotta potrebbero essere sostenibilità e tecnologia.
Per quanto riguarda le decisioni globali da prendere e che siano vincolanti per tutti ci sarebbero l’Unione Europea e l’ONU; queste con limitazioni ed errori potrebbero insegnare…nello stesso tempo però Ong e istituzioni locali hanno un ruolo fondamentale nel portare avanti progetti pratici con buone possibilità di successo.
Non conosciamo di preciso quello che è successo nelle varie ere geologiche; la stessa scomparsa di molte specie resta un mistero, sappiamo di certo che la legge di Darwin resta un solido argomento, valutato in oltre un secolo e mezzo di osservazioni scientifiche, per conoscere l’evoluzione delle specie. Questa legge ci insegna che i caposaldi darwiniani sono: il fatto dell’evoluzione; la discendenza di tutte le specie da un antenato comune; un’evoluzione graduale; la moltiplicazione delle specie nel tempo; la selezione naturale come meccanismo che possa spiegare l’evoluzione.

L’autore del libro spiega che ci sono tre fattori che evidenziano l’impatto dell’uomo sulla Terra questi sono:1-quanti siamo 2- quali tecnologie usiamo 3- come usiamo le tecnologie. A questo proposito Padoa-Schioppa ricorda una equazione dell’ecologo Paul Eehrlich: I=PxAxT dove I è l’Impatto; P è la Popolazione A è l’Affluenza (l’uso delle risorse) e T è la Tecnologia. Questo modello chiamato IPAT ci aiuta a trovare le soluzioni e diventerà il fil rouge che accompagnerà la stesura del libro.

Attualmente sappiamo che molte specie estinte sono dovute all’Uomo e alle sue attività.
Io ho trovato esemplare i dati forniti in questo passaggio del libro: ‘La portata delle trasformazioni antropiche del mondo biologico è evidente anche osservando i vincitori: piante e animali domestici, la cui biomassa supera ormai di alcuni ordini di grandezza quella delle specie selvatiche. Ad esempio, il pollame domestico rappresenta il 70% della biomassa di tutti gli uccelli terrestri; e nella stima di tutti i mammiferi terrestri i bovini e i suini domestici sono il 60%, gli uomini sono il 36% e i mammiferi selvatici terrestri sono solo il 4%.
L’umanità è una forza biologica, ha il potere di portare le altre specie all’estinzione, e oggi non abbiamo più scuse: ne dobbiamo essere consapevoli e dobbiamo imparare a fare i conti con la responsabilità che questa situazione comporta. La tutela e la conservazione della biodiversità è oggi uno dei principali campi in cui è necessario impegnarsi.
‘.

Il libro, dopo avere analizzato i vari problemi chimico biologici, si sofferma sui negazionisti che su basi antiscientifiche e per interessi economici negano i disastri ambientali procurati dall’uomo, per concludere sulle possibili soluzioni ambientali. Per Emilio Padoa- Schioppa queste vertono su quattro parole chiave: sostenibilità, mitigazione, compensazione e adattamento.
In genere sono tre i pilastri su cui si ritiene debba reggersi la sostenibilità: il pilastro economico, quello sociale e quello ambientale.
Dunque, tutti i problemi ambientali che abbiamo visto caratterizzanti l’Antropocene possono e devono essere affrontati in una prospettiva di sostenibilità.
Mitigazione significa fare tutto quello che possiamo per ridurre il nostro impatto sulla biosfera. Abbiamo ad esempio tecnologie e conoscenze per passare a un’economia decarbonizzata e indipendente dall’uso di combustibili fossili. Una notizia di questi giorni è la cassazione di produzione di auto a diesel e benzina in Europa entro il 2035.
Compensazione significa che quando – inevitabilmente – facciamo qualcosa che ha un impatto negativo abbiamo anche la possibilità di compensarlo.
Infine, l’ultima parola importante è Adattamento. Potremo mitigare e diminuire il nostro impatto, potremo compensare alcuni degli impatti ma comunque dovremo adattarci ad alcuni cambiamenti. In chiusura una interessante bibliografia per conoscere più a fondo il problema.
‘Antropocene – Una nuova epoca per la Terra, una sfida per l’umanità’, è un libro che aiuta a conoscere l’evoluzione del pianeta Terra con l’interazione umana: una possibilità e una sfida da non perdere.

5 giugno 2022 Giornata Mondiale dell’Ambiente

Sono passati 50 anni da quando l’ONU proclamò il 5 giugno 1972 la giornata mondiale dell’Ambiente. Ed è stata celebrata per la prima volta nel 1974 con lo slogan Only One Earth. Già, Una Sola Terra. Solo quella abbiamo e bisogna preservarla.
Tutto ebbe inizio molto prima, addirittura nel 1962 con il libro manifesto ambientalista ‘Primavera silenziosa’, della biologa statunitense Rachel Carson. In seguito un pacifista John McConnell propose di associare alla giornata della Terra il concetto di Pace. Oggi vediamo come senza pace tutti i problemi ambientali della Terra vengono aggravati.
Fu grazie agli ecologisti e a studiosi illuminati che i problemi ambientali iniziarono a diventare di dominio pubblico; fu resa la necessità di fermare l’inquinamento di aria, acqua, suolo e la distruzione degli ecosistemi con la scomparsa di migliaia di piante e specie animali. Insieme fu indicata la soluzione del passaggio alle energie sostenibili.
La battaglia non si ferma e quest’anno la Giornata Mondiale dell’Ambiente ha per tema ‘Go Wild for Life‘, ovvero il ‘Va il Selvaggio per la Vita’; prestare l’attenzione sul commercio illegale degli animali selvatici. L’uccisione e il traffico delle specie in via di estinzione non solo minacciano la biodiversità ma danneggiano altresì l’economia, favoriscono il crimine organizzato e incrementano la corruzione.
Con la celebrazione della Giornata Mondiale dell’Ambiente c’è il richiamo dell’ONU a salvare la biodiversità.
Speriamo che in questo periodo di dibattito politico per le elezioni amministrative e i referendum non si perda di vista il tema fondamentale a cui tutti siamo legati volenti o nolenti: quello ambientale, quello che farà vivere le generazioni future. Il 5 giugno serve anche a quello.
Serve una coscienza che si sviluppi soprattutto a livello locale e per questo tutte le scelte politiche anche quelle che riguardano una singola regione, città o paese sono importanti…con quelle poi si arriva alla celebrazione mondiale.