Viaggio in Italia dell’Antropocene – La geografia visionaria del nostro futuro di Telmo Pievani e Mauro Varotto

Viaggio in Italia dell’Antropocene – La geografia visionaria del nostro futuro di Telmo Pievani e Mauro Varotto
Abbiano visto gli effetti del periodo dell’Antropocene sul pianeta Terrae ora in particolare possiamo osservarli con Telmo Pievani e Mauro Varotto su l’Italia. Grazie al libro: ‘Viaggio in Italia dell’Antropocene – La geografia visionaria del nostro futuro’ conosciamo gli effetti devastanti dell’impatto dell’uomo sulla Natura in una porzione specifica della geografia: l’Italia.
Con Telmo Pievani, filosofo ed evoluzionista, e il geografo Mauro Varotto possiamo immaginare come si trasformerà l’Italia proiettandoci, in maniera distopica, nell’anno 2786; 1000 anni dopo il viaggio in Italia di Goethe.

Nell’introduzione si ricorda che: “L’idea di questo libro ha origine da una mappa realizzata nel 1940 dal geografo Bruno Castiglioni per i tipi del Touring Club Italiano, oggi esposta nella Sala dedicata al Clima del Museo di Geografia dell’Università di Padova, primo museo geografico universitario in Italia, inaugurato nel 2019. Quella mappa rappresenta due Italie molto diverse: un’esile silhouette peninsulare nella fase finale del Pliocene, risalente a 2,5 milioni di anni fa, quando la Pianura Padana ancora non esisteva e al suo posto si trovavano le calde acque tropicali del golfo pliocenico padano, e una più tozza conformazione corrispondente alla fase fredda dell’ultimo massimo glaciale, intorno a 20.000 anni fa, quando la costa adriatica si chiudeva all’altezza di Ancona.”. A questo Museo di Geografia dell’Università di Padova è stato deciso di donare i proventi ricavati dalla vendita del libro.

Divisa in 10 sezioni viene raffigurata una mappa d’Italia del futuro, il libro è anche una occasione er gustare quello che attualmente le bellezze del paesaggio ci riserva.
Così Venezia non esiste più e spiagge tropicali dell’Adriatico diventavano una meta per gli oligarchi russi. La nuova Venezia ora è Verona che con i suoi abitanti era riuscita a sopraelevare tutti i suoi tesori compresa l’Arena, San Zeno e Castelvecchio. Poi tra Adige e Garda le lagune si diffondevano. Anche Firenze si può dire che sia una nuova Venezia e la sua laguna e un arcipelago che corre verso il Tirreno.
Un’altra cosa che succede è che i nuovi migranti non saranno più gli africani in fuga dalla miseria e dalle crisi climatiche, ma siamo noi alla ricerca di accoglienza e salvezza. L’Italia a bagnomaria si presentava molto diversa e Sardegna con la Corsica erano un’isola unica; mentre la Toscana con il suo Appennino risultava un arcipelago di innumerevoli isole… insomma si dice chiaramente che ‘Numerose città si troverebbero sotto almeno 40 o 50 metri d’acqua: nel nordest Venezia, Trieste, Padova, Treviso e Pordenone; nell’area romagnola Ferrara, Rimini e Ravenna; in Liguria ovviamente tutti i capoluoghi di provincia sulla costa; in Toscana finirebbero sommerse non solo Pisa e Livorno, ma anche Lucca e Grosseto; nel Lazio non solo Latina, ma anche Roma, città (ex) eterna; lungo la costa adriatica la stessa sorte toccherebbe ad Ancona, Pesaro e Pescara; in Puglia scomparirebbero Bari, Barletta, Brindisi e Taranto, in Campania Napoli e Salerno, in Calabria Crotone e Reggio; in Sicilia Messina, Catania, Palermo, Siracusa e Trapani; in Sardegna il capoluogo Cagliari.”.
Non a caso il libro racconta del viaggio, un Grand Tour, fatto a bordo del battello Palmanova da Milordo. L’Italia era diventata un luogo di studio in Europa per il cambiamento climatico. A causa dell’innalzamento del mare tutto era cambiato.
E i ghiacciai? ‘Molti scienziati, come altrettante Cassandre inascoltate, lo avevano detto che i ghiacciai erano come i canarini del minatore che avvertono per primi la mancanza di ossigeno nelle gallerie. Era stato tutto inutile e in quel momento Milordo guardava le vette calve del Gran Paradiso, del monte Bianco, del Cervino e del monte Rosa, le sommità pietrose spoglie, gli enormi ghiaioni, i massi erranti, i bacini vuoti dove un tempo c’erano i laghi glaciali, i torrenti in secca, e poco sotto le praterie gialle, i versanti sferzati dal vento, le frane e gli smottamenti.’.

E la nostra Liguria? Ecco che era diventata le Cento Terre grazie ai suoi nuovi fiordi. Con i fiordi in aumento in altre parti d’Italia pare di essere in una nuova Norvegia.
Il viaggio di Milordo è una scoperta continua di nuovi paesaggi e il nostro Sud gli offre scenari fantastici. Dall’isola di Vesuvia, ovvero il Vesuvio e l’Apullia con la Trinacria sono luoghi africani.
Per concludere: ‘Nonostante la sua geografia apocalittica, questo libro semiserio è improntato all’ottimismo e intende stimolare all’azione, che per essere efficace dovrebbe coinvolgere tutte le scale, da quella politica a quella planetaria a quella dei comportamenti del singolo individuo.’.

In ultimo, prima della bibliografia, il libro fornisce dieci regole d’oro per mitigare il nostro impatto sul clima, a partire dall’attività più basilare della nostra vita ossia l’alimentazione.

“1) Ridurre il consumo di carne e derivati a massimo una o due porzioni a settimana, preferendo pesce di stagione, legumi, frutta secca e proteine di origine vegetale; quando necessario, prediligere carne, latte e uova provenienti da allevamenti non intensivi, biologici e all’aperto.
2) Scegliere frutta e verdura di stagione, privilegiando le coltivazioni biologiche: produzioni fresche stagionali consentono di risparmiare energia sia nella fase di produzione, sia nel mantenimento della catena del freddo, sia nell’utilizzo di pesticidi e fitofarmaci.
3) Preferire l’acquisto di prodotti locali che non devono subire lunghi trasporti con mezzi inquinanti: evitare il più possibile frutti esotici come avocado, banana, ananas; ridurre le intermediazioni fino a fare acquisti direttamente dal produttore, per evitare passaggi di mano che spesso significano trasporti e rincari del prodotto.
4) Privilegiare i prodotti sfusi che non consumano imballaggi, come i distributori automatici di latte; acquistare confezioni formato famiglia rispetto a quelle monodose, per ridurre l’impiego di plastica per quantità di cibo consumato.
5) Fare acquisti di gruppo (in famiglia o in condominio) per ridurre i consumi di energia nei trasporti per fare la spesa.
6) Evitare cibi eccessivamente processati, poveri di nutrienti e ricchi di conservanti, le cui fasi di lavorazione”“
7) Riutilizzare le borse per la spesa o servirsi di quelle realizzate con materiali biodegradabili e di tela, evitando quelle in plastica.
8) Ottimizzare l’energia consumata nella preparazione e conservazione dei cibi con pentole, elettrodomestici e frigoriferi a basso impatto.
9) Ridurre gli sprechi, ottimizzare gli acquisti e riscoprire la cucina degli avanzi, evitando che finiscano tra i rifiuti: circa un terzo degli sprechi alimentari nei Paesi occidentali ha origine nella pattumiera di casa.”
10) Praticare la raccolta differenziata, per consentire il recupero di energia dai rifiuti prodotti, favorendo il più possibile modelli di economia circolare.

Il libro è edito da Aboca S.p.A -Società Agricola Sansepolcro (AR) ed è uscito nell’aprile 2021.

I Verdi savonesi si incontrano


Ciascuno di noi sta affrontando questo tremendo momento storico nel quale l’insicurezza e la preoccupazione regnano sovrane: la pandemia prima, il conflitto in Europa ora, le sue conseguenze quali la crisi energetica ed alimentare, i cambiamenti climatici e la siccità,….
Noi Verdi Europei riteniamo che, mai come in questo momento, sia fondamentale far sentire la nostra voce e contribuire ad orientare le scelte politiche italiane ed europee sul clima, sulla scelta in merito alle politiche energetiche, sul sostegno a tutti coloro che vivono situazioni di estrema difficoltà per i motivi più svariati, sul sostegno alle libertà individuali per la creazione di una società più giusta…ma…aiutooo! Siamo in pochi! Tutti noi siamo completamente assorbiti dalle nostra vita e da quelle dei nostri cari e così, inconsapevolmente, lasciamo che altri scelgano per noi fino a determinare il nostro futuro anche contro la nostra volontà, contro i nostri principi basilari! Sappiamo tutti che la politica dovrebbe essere partecipazione!
Noi continuiamo a provarci e vorremmo farlo insieme a te, il tuo contributo può fare la differenza.
Ci incontreremo quindi, per il nostro primo appuntamento in presenza, cui potranno seguirne altri online, martedì 5 luglio 2022 a Savona, in Via Untoria, nella sala riunioni adiacente la Chiesa di San Pietro, alle ore 18.00. La riunione durerà all’incirca un’ora e mezza. Per motivi organizzativi si chiede una conferma in merito alla partecipazione, confidando nell’accoglienza del presente invito, per l’importanza che riveste questo primo confronto comunicativo.

Loredana Gallo e Roberto Delfino

Coportavoce Europa Verde Savona e provincia

Intervento di Angelo Spanò -coportavoce di Europa Verde Genova- sulla pulizia degli alvei dei torrenti genovesi

Genova. “Chiediamo, prima che sia troppo tardi, l’immediata pulizia degli alvei, ricordo ai nostri amministratori che prevenire è meglio che curare”. Lo scrive in una nota Angelo Spanò, co-portavoce metropolitano di Europa Verde, contestando “la leggenda metropolitana che da anni circola sulla bocca di ignari cittadini” per cui sarebbero i verdi a opporsi al taglio della vegetazione infestante.
“L’unica accortezza che riteniamo utile sarebbe quella di lasciare delle isole dove potrebbero trovare spazio i volatili – continua Spanò -. Siamo fortemente contrari al dragaggi dei torrenti, poiché la manutenzione dei fiumi e la prevenzione del rischio idraulico non si fa estraendo ghiaia dai loro alvei. Riteniamo altresì necessario, la pulizia dei fiumi da alberi, arbusti e quanto altro possa ostruire o ridurre la sezione fluviale, come le grosse quantità di legname che si trovano lungo i torrenti e i rivi, che possono essere trascinate dalla corrente a valle con effetti disastrosi”.
Spanò documenta la situazione del rio Ruscarolo a Sestri Ponente (nella foto di copertina): “Troppi torrenti e rivi della nostra città sono in uno stato pietoso: vegetazione e arbusti presenti nel letto, possibile che le inondazioni del passato non facciano riflettere i nostri amministratori”.
“Da un po’ di anni si da la precedenza a delle frivolezze, come gli scivoli, ombrellini, le costose bandiere con la croce di San Giorgio e in alcuni tratti le piste ciclabili. Mi rivolgo al presidente Toti e al sindaco Bucci, ricordando loro la locuzione latina: Vigilantibus non dormientibus iura succurrunt“, conclude Spanò.

Antropocene- Una nuova epoca per la Terra, una sfida per l’umanità

E’ stato ad un convegno a Cuernavaca in Messico, nel febbraio del 2000, di un gruppo di scienziati che si usò la parola ‘Antropocene’. Fu Paul Crutzen, premio Nobel per la chimica, che usò quel termine che stava ad indicare una fase storica in cui l’uomo è in grado di modificare gli equilibri climatici, geologici, biologici e chimici del sistema. Il termine ‘Antropocene’ in verità si usava dal 1980 ad opera di un biologo Eugene Stoermer. Poi mai come ora si è evidenziato l’impatto umano sulla Terra. Per questo il concetto di ‘Antropocene’ è inserito oggi nella cronologia geologica della Terra: un modo per rimarcare l’influenza che ha avuto la comparsa degli ominini nel regno animale. A raccontarci tutto è il libro di Emilio Padoa-Schioppa, ‘Antropocene – Una nuova epoca per la Terra, una sfida per l’umanità’.

L’impasto chimico che ha dato origine alla vita, ha portato alla nascita dell’Homo Sapiens che con l’espansione nei continenti ha iniziato a lasciare un impronta chiara sulla Terra.
Ma quando effettivamente è nata questa era geologica che chiamiamo ‘Antropocene’? Si paventa quando l’Homo Sapiens esce dall’Africa e spazza via tutte le altre specie del proprio genere; quando l’umanità impara a domesticare piante e animali e diventa agricoltore; quando viene scoperta l’America e l’Europa inizia a rimescolare le coltivazioni…ed ecco la rivoluzione industriale con la grande transizione energetica con carbone petrolio e metano. Quando? Di recente c’è la nostra epoca che inizia a metà del XX secolo, dopo la seconda guerra mondiale quando cresce il livello demografico arrivando a 7 miliardi di persone e aumentano anche i livelli socio economici. Questo è forse l’inizio vero dell’Antropocene.

Altre domande diventano sempre più attuali e drammatiche: come sfamare un’umanità in crescita senza impattare ulteriormente sull’ambiente? Chi può decidere di cambiare rotta e indicare come salvare la Terra? L’Antropocene ci dice che l’occasione di salvare il pianeta è solo nostra. E’ solo nostra la responsabilità.
La linea guida per una nuova rotta potrebbero essere sostenibilità e tecnologia.
Per quanto riguarda le decisioni globali da prendere e che siano vincolanti per tutti ci sarebbero l’Unione Europea e l’ONU; queste con limitazioni ed errori potrebbero insegnare…nello stesso tempo però Ong e istituzioni locali hanno un ruolo fondamentale nel portare avanti progetti pratici con buone possibilità di successo.
Non conosciamo di preciso quello che è successo nelle varie ere geologiche; la stessa scomparsa di molte specie resta un mistero, sappiamo di certo che la legge di Darwin resta un solido argomento, valutato in oltre un secolo e mezzo di osservazioni scientifiche, per conoscere l’evoluzione delle specie. Questa legge ci insegna che i caposaldi darwiniani sono: il fatto dell’evoluzione; la discendenza di tutte le specie da un antenato comune; un’evoluzione graduale; la moltiplicazione delle specie nel tempo; la selezione naturale come meccanismo che possa spiegare l’evoluzione.

L’autore del libro spiega che ci sono tre fattori che evidenziano l’impatto dell’uomo sulla Terra questi sono:1-quanti siamo 2- quali tecnologie usiamo 3- come usiamo le tecnologie. A questo proposito Padoa-Schioppa ricorda una equazione dell’ecologo Paul Eehrlich: I=PxAxT dove I è l’Impatto; P è la Popolazione A è l’Affluenza (l’uso delle risorse) e T è la Tecnologia. Questo modello chiamato IPAT ci aiuta a trovare le soluzioni e diventerà il fil rouge che accompagnerà la stesura del libro.

Attualmente sappiamo che molte specie estinte sono dovute all’Uomo e alle sue attività.
Io ho trovato esemplare i dati forniti in questo passaggio del libro: ‘La portata delle trasformazioni antropiche del mondo biologico è evidente anche osservando i vincitori: piante e animali domestici, la cui biomassa supera ormai di alcuni ordini di grandezza quella delle specie selvatiche. Ad esempio, il pollame domestico rappresenta il 70% della biomassa di tutti gli uccelli terrestri; e nella stima di tutti i mammiferi terrestri i bovini e i suini domestici sono il 60%, gli uomini sono il 36% e i mammiferi selvatici terrestri sono solo il 4%.
L’umanità è una forza biologica, ha il potere di portare le altre specie all’estinzione, e oggi non abbiamo più scuse: ne dobbiamo essere consapevoli e dobbiamo imparare a fare i conti con la responsabilità che questa situazione comporta. La tutela e la conservazione della biodiversità è oggi uno dei principali campi in cui è necessario impegnarsi.
‘.

Il libro, dopo avere analizzato i vari problemi chimico biologici, si sofferma sui negazionisti che su basi antiscientifiche e per interessi economici negano i disastri ambientali procurati dall’uomo, per concludere sulle possibili soluzioni ambientali. Per Emilio Padoa- Schioppa queste vertono su quattro parole chiave: sostenibilità, mitigazione, compensazione e adattamento.
In genere sono tre i pilastri su cui si ritiene debba reggersi la sostenibilità: il pilastro economico, quello sociale e quello ambientale.
Dunque, tutti i problemi ambientali che abbiamo visto caratterizzanti l’Antropocene possono e devono essere affrontati in una prospettiva di sostenibilità.
Mitigazione significa fare tutto quello che possiamo per ridurre il nostro impatto sulla biosfera. Abbiamo ad esempio tecnologie e conoscenze per passare a un’economia decarbonizzata e indipendente dall’uso di combustibili fossili. Una notizia di questi giorni è la cassazione di produzione di auto a diesel e benzina in Europa entro il 2035.
Compensazione significa che quando – inevitabilmente – facciamo qualcosa che ha un impatto negativo abbiamo anche la possibilità di compensarlo.
Infine, l’ultima parola importante è Adattamento. Potremo mitigare e diminuire il nostro impatto, potremo compensare alcuni degli impatti ma comunque dovremo adattarci ad alcuni cambiamenti. In chiusura una interessante bibliografia per conoscere più a fondo il problema.
‘Antropocene – Una nuova epoca per la Terra, una sfida per l’umanità’, è un libro che aiuta a conoscere l’evoluzione del pianeta Terra con l’interazione umana: una possibilità e una sfida da non perdere.

5 giugno 2022 Giornata Mondiale dell’Ambiente

Sono passati 50 anni da quando l’ONU proclamò il 5 giugno 1972 la giornata mondiale dell’Ambiente. Ed è stata celebrata per la prima volta nel 1974 con lo slogan Only One Earth. Già, Una Sola Terra. Solo quella abbiamo e bisogna preservarla.
Tutto ebbe inizio molto prima, addirittura nel 1962 con il libro manifesto ambientalista ‘Primavera silenziosa’, della biologa statunitense Rachel Carson. In seguito un pacifista John McConnell propose di associare alla giornata della Terra il concetto di Pace. Oggi vediamo come senza pace tutti i problemi ambientali della Terra vengono aggravati.
Fu grazie agli ecologisti e a studiosi illuminati che i problemi ambientali iniziarono a diventare di dominio pubblico; fu resa la necessità di fermare l’inquinamento di aria, acqua, suolo e la distruzione degli ecosistemi con la scomparsa di migliaia di piante e specie animali. Insieme fu indicata la soluzione del passaggio alle energie sostenibili.
La battaglia non si ferma e quest’anno la Giornata Mondiale dell’Ambiente ha per tema ‘Go Wild for Life‘, ovvero il ‘Va il Selvaggio per la Vita’; prestare l’attenzione sul commercio illegale degli animali selvatici. L’uccisione e il traffico delle specie in via di estinzione non solo minacciano la biodiversità ma danneggiano altresì l’economia, favoriscono il crimine organizzato e incrementano la corruzione.
Con la celebrazione della Giornata Mondiale dell’Ambiente c’è il richiamo dell’ONU a salvare la biodiversità.
Speriamo che in questo periodo di dibattito politico per le elezioni amministrative e i referendum non si perda di vista il tema fondamentale a cui tutti siamo legati volenti o nolenti: quello ambientale, quello che farà vivere le generazioni future. Il 5 giugno serve anche a quello.
Serve una coscienza che si sviluppi soprattutto a livello locale e per questo tutte le scelte politiche anche quelle che riguardano una singola regione, città o paese sono importanti…con quelle poi si arriva alla celebrazione mondiale.

Terrafutura di Papa Francesco e Carlo Petrini

Terrafutura- Dialoghi con Papa Francesco sullìecologia integrale‘ Un libro edito da Slow Food nel 2020 che testimonia l’incontro tra due personaggi al cui centro c’è la riflessione su una ecologia integrale; una ecologia che prevede una armonia con se stessi, la comunità e la natura.
I due personaggi li conosciamo bene:
Carlo Petrini: fondatore di Slow Food e ideatore della rete internazionale di Terra Madre nonché agnostico ed ex comunista, aveva scritto la “Guida alla lettura della Laudato si'” pubblicata dalle Edizioni San Paolo.
Papa Francesco: gesuita è colui che ha riportato l’essenza del vangelo nella Chiesa mettendo al centro la povertà e la diseguaglianza economica. Una Chiesa degli ultimi; una fede nei valori di San Francesco d’Assisi: l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato.

Carlo Petrini, piemontese come i nonni di Mario Bergoglio, e il Papa Francesco si parlano la prima volta per telefono nel 2013. Decidono di incontrarsi e sull’onda di una proposta nata dall’enciclica ‘Laudato si‘, i due: un Papa e un ex comunista, un italiano e un argentino, un gastronomo e un teologo si incontrano finalmente nel 2018; seguiranno quello del 2019 e ancora quello durante la pandemia del Covid19. Tre incontri che possono essere riportati come un unico dialogo. Un dialogo importante che fa dello stesso dialogo l’elemento di forza e fondamento per trovare condivisioni e soluzioni utili all’umanità.
Quindi tutto nasce dall’Enciclica ‘Laudato si‘ che è un testo fondamentale e di una portata spirituale mondiale. Tutto viene riportato alla visione di Francesco d’Assisi con il tema del problema ambientale.
Papa Francesco nel dialogo con Carlo Petrini ad un certo punto dice: l’enciclica ‘Laudato si’ non è un testo ambientalista…è piuttosto un’enciclica sociale. Se si parla di ecologia, infatti, dobbiamo partire dal presupposto che noi siamo i primi a far parte dell’ecologia. Sembra ovvio ma non è affatto così. Lei sa qual è la principale spesa delle famiglie a livello mondiale, dopo cibo e vestiario? E’ la cosmesi! Mettendoci dentro anche la chirurgia estetica è la terza voce di spesa al mondo. Ecco allora che in questo contesto è difficile parlare di un nuovo approccio ecologico e di una nuova armonia con l’ambiente.
Un altro tema importante c’è nel dialogo del 2019 e riguarda il sinodo Panamazzonico dei Vescovi: un grande tema di dialogo su temi che dovrebbero essere all’ordine del giorno e all’attenzione di oggi come Ambiente, biodiversità, inculturazione, rapporti sociali, migrazioni, equità e uguaglianza. Carlo Petrini ringrazia il Papa Francesco per questa iniziativa e conferma che grazie a ‘Laudato si’ avviene una integrazioni tra laici e credenti che è un enorme modello di convivenza.
Sui giovani poi interviene Papa Francesco e dice: ‘Certamente! Qualcuno dice che Greta Thunberg è spinta da altri, che è manipolata. Io non lo so e in ogni caso mi interessa relativamente. Se la sua azione e il suo attivismo consentono a milioni di giovani in tutto il mondo di mobilitarsi, di prendere parte, non c’è che da gioire e da essere ottimisti. Mi interessa la reazione dei ragazzi: oltre che il futuro, loro devono prendersi il presente‘.
Il libro è un tesoro di molte sagge ragioni utili ad affrontare i problemi più complessi.
Parlando di cibo, convivialità, di bagna cauda, tajarin e tradizioni e migranti, si affrontano con leggerezza e profondità. Come la celebrazione del film Il pranzo di Babette: un inno all’amore e alla gioia.
L’ultimo incontro tra Carlo Petrini e Papa Francesco è del luglio del 2020 in piena pandemia. L’incontro avviene dopo il Sinodo Panamazzonico e Carlo Petrini ne parla entusiasta; ma poi si verte sull’economia e saltato per il virus l’evento su l’economia di Francesco ad Assisi, Papa Francesco dice: ‘Oggi l’umanità è calpestata da questo virus e dai tanti virus che noi abbiamo fatto crescere. Questi virus ingiusti: un’economia di mercato selvaggia, un’ingiustizia sociale violenta. Abbiamo bisogno di una politica che dica mai a un’economia selvaggia di mercato, mai alla mistica delle finanze a cui non ci si può aggrappare perché sono aria. Un nuovo modo di intendere l’economia, un nuovo protagonismo dei popoli. Mai ai populismi, che siano essi politici, culturali o religiosi. Sì ai popolarismi, dove i popoli crescono, si esprimono ognuno con le caratteristiche proprie e in comunità. Mai al settarismo religioso.‘.
Un discorso sempre più attuale e che si lega all’ambiente in modo concreto.
Conclude il libro l’esortazione apostolica ‘Querida Amazonia e quella sulle comunità ‘Laudato si’ con un pensiero sul concetto di comunità.
Qui Papa Francesco ricorda che: ‘Non ci sarà una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo. Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia‘.
Un libro da leggere.

















Giornata mondiale delle api, i Verdi raccontano l’esperienza del “Museo delle Api e del Miele” di Vezzi Portio

Lettera del 21 Maggio 2022


La “Giornata Mondiale delle Api” è stata istituita nel 2017 dal’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e si celebra ogni 20 maggio con lo scopo di tutelare gli insetti impollinatori, fondamentali per la biodiversità.
Tra le tante iniziative degne di nota, ad Airole in Liguria, in provincia di Imperia, c’è stata la presentazione del nuovo presidio Slow Food dell’ “Ape nera del Ponente Ligure”, in collaborazione con “Apiliguria”.
A Pantelleria si è svolto il “Convegno internazionale- Apis selvatica” sul tema dell’interazione tra le api allevate e le api ferali, con misure concrete per la protezione delle colonie selvatiche di “Apis mellifera”.

E’ utile ricordare come il 70% delle 115 principali colture agrarie mondiali tragga beneficio dall’impollinazione, ma l’inquinameto ambientale, i cambiamenti climatici, la distruzione degli habitat, i parassiti, le specie, aliene mettono a rischio la sopravvivenza delle api e l’esistenza di molte colture, quindi la sicurezza alimentare di milioni di persone.

A conclusione dell’ importante giornata, si possono rilanciare alcune interessanti iniziative che si spera possano entrare nelle abitudini di chi vuole agire concretamente.
Ad esempio, chi ha la fortuna di poter gestire spazi di terra fertile all’aria aperta può mettere a dimora essenze capaci di aiutare le api a vivere (rosmarino, lavanda, basilico, salvia, borragine, erba cipollina, ecc.),
E’ utile, inoltre, impegnarsi con continuità a scegliere prodotti biologici (come è noto i pesticidi sono tra i principali nemici degli insetti impollinatori, oltre che un pericolo per la specie umana).
Bisogna sostenere chi lavora con impegno nell’economia delle api ( bee-economy).
In Italia nel 2021 sono stati censiti in 70.000 apicoltori, che allevano quasi 2 milioni di famiglie di api, con una valutazione economica annuale di circa 3 miliardi di Euro. Tutto questo è a rischio sopravvivenza.

Ricordiamo che in provincia di Savona, a Vezzi Portio ( frazione S.Giorgio), è presente e attivo il “Museo delle Api e del Miele”, unico in Italia, che dal 2009 custodisce (grazie alla Badia Benedettina di Finalpia) circa 2000 reperti di grande interesse, provenienti da ogni parte del mondo, collezionati da Angelo Cappelletti nel corso di una vita.
Alcuni pezzi sono rarissimi: un blocco di propoli trovato in una millenaria tomba peruviana, alcuni attrezzi del 1600, poi arnie, smielatori, ecc. Un vero tesoro che merita di esser visitato.
Visite guidate, programmate, sono organizzate dall’ azienda locale “Ca du Megu” di Federica Delfino e Mirko Bulgarelli che ne curano l’organizzazione e il significato storico-culturale.

Gli scienziati hanno dimostrato da molto tempo il rapporto preciso tra l’aumento di pesticidi in agricoltura e la crescente moria delle api.
Dal “National Geographic” e dall’Associazione degli Apicoltori Italiani “UNAAPI” apprendiamo che dal 2017 la nostra produzione di miele è diminuita dell’80% e, problema ancora più grande, diminuisce il lavoro di impollinazione che avviene grazie alla api, senza le quali le nostre piante da frutto non potrebbero sopravvivere.
E’ arcinota la frase di Einstein: “Se l’ ape scomparisse dalla faccia della terra all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.
In Italia, secondo i dati della Coldiretti, due barattoli di miele su tre, in vendita, sono di importazione (dall’ Ungheria 7,6 milioni di Kg.e dalla Cina 2,6 milioni di Kg).
Gli apicoltori liguri sono1400, con una dotazione di 25.000 alveari, ognuno può produrre circa 15 Kg. di miele ogni anno.
Si parla poco di questo problema vitale che interessa non solo la produzione e il commercio del miele, ma tutto il ciclo della vita delle piante ( alcuni coltivatori per avere una buona impollinazione noleggiano gli alveari degli apicoltori).
Grande merito va a quei coltivatori liguri e savonesi che grazie all’ “agricoltura biologica” non solo aiutano la vita delle api, ma portano ai consumatori frutta e ortaggi di qualità senza quei veleni che sono purtroppo responsabili di gravi malattie.

Loredana Gallo e Roberto Delfino – coportavoci federazione provinciale di Savona

Un inceneritore a Genova?

Comunicato di Gianfranco Porcile per la lista rosso-verde: EuropaVerde con Sansa – Linea Condivisa
Di nuovo un inceneritore a Genova?
Alla avventata proposta del Presidente Toti di un inceneritore di rifiuti (sembra che piaccia di più se lo si chiama “termovalorizzatore”), ha fatto eco la risposta del sindaco uscente Bucci, che secondo notizie di stampa, ha dichiarato. “Il termovalorizzatore? Non si può dire NO a prescindere!”. A parte che la battuta ci fa venire in mente Totò, noi siamo invece convinti che la risposta debba essere un NO chiaro e deciso. La Direttiva europea sui rifiuti del 2008 (2008/98/CE), recepita dal governo italiano, con i successivi aggiornamenti è contro l’incenerimento dei rifiuti, anzi auspica la riduzione progressiva anche dell’avviamento in discarica: prevede tra l’altro la raccolta differenziata spinta fino al 70% e la riduzione del 10% del volume totale di rifiuti prodotti. Il Comune di Genova per la raccolta differenziata è la Cenerentola d’Italia, fermo al 35,43% da molti, troppi anni. Bucci nella dichiarazione fa anche riferimento ad amministrazioni governate dalla sinistra in cui sono attivi inceneritori: probabilmente si riferisce alla Emilia-Romagna, dimenticando però che lo studio “Moniter” del 2012 da parte di ARPA dell’Emilia Romagna ha dimostrato effetti negativi sulla gravidanza sicuramente correlati alla esposizione agli inceneritori. Gli abitanti della Valbisagno non hanno ancora dimenticato gli anni del secolo scorso quando l’impianto della Volpara ancora in funzione regalava danni all’ambiente e malattie gravi come tumori, collegati alla emissione di diossine, metalli pesanti e polveri sottili. Quindi noi rispondiamo: “Inceneritore? NO, grazie!”
Non a caso per noi di EuropaVerde-con Sansa- Linea Condivisa il primo punto del nostro programma è quello sulla Transizione ecologica: all’interno della quale vogliamo una raccolta porta a porta e la riduzione dei rifiuti, centri di riciclo e riuso e tariffe meno care e più giuste.
Gianfranco Porcile
Lista rosso-verde: EuropaVerdecon Sansa – Linea Condivisa

Convegno su ‘La sfida dell’energia a Genova’.

Si è svolta giovedì 12 maggio alle ore 15, presso il point del candidato Ariel dello Strologo in via Cairoli 5–7r, una tavola rotonda su ‘La sfida dell’energia a Genova‘. Condotta da Selena Candia sono intervenuti: Federico Borromeo -direttore di Legambiente Liguria- Andrea Podestà -Energy Manager- Mauro Solari -Gruppo Ambiente Linea Condivisa e Angelo Bonelli – co-portavoce di Europa Verde- Verdi.

Il dibattito ha affrontato subito il tema delle energie sostenibili, dove Selena Candia ha rimarcato come la Liguria rappresenti l’ultimo posto fra le regioni italiane a utilizzare questo tipo di energie. Questo dovrebbe essere un argomento su cui combattere a tutti i livelli. L’argomento delle energie è sempre più presente e pressante: da loro passa il futuro dell’ambiente e il suo stato. I filoni quali il fotovoltaico e l’eolico, (il sole e il vento) per cambiare rotta esistono e si tratta di incrementarli. Le energie sostenibili sono le energie rinnovabili; quelle che hanno un basso impatto ambientale e sono, a differenza di quelle che producono inquinamento e gas serra, inesauribili.
Angelo Bonelli prende la parola, allacciandosi a quanto detto da Serena Candia, ha centrato il discorso sui costi dell’energia sostenibile, che sono sempre stati considerati non economici. ‘Non è così. Bisogna iniziare a pensare che l’energia sostenibile è un investimento; è in grado di generare ricchezza su tutti i piani: lavorativo, ambientale e sociale con una sostenibilità che si rivela preziosa‘. I costi dell’attuale energia sono determinati da speculazioni e da super profitti. L’ENI rappresenta un esempio di tutto ciò, con un surplus di profitti di ben 40 miliardi. Ora con la guerra della Russia in Ucraina si dà alito a speculazioni sul gas e sul petrolio, facendo lievitare costi insostenibili per le famiglie. Questo dovrebbe invece rappresentare l’occasione di scelte irreversibili sulle energie sostenibili.
Federico Borromeo di Legambiente Liguria ha invece portato la testimonianza del progetto chiamato ‘comunità energetiche’ dove cittadini, associazioni e piccole comunità si mettono insieme per creare risorse energetiche autoprodotte. Un altro esempio fattibile di ricerca sostenibile. ‘Interessante quello che ha predisposto il Comune di Bogliasco sull’efficientamento energetico con la predisposizione di una Comunità energetica’. Un argomento da approfondire con tutte le implicazioni tecniche.
Mauro Solari ha spiegato come esistano in Liguria ben 67 KM quadrati di tetti per cui basterebbe attrezzarne 50 km quadri con pannelli fotovoltaici per raggiungere una sufficienza energetica nei condomini…’naturalmente questa è una ipotesi e si sa che per molti motivi questo non potrà avvenire però è giusto far presente come possono esistere delle soluzioni; soluzioni che riguardano scelte dei Comuni‘. Così come per il trasporto pubblico che deve essere sempre più incentivato e reso appetibile con formule di efficienza e sostenibilità come i tram. I Comuni hanno una grossa responsabilità nel promuovere le energie sostenibili e dovrebbero essere più lungimiranti. Paradossale è la questione dei bonus del 110% sui lavori che vengono effettuati senza una vera e propria programmazione comunale…
Andrea Podestà in qualità di tecnico afferma come il tema energetico sia molto complesso; non difficile, ma su cui occorre competenze. Lo stesso bonus dato dal governo e in misura abnorme non serve molto: occorrerebbero dei bonus più limitati e durevoli nel tempo. ‘Occorrerebbero misure più diversificate del ‘cappotto’ per rendere le case più efficienti alle norme ambientali‘. Il dibattito resta aperto.

In chiusura dopo alcuni interventi chiarificatori, il convegno si è chiuso. E’ stato un incontro molto interessante e partecipato. Un argomento che potrà essere ripreso nella campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Genova.




Il mondo in fiamme. Contro il capitalismo per salvare il clima di Naomi Klein

Naomi Klein (Montréal, 8 maggio 1970) è una giornalista, scrittrice e attivista canadese, impegnata da oltre 20 anni nelle battaglie per la giustizia sociale e per la salvezza dell’ambiente, documentando le catastrofi in corso e raccogliendo dati, spesso scomodi. NoLogo del 2000 è il libro che l’ha resa famosa nel mondo. Quel libro trattava un’analisi della storia delle tecniche di gestione del marchio e alle sue ripercussioni sulle dinamiche del lavoro e un radicale cambiamento del capitalismo con la creazione del mercato globale, per cui lo sfruttamento della manodopera veniva dislocata nei paesi del Terzo mondo.
Il libro ‘Il mondo in fiamme. Contro il capitalismo per salvare il clima’ è uscito nel 2019 -tradotto in italiano dalla Feltrinelli editore- e affronta alla radice la battaglia da condurre per salvare il clima. Per Naomi Klein questa è l’ultima occasione per invertire la direzione del nostro futuro. Per superare la crisi del clima, dobbiamo cambiare il sistema che l’ha prodotta. Senza mezzi termini dobbiamo essere capaci di rinunciare alla cultura consumistica affrontando con coraggio la sfida di un cambiamento radicale nel nostro stile di vita.
E’ un bene ricordare la battaglia dei giovani, e nel primo capitolo Naomi Klein lo riporta: ‘I giovani di tutto il mondo stanno portando allo scoperto il cuore della crisi climatica mentre esprimono la profonda nostalgia per un futuro che credevano di possedere ma che sta progressivamente svanendo ogni giorno in cui gli adulti non agiscono ammettendo che viviamo un’emergenza.
È questa la forza del movimento climatico giovanile. Diversamente da tanti adulti in posizioni di potere, non sono stati ancora addestrati a occultare sotto il vocabolario della burocrazia e dell’ipercomplicazione gli incalcolabili rischi odierni’. Tra queste un richiamo particolare a Greta Thunberg e la sua sindrome di Asperger, che ha contribuito a farne una ossessione il problema del cambiamento climatico. Una ossessione che dovrebbe investire tutti.
Da lì in poi la Klein documenta quanto il problema ambientale interessi sempre più la politica. Un riferimento a No Logo è doveroso per richiamare tutti ad un modello economico più umano con l’abbandono dell’economia di mercato responsabile dell’attuale cambiamento climatico.
Una riflessione per me qui appare giusta: l’attuale guerra in Ucraina vede nello scontro Russia-Stati Uniti, non un cambiamento di economia di mercato, di neoliberismo…anzi la guerra dell’occidente è combattuta solo sul piano economico capitalistico che non prefigura nessuna inversione; su questo piano continua e si accelera il dramma del cambiamento climatico come avvenne con i consumi del new deal nel dopoguerra della seconda guerra mondiale. Nel libro si auspica invece un Green New Deal pieno di speranza e umanità; un piano non solo pieno di pannelli fotovoltaici, ma ricco di cambiamenti di diverso carattere e qualità:’Ci serve l’energia eolica e solare distribuita e, ove possibile, di proprietà comune, invece dei sistemi altamente centralizzati del New Deal come l’idroelettrico con le sue dighe o l’energia da combustibili fossili. Ci servono case popolari ben progettate, etnicamente integrate e a zero emissioni, costruite con l’apporto democratico delle comunità di colore, al posto degli sterminati sobborghi bianchi e dei casermoni popolari etnicamente segregati del periodo postbellico. Dobbiamo devolvere potere e risorse alle comunità indigene, ai piccoli agricoltori, agli allevatori e a chi fa pesca sostenibile perché possano pilotare una campagna di impianto di miliardi di alberi, bonifica delle paludi e ripristino del suolo invece di cedere il controllo della protezione ambientale ai militari e alle agenzie federali’. Segue poi una serie di articoli della Melania Klein che copre un tempo che va dal 2010 al 2019. Un compendio delle principali lotte ambientalista di questi ultimi anni.
Infine, per chiudere con un po’ di esempi positivi a dimostrazione di come un sistema economico e sociale diverso può esistere e può anche funzionare molto meglio del capitalismo: il libro consiglia di prendere ispirazione dai paesi scandinavi e il loro sistema economico socialdemocratico.