Rigassificatore Vado, Europa Verde Liguria lancia l’allarme: “Gravissimo rischio per la popolazione”

Nicola Seppone

Da : ivg.it


Vado Ligure. “Già nel 2004, di fronte alle norme espansione del mercato del gas naturale liquefatto negli Stati Uniti, il governo americano ha commissionato al Sandia National Laboratory, uno dei centri di ricerca più importanti al mondo per i rischi relativi a impianti chimici e nucleari, uno studio sulle conseguenze di una fuoriuscita incontrollata di metano liquido dalle cisterne di una nave metaniera. Dall’analisi di questi documenti i Verdi ritengono che il progetto di cui si parla in questi giorni relativo alla collocazione di un rigassificatore a Vado Ligure a una distanza di 4 km dalla costa rappresenti una gravissima situazione di rischio per la popolazione su di cui le autorità devono fornire spiegazioni dettagliate ed esaustive su come intendano prevenirla”. Lo fa sapere, in una nota, Europa Verde Liguria.

“Lo studio analizza le conseguenze di un attacco terroristico o di un generico incidente – spiegano -. Il rischio preso in considerazione riguarda la nave metaniera che periodicamente si accosta alla nave rigassificatrice. Un semplice incidente navale, che producesse uno squarcio in una cisterna farebbe fuoriuscire il metano liquefatto ( che nella nave è mantenuto ad una temperatura di circa 162 gradi sotto lo zero e in queste condizioni non brucia e non esplode). Appena fuoriesce comincia a riscaldarsi e a bollire diventando metano gassoso Il quale come tutti sanno brucia ed esplode molto facilmente. La fuoriuscita di gas liquefatto produce una chiazza ribollente che galleggia sul mare sovrastata da una crescente nube di metano dando luogo a due possibilità: la prima prevede che la nube incontri una fiamma o una scintilla incendiandosi e creando quella che viene detta una ‘piscina di fiamme’ che può raggiungere un diametro di quasi 2 km e che emette una tale quantità di calore da renderla letale a molte centinaia di metri”.

“Nella seconda – proseguono – invece questo scenario apocalittico diviene ancora più grave se la nube di metano non si incendia subito e viaggia fino a incontrare un punto di innesco. L’ipotesi peggiore ipotizzata nello studio riporta distanze intorno ai 5 km che, come è sottolineato dai ricercatori, in caso di vento, possono diventare ancora maggiori.. Risulta del tutto evidente quindi che collocando il rigassificatore a quattro chilometri dalla costa, in caso di un incidente navale rilevante o un eventuale attacco terroristico ed in presenza di vento di mare, gli abitati di Vado e di Savona potrebbero essere invasi da una nube di metano che, trovando un sicuro innesco a terra. provocherebbe una immane catastrofe”.

Quello descritto non è uno scenario remoto perché come è riportato dal database mondiale degli incidenti navali (WOAD) le collisioni tra navi soprattutto in zone trafficate come quelle in prossimità dei porti sono molto frequenti e lo dimostrano le statistiche che annoverano ad oggi almeno 158 incidenti rilevanti riguardanti navi metaniere, Tra cui 19 collisioni, 10 tra incendi ed esplosioni e 27 perdite di carico. L’ultima collisione è avvenuta Il 30 agosto del 2022 in prossimità di Gibilterra dove una nave cargo dopo aver colpito una metaniera, fortunatamente vuota. è quasi affondata. Questi rischi potrebbero facilmente essere mitigati collocando il rigassificatore e quindi la relativa nave metaniera a una distanza ben maggiore dalla costa così come è stato fatto nel caso dei rigassificatori di Rovigo – Porto Viro collocato a 15 Km dalla costa e di Livorno che dista 22 km. Come è ovvio il distanziamento implica la posa di un tubo dalla nave a terra appoggiato sul fondale, cosa che è relativamente semplice laddove, come nel caso di Porto Viro e di Livorno, ci sono poche decine di metri di fondo ma decisamente più complicata nella rada di Vado Ligure che è fra i tratti della costa italiana più scoscesa in assoluto e che si inabissa rapidamente a molte centinaia di metri di profondità. A questo punto i Verdi si interrogano sulle motivazioni che hanno spinto a scegliere la località di Vado Ligure, apparentemente la meno adatta per questo tipo di installazione“, concludono.

La Cop28 a Dubai

La Cop28 a Dubai
Il 30 novembre si aprirà a Dubai la Cop28 e durerà fino al 12 dicembre. Proprio a Dubai una delle città più inquinanti al mondo e perchè? Perchè questa enorme contraddizione?
Tenere una conferenza sul clima a Dubai è assurdo e pericoloso”, questo ha detto un gruppo di 180 attivisti climatici. Qualcuno ha affermato anche che svolgere una conferenza sul clima a Dubai è come fare un congresso di donatori di sangue nel castello di Dracula. Oltretutto la Cop28 sarà presieduta da Sultan Ahmed Al-Jaber, CEO della principale azienda di combustibili fossili degli Emirati Arabi Uniti (UAE). Il paese intende aumentare del 25% la produzione di petrolio entro il 2027.
Nel loro appello, lanciato dal sito Boycott COP28, chiedono ad associazioni ambientaliste, alle autorità pubbliche, a tutte le ONG e anche agli scienziati di condannare la scelta di svolgere la COP28 negli Emirati Arabi Uniti. Questo paese infatti prospera grazie ai combustibili fossili e a loro dire le azioni che dice di svolgere nell’investimento sulle rinnovabili sarebbe solo greenwashing (presentare come ecosostenibile attività nascondendone l’impatto ambientale negativo).
Boicottaggio o no, a COP28 a Dubai non si discuteranno nuovi NDC, ovvero gli accordi raggiunti a Parigi nel 2015, ma ci sarà una analisi, una sorta di inventario globale su quanto è stato fatto per contrastare il cambiamento climatico. Di NCD, nuovi accordi si parlerà nel 2025. La Cop28 sarà di particolare importanza anche alla luce del caldo registrato in questo 2023 come il più caldo di sempre. Altro punto importante sarà la decisione relativa ai 100 miliardi di dollari che le nazioni più ricche dovrebbero garantire ai Paesi più poveri annualmente, che dovrebbe essere finalmente messa sul tavolo dopo 14 anni dalle promesse fatte.
Boicottaggio o no Cop28 potrebbe essere una scelta per coinvolgere nella lotta al cambiamento climatico anche Paesi più responsabili delle emissioni; mentre si attendono le adesioni di Cina, India e USA. Una presenza molto importante sarà quella di Papa Francesco. Il Papa cui si ricorda l’enciclica ‘Laudato si’, scaturita nei lavori della Cop21 svoltasi a Parigi nel 2015, si tratterà 3 giorni. Anche se esistono divisioni l’Unione Europea gioca un piano importante volendo stabilire la fine dell’uso di combustibili fossili…fra i paesi che frenano c’è l’Italia e la Polonia. Speriamo che arrivi un accordo, d’altronde l’Europa ha un ruolo significativo in questa lotta.
A proposito di Dubai bisogna sapere che se non si porrà un limite al riscaldamento globale ci sarà tra le varie conseguenze anche un innalzamento dei mari per cui Dubai, con le sue costruzioni di isole disegnate a palma sul mare, sarà probabilmente cancellata.

L’Europa deve trovare strade nuove oltre il campo tecnologico e di mercato. L’ambiente prima sfida.

L’Europa deve trovare strade nuove oltre il campo tecnologico e di mercato.
L’Unione Europea avrebbe ancora molto da dire, ma purtroppo di fronte agli USA e alla Cina nonché alla Russia si trova carente. Anche di fronte al vituperato neoliberismo, l’Europa non può opporre una romantica economia socialdemocratica rivolta al passato. Si sa che il capitalismo è nato in Europa ma l’egemonia del mercato e il carattere neoliberista diventa sintesi con le grandi aziende e multinazionali negli Usa e insieme alla Cina ora si contende la supremazia mondiale. Commercio e tecnologia sono le sfide con cui si gioca lo scontro geopolitico tra queste due Nazioni mondiali. In questo campo l’Europa è attualmente fuori. Come vediamo tecnologia e mercato mettono in crisi una economia di Stato che non diventa innovativa. In questo campo stiamo assistendo al conseguente comportamento nel corso della guerra Russo-Ucraina.
Non si può parlare di ‘sostenibilità’ o di ‘economia verde’ senza considerare i rapporti di potere; se la capacità dei salti tecnologici è esercitata solo dagli altri, si diventa tecnicamente dei clienti, non dei soggetti. La sovranità tecnologica ha oggi un ritardo colossale. Anche se l’Europa non potrà avere aziende USA come Amazon, Google, Apple o Tesla o come per la Cina, Huawei, Tencent, Xiaomi o Alibaba, potrebbe recuperare con le innovazioni medico scientifiche, lo studio o la ricerca. Nel mentre possiamo affermare che l’Europa rimane la patria dei diritti. Di più l’Europa potrebbe avere un nuovo ruolo da giocare: quello di trovare una via diversa dal capitalismo esasperato e alla corsa al predominio tecnologico. Questo lo può fare con la scommessa europea del ‘Green Deal’, ovvero una economia più pulita ed equa; un passo avanti verso un futuro sostenibile. In fondo, una simile strada potrebbe anche porre le premesse concrete per una maggiore cooperazione internazionale e per la fine delle guerre commerciali e delle tensioni geopolitiche. Il ‘Green Deal’ europeo come esempio mondiale. Come ormai è accertato il capitalismo è il nemico numero uno dell’ambiente. Questa è la sfida che può competere all’Europa per un futuro mondiale.

Le nostre osservazioni sul progetto del rigassificatore di Savona-Vado

OSSERVAZIONE AL PROGETTO
FRSU ALTO TIRRENO

Al Commissario Straordinario di Governo(ex DPCM 2366 del 22-6-2023)
protocollo@pec.regione.liguria.it

e, p.c. Al Comune di Savona
posta@pec.comune.savona.it

Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale
segreteria.generale@pec.portsofgenoa.com

Presidente della Provincia di Savona
protocollo@pec.provincia.savona.it

Sindaco del Comune di Albisola Marina
comunealbissolamarina@legalmail.it

Sindaco del Comune di Albisola Superiore
protocollo@pec.albisup.it

Sindaco del Comune di Altare
comune.altare.sv@legalmail.it

Sindaco del Comune di Bergeggi
protocollo@pec.comune.bergeggi.sv.it

Sindaco del Comune di Cairo Montenotte
protocollo@pec.comunecairo.it

Sindaco del Comune di Carcare
protocollo@comunecarcarecert.it

Sindaco del Comune di Quiliano
comune.quiliano@legalmail.it

Sindaco del Comune di Spotorno
protocollo@pec.comune.spotorno.sv.it

Commissario del Comune di Vado Ligure
info@cert.comune.vado-ligure.sv.it

presentata da

dott. Simona Simonetti,

dott. Marco Brescia

Europa Verde – Verdi Liguria

ABSTRACT

L’osservazione analizza la reale necessità dell’ampliamento della capacità di rigassificazione attraverso la ricollocazione nell’alto Tirreno dell’FSRU Golar Tundra ai fini dell’approvvigionamento di gas metano dell’Italia.

EMERGENZA GAS

Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e le conseguenti sanzioni decise dall’Unione Europea nei confronti del gas siberiano, il governo italiano è corso ai ripari diversificando il proprio approvvigionamento di metano. Attualmente l’Italia riceve il gas attraverso cinque gasdotti provenienti da altrettanti paesi. Il gas acquistato dalla Russia che costituiva il 40% del gas consumato in Italia nel 2021, si è ridotto al 19% nel 2022 e al 6,7% nel primo semestre del 2023. E’ previsto il completamento del distacco dalla Russia entro quest’anno.

VALUTAZIONE EMERGENZA – DATI ARERA E MINISTERO 2021, 2022, 2023

CONSUMI DI GAS

Il consumo di metano in Italia nel 2022 è calato in tutti i settori: da quello domestico a quello industriale (ARERA, 2023). L’aumento di prezzo e la consapevolezza della instabilità geopolitica delle fonti fossili hanno reso ancora più conveniente il passaggio alle fonti rinnovabili.

Nel corso del 2023 la riduzione del consumo è proseguita: nel primo semestre del 2023 la domanda di metano è diminuita del 16,5% rispetto allo stesso periodo del 2022 (e del 18,2% rispetto allo stesso periodo del 2021) (QualeEnergia, 2023).
Possiamo concludere che il consumo di Gas Metano in Italia sta stabilmente diminuendo.

FONTI DI APPROVVIGIONAMENTO

Esaminando le fonti di approvvigionamento1 si nota per l’anno 2022 il calo (-51%) del gas russo2 e l’aumento delle altre fonti fra cui il GNL attraverso i rigassificatori di Panigaglia, Livorno e Rovigo (punto di ingresso Cavarzere). Nel 2022 i rigassificatori di Livorno e Panigaglia hanno sostenuto un raddoppio della quantità di gas processato, dimostrando che lavoravano sotto le loro potenzialità.
Inoltre occorre notare come nel 2022 sia triplicata la quantità di gas esportato. Che è passata da 1543 a 4583 milioni di m3
La maggior produzione di gas attraverso i rigassificatori e uguale alla quantità di gas esportato. (4587 milioni di m3). Evidenziando come la maggior produzione di Gas attraverso i rigassificatori non è funzionale al fabbisogno nazionale.

Nel primo semestre del 2023 continua la forte diminuzione del gas russo (-76%) e si stabilizza la produzione dei rigassificatori (stabile Rovigo, + 18% Livorno, +126% Panigaglia). Piombino non è praticamente entrato in funzione.

Si conferma l’andamento di riduzione dei consumi interni e diminuiscono anche le esportazioni (-34%).

La paventata crisi del gas nell’inverno 2022-2023 non c’è stata, grazie alla rapida diversificazione dei fornitori ed alle condizioni climatiche favorevoli, ed oggi affrontiamo il prossimo inverno gli stoccaggi praticamente pieni.

La percentuale di gas acquistato dalla Russia sul totale del gas importato a giugno 2023 era solo il 2,7% del totale.
Dopo aver quasi completato il distacco dalla Russia non vi è un’emergenza Gas in Italia.

IMPLICAZIONI NEL PROGETTO FRSU ALTO TIRRENO

Il metano per essere trasportato via nave deve essere prima liquefatto (attraverso compressione e raffreddamento), con costi elevati in termini di energia e macchinari, poi caricato su enormi imbarcazioni ed infine rigassificato per finire nei tubi italiani. Questo processo rende il gas metano proveniente da GNL (gas naturale liquefatto) molto più costoso (in media il 20-30%).
In uno scenario nazionale ed europeo di riduzione di consumo del metano, è evidente che il mercato si orienterà sulle filiere economicamente più convenienti. La prima conseguenza della riduzione dei consumi di metano sarà proprio l’abbandono del metano ottenuto dal GNL attraverso i rigassificatori.

Questo vale per tutti gli impianti di rigassificazione e a maggior ragione per quelli non ancora entrati in funzione: il rigassificatore di Piombino che si vuole trasportare a Savona-Vado e quello di Ravenna.

EMERGENZA CLIMATICA

La crisi climatica è un’emergenza reale e drammatica.

La gravità della crisi è stata certificata a livello scientifico dalla più autorevole autorità mondiale: l’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc3). Nelle oltre tremila pagine del dettagliato dossier (IPPC, 2023) è stato lanciato un allarme la cui gravità è sintetizzata nell’affermazione del presidente dell’Ippc Hoesung Lee : “Le mezze misure non sono più una possibilità”.
La crisi climatica, in ogni caso, è sotto gli occhi di tutti. Gli eventi naturali sempre più estremi come le recenti alluvioni dell’Emilia Romagna e della Libia, dimostrano nella pratica le drammatiche conseguenze di questa crisi.

EMERGENZA E IMPEGNI INTERNAZIONALI

L’Unione Europea è fortemente impegnata nel contrasto alla crisi climatica. Il Consiglio Europeo nel vertice del 10-11 dicembre 2020 ha approvato l’obiettivo «vincolante di riduzione interna netta delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990». I paesi dell’UE stanno lavorando a una nuova legislazione per conseguire tale obiettivo e rendere l’UE climaticamente neutra entro il 2050.
Il pacchetto “Fit for 55%” (EU, 2023) è un impegno che l’Italia ha sottoscritto e deve rispettare. Nell’ambito di questo pacchetto è prevista una riduzione dell’uso del metano.
Nel dicembre 2022, il Consiglio dell’Unione europea ha raggiunto un orientamento generale sulla proposta di monitorare e ridurre le emissioni di metano nel settore dell’energia, conseguente all’impegno preso in sede di COP26 a ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020.

L’adempimento dei trattati internazionali firmati dall’Italia per contrastare l’emergenza climatica ci obbliga ad adottare una riduzione volontaria dei combustibili fossili tra cui il metano.

CONCLUSIONI

L’Italia dispone di una capacità di importazione di gas – misurata in base ai gasdotti e ai tre terminali di gas naturale liquefatto presenti – sostanzialmente più che sufficiente alle attuali esigenze nazionali di metano.

Il trend tendenziale dei consumi e gli impegni internazionali sottoscritti per la risoluzione della crisi climatica porteranno ad una diminuzione dell’utilizzo del metano.

L’incremento di capacità di rigassificazione legato al progetto FSRU non è necessaria per soddisfare l’attuale esigenza nazionale di gas e lo sarà ancora meno in futuro.

BIBLIOGRAFIA

ARERA. (2023). consumi di gas naturale per settore. sito. Tratto da https://www.arera.it/it/dati/gmconsumi.htm

EU. (2023). FIT FOR 55%. Tratto da https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/fit-for-55-the-eu-plan-for-a-green-transition/

IPPC. (2023). CLIMATE CHANGE 2023. Tratto da https://www.ipcc.ch/report/sixth-assessment-report-cycle/

QualeEnergia. (2023). Consumi gas, in Italia 6,4 miliardi di mc in meno nel primo semestre. Quale Energia. Tratto da https://www.qualenergia.it/articoli/consumi-gas-italia-primo-semestre-oltre-6-miliardi-mc-meno/

1 dati del Ministero elaborati dalla rivista Quale Energia (QualeEnergia, 2023)

2 I punti di approvvigionamento dei rigassificatori sono indicati con un asterisco rosso, quelli del gas russo con un asterisco blue.

3 https://www.ipcc.ch/

Richiesta di integrazioni

ABSTRACT

L’osservazione analizza la sicurezza dell’impianto (Annesso E) e lo studio di impatto ambientale (Annesso D) e propone una serie di osservazioni puntuali di cui chiede risposta o integrazioni nelle parti in cui il progetto è stato giudicato carente dagli scriventi.

SICUREZZA

SCENARI CON POTENZIALI EFFETTI SULL’AMBIENTE

Documento: ..\ANNESSO E – Rapporto Preliminare di Sicurezza (NOF) \ REL-MEC-E-15000.pdf

Distanze Minime

DAL PROGETTO SNAM:

Paragrafo: C.4.4.1.1 Descrizione dell’ambiente circostante lo stabilimento
“Il Terminale è posizionato nella rada di Vado Ligure, a circa 2 miglia nautiche (4 km) dalla costa ligure di ponente. Il Terminale FSRU e le relative opere connesse si inseriscono in un contesto in cui si rilevano alcune tutele derivante da diversi livelli di pianificazione. Nell’ambito del progetto sono stati svolti da parte della committente (SNAM) degli studi per la valutazione di tali interferenze di tipo diretto o indiretto.”

OSSERVAZIONE 1

La descrizione delle distanze minime della collocazione del FSRU dalla costa è incompleta in quanto non tiene conto della vicinanza alla costa di Savona (città limitrofa) che dista poco più di un miglio nautico. La distanza fra l’impianto e la costa di Savona, come si può vedere dalla cartografia, considerando anche la mobilità della nave intorno al suo punto di ormeggio è molto minore rispetto al centro abitato di Vado Ligure.

La distanza dal centro abitato di Savona pertanto risulta il fattore predominante e deve essere tenuto in considerazione in tutte le valutazioni di sicurezza e di impatto ambientale.

Si richiede spiegazione per queste definizione di distanza minime dalla costa abitata non conforme alla realtà

Fonti di Rischio Mobili

DAL PROGETTO SNAM:

Paragrafo: C.6.1 Descrizione delle fonti di rischio mobili
“Le fonti di rischio mobili per il nuovo Terminale sono riconducibili alle navi metaniere in accostamento alla FSRU. Difatti, sarà definito un divieto di navigazione in un’area di rispetto dalla FSRU al fine di evitare l’ingresso di qualsiasi nave esterna alle operazioni del Terminale. L’area interdetta sarà costantemente vigilata da una nave di supporto oltre che dai dispositivi di allarme presenti sulla FSRU. Per quanto concerne il rischio da collisione, TRR e SNAM stanno procedendo alla raccolta della documentazione necessaria per una migliore caratterizzazione del rischio di collisione nell’area di ormeggio in relazione ai flussi delle navi metaniere in arrivo e uscita. Sarà sviluppata una valutazione quantitativa del rischio di collisione e perforazione di un serbatoio della “Shuttle Carrier”, l’analisi completa sarà fornita nella fase di consegna del RdS definitivo.”

Paragrafo: C.6.2 Precazioni adottate per prevenire il rischio associato alle fonti di rischio mobili
“Si veda paragrafo precedente e Paragrafo C.7.12

Paragrafo: C.7.12 C.7.12 Precauzioni a fronte del danneggiamento di serbatoi, condotte e apparecchiature contenenti sostanze tossiche o infiammabili per impatti meccanici o urti con mezzi mobili
“Le principali precauzioni adottate per evitare danneggiamenti a seguito di urti sono:

  • Sarà definito un divieto di navigazione in un’area di rispetto dalla FSRU al fine di evitare l’ingresso di qualsiasi nave esterna alle operazioni del Terminale.
  • L’area interdetta alla navigazione sarà costantemente vigilata da una nave di supporto oltre che dai dispositivi di allarme presenti su FSRU
  • Le operazioni di spostamento carichi nel Terminale si svolgono secondo precise procedure ed il personale è sufficientemente addestrato

OSSERVAZIONE 2

Nei paragrafi di cui sopra si fa riferimento ad un’area di interdizione assoluta alla navigazione senza specificarne esplicitamente i limiti.

Di fatto questa mancata definizione dell’area di interdizione impedisce l’analisi delle ricadute del progetto sulle attività economiche del territorio. Aspetto decisivo per la valutazione dell’impatto dell’opera.
Si richiede integrazione con definizione esatta dei limiti dell’area di interdizione assoluta per valutare interferenze con le restanti attività produttive e/o interferenze con l’area marina protetta

OSSERVAZIONE 3

La totale interdizione alla navigazione di una vasta area di mare e la presenza di una nave di sorveglianza riduce il rischio di collisione tra FSRU o Shuttle Carrier e le navi in transito nella zona. Questa precauzione non influenza in nessun modo la possibilità di una collisione tra l’FSRU e la Shuttle Carrier nelle fasi di avvicinamento ed attracco.

Occorre pertanto integrare con la valutazione dei rischi di eventi potenzialmente catastrofici come, ad esempio, la perforazione di un serbatoio della “Shuttle Carrier” o dell’ FSRU, per una valutazione corretta dell’impatto del progetto.

Si richiede integrazione per valutazione incidente rilevante per collisione fra metaniera e rigassificatore e/o attacco terroristico

CONSIDERAZIONI SULL’OSSERVAZIONE 3

Il Rapporto preliminare sulla sicurezza non considera l’eventuale sversamento in mare di grandi quantitativi di GNL a seguito di una falla di grandi dimensioni in uno o più serbatoi della FRSU o della Shuttle Carrier come potrebbe verificarsi in caso di collisione durante le manovre di affiancamento tra le due unità.

Studi autorevoli come quello (Sandia, 2004) effettuato su richiesta del Department of Energy degli Stati Uniti e presentato dal GAO al congresso degli Stati Uniti1 indicano come lo sversamento in mare di grandi quantitativi di GNL dia luogo a scenari catastrofici.

Tra i possibili scenari viene descritto lo sviluppo di una nube di gas metano in grado di viaggiare per distanze tali che, nella collocazione individuata per questo impianto, potrebbero arrivare ad interessare ampi tratti della costa abitata Savonese.

La possibilità che il metano fuoriuscito generi una esplosione ha una probabilità non trascurabile ed è un problema riportato nello stesso Rapporto preliminare per la sicurezza (pagina 190).
Il rapporto risulta carente in quando individua la problematica ma non ne valuta gli effetti in un analisi di rischio.
Paragrafo: C.4.2.1.5

Facendo riferimento a quanto definito nell’Appendice III del D.M. 15/05/1996 “Criteri di analisi e valutazione dei rapporti di sicurezza relativi ai depositi di gas e petrolio liquefatto (GPL)”, la probabilità dell’innesco di una nube di vapori infiammabili dipende dai seguenti fattori:

  • quantità di vapori nel campo di infiammabilità;
  • tipologia di confinamento / geometria del luogo.

Secondo tale D.M., la probabilità che l’innesco di una nube di GPL determini un’esplosione di nube di tipo non confinato (UVCE) anziché un FLASH – FIRE risulta non trascurabile solo quando:

  • il rilascio interessi un ambiente essenzialmente chiuso;
  • quantità di vapore entro i limiti di infiammabilità sia maggiore di 1,5 t, se in ambiente parzialmente confinato (es. in presenza di grossi edifici o apparecchiature industriali nello spazio di sviluppo della nube);
  • quantità di vapore entro i limiti di infiammabilità sia maggiore di 5 t, se in ambiente non confinato.

Al di sotto dei limiti predetti, il contributo dell’esplosione di nube al rischio globale può ritenersi marginale e pertanto non rilevante ai fini di una valutazione complessiva del deposito.”

IMPATTO AMBIENTALE

Documento: ..\ANNESSO B – Studio Impatto Ambientale\ REL-AMB-E-00001_Studio Impatto Ambientale.pdf

PREMESSA

La FSRU e le opere necessarie al suo collegamento con la terraferma ricadono all’interno di un’area marina protetta dall’Accordo Pelagos per il Santuario dei mammiferi marini nel Mediterraneo. Accordo sottoscritto a Roma il 25 novembre del 1999 da Italia, Francia e Principato di Monaco e ratificato dall’Italia con legge 391 dell’11 ottobre 2001.

Nel rispetto delle legislazioni nazionali, comunitarie e internazionali, i tre Paesi firmatari dell’Accordo si impegnano a tutelare i mammiferi marini di ogni specie e il loro habitat, proteggendoli dagli impatti negativi diretti o indiretti delle attività umane.

I Paesi firmatari si impegnano, inoltre, a favorire programmi di ricerca scientifica e campagne di sensibilizzazione presso i vari utenti del mare, in particolare per quanto riguarda la prevenzione delle collisioni tra navi e mammiferi marini e la segnalazione di esemplari in difficoltà.

L’idea della creazione di un Santuario dei mammiferi marini nel Mediterraneo nacque in seguito a numerosi studi che dimostrarono la considerevole ricchezza di vita pelagica in questa porzione di mare. Il tratto compreso tra Liguria, Provenza e Sardegna settentrionale è interessato dalla straordinaria presenza nei mesi estivi di cetacei di tutte le specie regolari del Mediterraneo, dovuta all’elevata quantità di sostanze nutritive che risalgono dai fondali, grazie a caratteristiche oceanografiche già note connesse al particolare regime di correnti di risalita denominate “upwelling”. Tali correnti innescano catene trofiche di rilevante abbondanza e diversità, creando le condizioni ideali per l’alimentazione dei cetacei.

L’area del Santuario individuata ha una superficie di 87.500 km², interessa 2.022 km di litorale ed è compresa tra la penisola di Giens, in Francia, la costa settentrionale della Sardegna e la costa continentale italiana della Liguria e della Toscana.

In questa zona sono presenti: balenottere comuni (Balaenoptera physalus) e stenelle (Stenella coeruleoalba), capodogli (Physeter catodon), globicefali (Globicephala melas), grampi (Grampus griseus), tursiopi (Tursiops truncatus), zifi (Ziphius cavirostris), delfini comuni (Delphinus delphis) e foche monache (Monachus monachus).

Il Santuario per i mammiferi marini è inserito nella lista delle Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea (ASPIM) prevista dal Protocollo sulle aree specialmente protette e la diversità biologica nel Mediterraneo (Protocollo ASP/BD) della Convenzione per la protezione dell’ambiente marino e della regione costiera mediterranea (Convenzione di Barcellona).

Rumore e Vibrazioni

DAL PROGETTO SNAM:

Paragrafo: 5.6.1 Rumore a Mare, Normativa e Linee Guida
“Per quanto concerne il rumore subacqueo, nonostante a livello europeo sia riconosciuto come un’importante forma di inquinamento dal 1982 (Convenzione sul diritto del mare UNCLOS), l’Italia non è dotata di una normativa specifica (Sito web ISPRA agenti fisici). L’Italia ha tuttavia:

  • adottato le “Linee Guida per la gestione dell’impatto di rumore antropogenico sui cetacei nell’area ACCOBAMS”, in qualità di parte contraente l’Accordo ACCOBAMS (Agreement on the Conservation of Cetaceans in the Black Sea Mediterranean Sea and Contigous Atlantic Area);
  • recepito con D.Lgs. No.190 del 13 Ottobre 2010 la Direttiva Quadro sulla Strategia Marina (Marine Framework Strategy Directive- MSFD 2008/56/CE), in cui il rumore diventa un parametro di qualità dell’ambiente marino (Descrittore 11 – rumore sottomarino).”

OSSERVAZIONE 4

Lo studio di impatto ambientale risulta gravemente carente perché considera esclusivamente il rumore generato dalla navigazione nella zona interessata mentre devono essere prese in esame e valutate anche le altre fonti di rumore come quelle legate all’attività di pompaggio dell’acqua citata in altre parti del progetto.
Infatti nella Relazione Tecnica2 leggiamo:

Il sistema di vaporizzazione si compone delle seguenti apparecchiature principali:

  • No.6 pompe booster ciascuna con capacità di 260 m3/h che aumentano la pressione del flusso LNG fino a 75 barg;
  • No.3 pompe di sollevamento dell’acqua di mare, ciascuna con una capacità massima di 6.000 m3/h, situate nella sala di prua.

Ciascuna pompa d’acqua di mare è dotata di un filtro;

Si richiede integrazione per valutazione del rumore generato dalla prevista attività di pompaggio di 18.000 m3 di acqua ogni ora.

Lo studio deve prevedere la misurazione dell’intensità e della distribuzione delle frequenze del rumore generato dall’impianto di pompaggio.

Infatti non solo il rumore generato ma anche lo spettro di frequenze emesso sono fondamentali per valutare l’impatto sul santuario dei cetacei. Tale problematica è ben nota e riportata nello studio di impatto ambientale:

Paragrafo 5.6.1.3.1 Mammiferi Marini

I mammiferi marini sono tra gli organismi maggiormente sensibili alle perturbazioni dell’ambiente acustico e per valutare il possibile impatto sulle specie acustico, le linee guida ISPRA fanno riferimento alle soglie di insorgenza del disturbo comportamentale proposte in Borsani e Farchi (2011) e Gomez et al. (2016) e di seguito riportate:

Cetacei di bassa frequenza: SPL 100–110 dB re 1 µPa non ponderato; • Cetacei di media frequenza (corrispondente ai cetacei ad alta frequenza in Southall et al. (2019): SPL 110–120 dB re 1 µPa non ponderato;

Cetacei di alta frequenza (corrispondente ai cetacei frequenza molto alta in Southall et al. (2019): SPL 140–150 dB re 1 µPa non ponderato.”

CONCLUSIONI

Per consentire una corretta valutazione la documentazione sull’impianto FSRU deve essere integrata nelle parti relative alla sicurezza (annesso E) e all’impatto ambientale (annesso D).
Nello specifico vengono richieste integrazioni e/o spiegazioni:

  1. sulle distanze minime dalla costa;
  2. sulle fonti di rischio mobili specificando l’area di interdizione attorno all’impianto, e gli scenari di collisione;
  3. sul rumore prodotto dall’impianto e tutte le sue componenti.

BIBLIOGRAFIA

Sandia. (2004). Breach and Safety Analysis of Spills Over Water from Large Liquefied Natural Gas Carriers. national laboratories. Tratto da https://www.osti.gov/servlets/purl/983670/

1 https://www.govinfo.gov/content/pkg/GAOREPORTS-GAO-07-316/html/GAOREPORTS-GAO-07-316.htm

2 Pagina 19 – F:\EuropaVerde_politica\Argomenti\Energia\Rigassificatore\fsru_alto_tirreno_e_collegamento_rete_gasdotti\progetto\ANNESSO A – Relazione tecnica\A.1 Relazione Tecnica\ REL-000-E-00010_Relazione_Tecnica Generale del Progetto FSRU Alto Tirreno_Rev_00-signed.pdf

Rigassificatore, Europa Verde Liguria replica a Toti: “Grave etichettare come antiscientifico ciò che è politicamente scomodo”

savonanews.it


“Etichettare le dimensioni del rischio di incidente di un rigassificatore come ipotesi da terrapiatisti o novax non cancella la verità scientifica. Siamo consapevoli dell’importanza di basare le decisioni politiche su presupposti scientifici corretti, per questo riteniamo particolarmente grave etichettare come antiscientifico ciò che è solo politicamente scomodo”. Simona Simonetti e Marco Brescia di Europa Verde – Verdi Liguria replicano al presidente della Regione Giovanni Toti. 

“La Golar Tundra ha una capacità di stoccaggio GNL di 170.000 m3, l’incidente di Bologna Borgo Panigale (1 morto, 145 feriti) che ha fatto collassare il ponte dell’autostrada è stato causato da un quantità di 48 m3 di GPL, l’incidente della stazione di Viareggio (13 morti, 50 feriti) è stato causato da una quantità 35 m3 di GPL quindi possiamo dedurre che un rigassificatore o una nave metaniera hanno un potenziale energetico 3000 volte maggiore di quello di Viareggio e o di Bologna. Un possibile evento catastrofico, sebbene poco probabile avrebbe conseguenze devastanti che non vanno minimizzate”. 

“Nel 2004 il governo degli Stati Uniti ha richiesto ai Sandia National Laboratory, una delle massime autorità scientifiche statali per la sicurezza nucleare e chimica, di studiare i potenziali scenari in caso di incidente o attacco terroristico ad una nave metaniera, studi che sono stati presentati al congresso americano. Gli scienziati statunitensi hanno formulato un quadro che, tra la formazione di “piscine di fuoco” e nubi di metano gassoso, prevede l’interessamento di aree, circostanti alla nave, estese per alcuni chilometri e molto variabili in base al vento. Questi studi scientifici non provengono da terrapiattisti quindi,  ma dai i migliori scienziati al servizio del governo degli Stati Uniti e rendono estremamente preoccupante la vicinanza di queste strutture agli abitati come prevede il caso di Savona e Vado Ligure”. 

“Sappiamo che questi incidenti sono rari ma assolutamente non impossibili e ciò impone che gli impianti siano intrinsecamente sicuri  mediante un’adeguata distanza dai centri abitati come del resto è stato fatto negli anni passati per gli altri due rigassificatori fuori costa italiani posti a decine di chilometri dalla riva. Non ci dimentichiamo che, anche con le migliori premesse, gli incidenti capitano, seppur imprevisti ed inattesi, come ha dimostrato Fukushima. Sappiamo anche che le collisioni in mare sono frequenti e possono avere risultati catastrofici come nel caso della Moby Prince e che bastano quantità  infinitamente minori di gas per scatenare l’inferno come è accaduto a Viareggio”. 

“La costa Savonese, poi, ha già pagato il suo tributo ambientale al traffico energetico con l’incendio e l’affondamento della petroliera Haven. I liguri hanno già pagato la superficialità e la sottomissione agli interessi economici con il ponte Morandi. La valutazione del rischio del rigassificatore non va banalizzata”, concludono. 

Termovalorizzatore in Val Bormida, Europa Verde: “Insostenibile sotto il profilo economico e ambientale”

Da www.IVG.it


Val Bormida. “Il progetto di un termovalorizzatore in Valbormida non è una novità, da tempo l’amministrazione regionale covava questo “segreto di Pulcinella”. Con la consueta mancanza di trasparenza e di partecipazione che caratterizza il “metodo Toti” Il progetto è cresciuto nel chiuso degli uffici regionali prima di trapelare per una svista comunicativa”.

Lo affermano Marco Brescia, referente Energia e Rifiuti per Europa Verde Liguria, e Simona Simonetti, co-portavoce Europa Verde Liguria, che intervengono sul progetto del nuovo impianto previsto nel territorio valbormidese.

“Ma i numeri riportati dalla stessa Regione nel Piano regionale dei rifiuti aggiornato 2021-2026 ci dicono che costruire un termovalorizzatore in Liguria non è giustificato né dal punto di vista ambientale né economico. Sempre nel piano infatti è previsto un incremento della raccolta differenziata, attualmente ancora molto carente soprattutto nella zona di Genova, che dovrebbe portare a breve la quantità di rifiuti indifferenziati a circa 234 000 tonnellate l’anno con una tendenza già confermata dai dati degli ultimi anni”.

“Già nel 2016 un decreto del governo, poi annullato dal Tar per un vizio di forma, escludeva la necessità di un inceneritore in Liguria per la enorme sovraccapacità di trattamento della Regione Lombardia che vede i suoi tredici impianti costantemente affamati a causa della crescita della raccolta differenziata. E sanciva quindi la sostanziale autosufficienza della macro-area geografica nord Italia” aggiungono ancora i due esponenti di Europa Verde.

“Dobbiamo poi considerare che nel frattempo bruciare i rifiuti per produrre energia si è dimostrata una tecnologia superata, tanto che l’Unione Europea l’ha esclusa dalla possibilità di ricevere finanziamenti. Ci si è resi conto infatti che, nell’ambito della transizione energetica e della decarbonizzazione, non è proprio una buona idea bruciare allegramente il peggior combustibile esistente al mondo sebbene per produrre energia. E ciò è divenuto ancora più evidente per la nascita di nuove tecnologie, di cui l’Italia è tra i leader, che trasformano i rifiuti indifferenziati in materia prima pregiata per la sintesi chimica senza generare emissioni”.

“L’idea di un nuovo termovalorizzatore risulta una disastrosa battaglia di retroguardia basata su tecnologia obsoleta, ambientalmente insostenibile ed economicamente perdente” concludono.

L’esplosione del serbatoio di GNL di Staten Island-New York che uccise quaranta persone

Era il 10 febbraio 1973 quando un deposito di gas naturale liquefatto situato sull’isola di  Staten Island A New York esplose e uccise 40 operai, molti italo-americani. Qui di seguito pubblichiamo la traduzione (automatica, scusateci!) di un articolo in inglese che potete trovare qui tratto dal bellissimo sito di news SILIVE.COM

Ancora una volta ricordiamo che la situazione, i tempi, le tecnologie diverse dalle attuali,  rendono questo terribile  accadimento una situazione a sé, ma ci  ricorda che il gnl ha un potenziale distruttivo tremendo che non è cambiato negli anni.

Sottovalutarlo si rivela un errore drammatico.

Oggi, 50 anni fa: l’esplosione di un serbatoio di GNL uccide 40 lavoratori

  • Aggiornato: 10 febbraio 2023, 8:57|
  • Pubblicato: 10 febbraio 2023, 8:50
storia dell'isola cittadina
L’esplosione di un serbatoio di GNL nel 1973 uccise 40 lavoratori. (Avanzamento di Staten Island)
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STATEN ISLAND, NY – Il 10 febbraio 1973, un freddo sabato pomeriggio, un incendio esplose nell’interno cavernoso di un serbatoio di GNL più piccolo a Bloomfield. Il gas naturale intrappolato all’interno ha alimentato l’incendio e ha creato una forza che ha strappato la cupola di cemento dai suoi ancoraggi e l’ha fatta schiantare sui lavoratori più di 100 piedi più in basso. Quaranta uomini furono uccisi. L’incidente rappresenta il peggior incidente industriale mai avvenuto nel distretto.

I vigili del fuoco lavorano per rimuovere i corpi delle persone uccise durante l’esplosione del serbatoio di GNL a Bloomfield nel 1973. (Staten Island Advance/Robert Parsons)

Il serbatoio da 600.000 barili a Bloomfield era in riparazione quando scoppiò un incendio. Il gas naturale intrappolato all’interno del serbatoio ha alimentato l’incendio provocando l’esplosione.

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Il fumo si alza dai serbatoi del serbatoio GNL di Bloomfield dopo lo scoppio di un incendio. (Avanzamento di Staten Island/Barry Schwarz)
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Testimoni oculari riferirono all’Advance nel 1973 che si udì un sibilo e un forte rumore, seguiti da un anello di fiamme all’esterno del serbatoio alto 108 piedi, situato vicino al lungomare a circa un miglio a sud del ponte Goethals.

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New York-Recovering The Dead-Firemen a sinistra trasporta una bara di pino che è stata abbassata con una gru sulla superficie del tetto affondato del deposito chimico dove i corpi di 40 lavoratori vengono recuperati da sotto la superficie e collocati nelle bare. (Stampa associata)

Faceva parte dell’enorme tratto di terreno acquistato dalla NASCAR nel 2004. Il sito non è accessibile al pubblico. Il sito del serbatoio è stato formalmente demolito nel 1993.

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Un vigile del fuoco sale su una rampa ricoperta di detriti: isolamenti, lamiere e cemento. (Avanzamento di Staten Island/Barry Schwartz)

Al di là delle vite dei 40 lavoratori uccisi, l’esplosione ha un’eredità duratura a Staten Island: alla fine ha bloccato la costruzione di due serbatoi di GNL più grandi nella sezione Rossville di Staten Island.

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L’interno del serbatoio di gas naturale liquefatto frantumato a Bloomfield che esplose uccidendo 40 persone. (Avanzamento di Staten Island)

I carri armati sono ancora fuori dalla strada di Arthur Kills. Sono stati dismessi e si stanno deteriorando da decenni.

CONTENUTO RELATIVO:

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Una tubazione che si trovava sopra il serbatoio giace a terra distrutta dopo essere stata spazzata via dall’esplosione. (Avanzamento di Staten Island/Tony Carannante)
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In attesa di scoprirlo: la signora Anthony Mezzacappa, a sinistra, parla con un poliziotto della scomparsa del marito, mentre, a destra, Mary Hogan mostra le sue lacrime per un fratello scomparso (un altro fratello è stato salvato). (Avanzamento di Staten Island/Tony Carannante)
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I vigili del fuoco di New York-Grim Work vengono calati domenica in un serbatoio di stoccaggio del gas di Staten Island, New York, mentre continuano le ricerche per le vittime di un’esplosione e di un incendio in cui le autorità hanno affermato che si temeva la morte di 40 uomini. L’esplosione è avvenuta sabato pomeriggio, lasciando tonnellate di detriti fumanti dal tetto della struttura a forma di cono. (Stampa associata)
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I vigili del fuoco trasportano una scatola di pino contenente i resti di un’altra vittima dell’esplosione attraverso le macerie che ricoprono il pavimento del serbatoio. (Avanzamento di Staten Island/Robert Parsons)
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Questa foto mostra due corpi calati in seguito all’esplosione del 1973 di un serbatoio di gas naturale liquefatto a Bloomfield. (Avanzamento di Staten Island/Frank J. Johns)
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Serbatoi GNL del Texas Eastern a Bloomfield, intorno agli anni ’80. (Avanzamento di Staten Island/Steve Zaffarano)
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Jean Auture conforta Natalina Fava durante la commemorazione delle vittime dell’esplosione del Tetco. Entrambe le donne hanno perso i mariti nell’esplosione. (Avanzamento di Staten Island/Frank J. Johns)
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I detriti dell’esplosione, compresi tubi e travi di supporto, formano uno scenario inquietante con ghiaccioli mentre le temperature sotto lo zero continuano sul luogo della catastrofe di Bloomfield. (Avanzamento di Staten Island/Tony Carannante)
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“Sono corso lungo il lato del serbatoio e quando ho sentito l’esplosione, ho continuato a ripetermi: ‘O Dio, sei morto'”, ha spiegato con calma John Carroll ieri sera mentre era seduto su una sedia a rotelle al St. Vincent Medical. Centro. Apparentemente la fortuna era stata dalla parte del trentunenne Carroll mentre scappava dalla sua postazione di lavoro sul tetto di cemento del più grande serbatoio di stoccaggio del gas del mondo, correva lungo il lato del suo terrapieno e cadeva a terra mentre un’esplosione squarciava il carro armato alto otto piani, uccidendo 40 lavoratori, incluso il fratello minore di Carroll. (Avanzamento di Staten Island/Robert Parsons)
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La freccia indica il luogo dell’esplosione del serbatoio di GNL del febbraio 1973, a Bloomfield. Quattro anni dopo si tiene una cerimonia commemorativa nelle vicinanze. (Avanzamento di Staten Island)
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Rese vedove dall’esplosione del carro armato Bloomfield, la signora Dina Dire, a sinistra, la signora Anntoinetta Rubino, al centro, e la signora Natalina Faua piangono durante le cerimonie funebri. (Avanzamento di Staten Island/Frank J. Johns)
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Virginia Buonriaggio legge i nomi delle persone uccise nell’esplosione mentre Paul Capotosta, a destra, dei Richmond Cadets, suona i rubinetti. (Avanzamento di Staten Island/Frank J. Johns)
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Servizio commemorativo dopo l’esplosione del serbatoio di GNL. (Avanzamento di Staten Island/Frank J. Johns)
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Prima pagina di Staten Island Advance, 11 febbraio 1973.

UN CLAMOROSO SUCCESSO

Fellonia: accusa lanciata nel Medioevo verso colui che non si presentava ad un duello.

Un clamoroso successo. Non può essere  definita altrimenti la manifestazione organizzata dai partiti e dalle associazioni nella piazza del Comune di Vado Ligure per chiedere all’Amministrazione regionale  di rispettare i  loro diritti  democratici di cittadinanza e avere un confronto con le istituzioni in merito al progetto del rigassificatore che dovrebbe essere installato davanti alla costa di Savona e Vado Ligure.

In un ventitré di agosto che ha visto l’apice di uno dei periodi più caldi mai registrati nella storia della Liguria, centinaia di persone hanno sfidato il sole a picco delle 14:30 per difendere i loro diritti di cittadini. Ha voluto esserci persino chi, in evidenti precarie condizioni di salute a causa delle terapie di un periodo molto difficile della propria vita ha avuto il coraggio di sfidare il caldo torrido per proclamare i propri diritti di cittadino.

Di fronte a questo meraviglioso spettacolo di civiltà, in un paese spesso sfiduciato e cinico, l’amministrazione regionale   all’ultimo momento non ha avuto il coraggio di sostenere il confronto con la popolazione ed è fuggita spostando la riunione nel chiuso  di una sala genovese,  commettendo così il primo clamoroso autogol.  La fuga dell’avversario è una  prima vittoria.

Depositata alla Camera dei Deputati una interrogazione per abolire la caccia con l’arco in Liguria.

Devis Dori, deputato di Alleanza Verdi Sinistra, il 17 agosto ha depositato un’interrogazione parlamentare con la quale ha chiesto al Governo di attivarsi a livello normativo per prevedere nella legge 157 del 1992 l’abrogazione della caccia con arco e frecce e con il falco (art. 13).

La caccia con arco e frecce produce gravi ed inutili sofferenze agli animali che non muoiono sul colpo ma attraverso una lenta agonia. Una specie di corrida nostrana in cui gli animali feriti possono mettere a rischio l’incolumità di persone che si trovino semplicemente a passeggiare nei boschi.

L’interrogazione è stata stimolata dalla recente decisione della Regione Liguria di estendere la caccia con arco e frecce alla caccia di selezione degli ungulati allungando il periodo di caccia a tutto l’anno con i relativi problemi di sicurezza dovuti alla presenza di cacciatori sui sentieri liguri.
La scelta di Regione Liguria è stata immediatamente contestata dall’intergruppo parlamentare “Tutela Animali e Ambiente” che l’ha definita una barbarie. Ha generato una indignazione collettiva che si è concretizzata in una petizione online con più di 80.000 firme in pochi giorni.
Ha portato una parte del PD Ligure che aveva votato l’emendamento a riconoscere l’errore, promettendo azioni conseguenti.

L’estensione della caccia è a tutti gli effetti una scelta antistorica: la Legge sulla caccia e sulla tutela della fauna selvatica ha più di 30 anni e non risulta più allineata con il sentire attuale della cittadinanza. Secondo un sondaggio del WWF in occasione del trentesimo anniversario della normativa di settore, il 72% della popolazione italiana interpellata ritiene che l’attività venatoria generi problemi di sicurezza e, oltre ai conclamati impatti sulla biodiversità, il 57% la reputa inoltre un rischio per la salute delle persone.

Il Deputato Devis Dori è stato anche promotore di un’iniziativa legislativa sulla correlazione fra la crudeltà sugli animali e la pericolosità sociale, attualmente in trattazione alla Camera dei Deputati in Commissione Giustizia (visibile QUI).

Europa Verde Liguria invita tutti a firmare la petizione online (QUI per firmare) e a contattarci per collaborare con noi a mettere al centro delle priorità della nostra società la tutela ambientale e faunistica e realizzare una reale politica green.


Il migliore elenco di incidenti relativi al trasporto e stoccaggio di GNL

Il giornale ” La civetta di Minerva” in un suo articolo ( qui l’articolo completo) riporta un elenco dettagliato di incidenti relativi al GNL a riprova che essi sono una possibilità non così remota. Per questo motivo riteniamo che il progetto di Vado Ligure debba essere rivisto tenendo come principale riferimento la sicurezza degli abitanti.

Cleveland, Ohio, USA, 1944 (incendio dei serbatoi di stoccaggio) 20.10.1944. Esplode impianto GNL: 131 morti – 225 feriti – 79 case distrutte – 2 fabbriche – 217 auto – 680 senzatetto un’area di circa 12 ettari fu completamente devastata.

Gasiera Methane Princess, 1965 (perdita di GNL)

Gasiera Jules Verne, Maggio 1965 (fuoriuscita di GNL)

La Spezia, Italia 1971 (fuoriuscita di GNL). Ci fu un improvviso aumento di pressione nel serbatoio che causò la fuoriuscita di vapore di GNL dalle valvole di sicurezza di una gasiera e la nube rimase in aria alcune ore. Si stima che uscirono fuori dal serbatoio circa 2000 tonnellate di vapore di GNL.

Montreal, Quebec, Canada, 1972 (esplosione nella camera di controllo). Il 27 maggio 1972 ci fu un’esplosione nell’impianto di liquefazione, quando un operatore provò ad accendere una sigaretta.

Staten Island, USA, 1973 (esplosione all’interno di un serbatoio di stoccaggio a terra). Un fuoco scoppiò in un serbatoio di GNL fuori servizio che era in riparazione. 40 operai che vi lavoravano all’interno morirono. Nonostante gli accurati sistemi di controllo, un cortocircuito di un macchinario usato per la manutenzione provocò l’innesco di una sacca residua di gas ed una serie di reazioni a catena.

Massachusettes, USA, 1974 (perdita di GNL). Il GNL era stato caricato su una chiatta; a causa di un problema elettrico si verificò la chiusura automatica delle valvole del liquido principale. Una certa quantità di GNL fuoriuscì da una valvola malfunzionante che però non aveva mostrato cedimenti durante le 7 ore di caricamento della nave. Si verificarono molte fratture sul ponte della nave in un’area di circa 2 metri.

Aquarius, settembre 1977 (fuoriuscita di GNL). Durante il riempimento del serbatoio della nave ci fu una fuoriuscita di 125.000 mc di GNL dal tubo con cui si effettuava il caricamento.

Das Island, Emirati Arabi Uniti, marzo 1978 (fuoriuscita di GNL da una tubazione). Questo incidente avvenne a causa della rottura di un tubo di collegamento allacciato nella parte inferiore di un serbatoio di stoccaggio. Il serbatoio era del tipo a doppio guscio con un muro interno di acciaio al 9% di nichel mentre quello esterno era di acciaio al carbonio. La fuoriuscita di vapore dal guscio esterno del serbatoio formò una nuvola più pesante dell’aria; fortunatamente non prese fuoco.

Cove Point, Maryland, USA, 1979 (perdita di GNL) Da una pompa ad alta pressione si verificò una perdita di GNL che trovò sfogo in un condotto elettrico; il gas si accumulò nella scatola elettrica all’interno della centralina di trasformazione. Quando l’impiegato aprì il circuito per fermare la pompa si verificò l’innesco con conseguente esplosione. L’impiegato morì ed un altro rimase seriamente ferito.

Mostafà Ben Bouliad, aprile 1979 (perdita di GNL da una valvola). Mentre una nave gasiera di GNL con serbatoio di 125.000 metri cubi scaricava a Cove Point, una valvola di controllo si ruppe rilasciando GNL. Si verificarono crepe sul ponte della nave

Pollenger, aprile 1979 (perdita di GNL da una valvola). Mentre la nave stava scaricando il gas nel terminale di Everett in Massachusetts, una perdita di GNL da una valvola fratturò il coperchio di uno dei serbatoi della nave stessa. L’area fratturata fu di circa 2 metri quadri.

Bontang, Indonesia, 1983 (esplosione di uno scambiatore di calore). Il 14 aprile avvenne una grande esplosione di GNL. La rottura di uno scambiatore di calore in un terminal GNL causò una grave esplosione. La rottura avvenne a causa di una pressione troppo elevata dello scambiatore di calore causata da una valvola chiusa sulla linea di scarico. Tutti i sistemi di sicurezza per la rilevazione della pressione erano connessi a questa linea.

Nevada Test Site, Mercury, NV, 1987 (nube di GNL). Si verificò l’innesco di una nube di vapore di GNL durante un test a scala reale. La nube si infiammò causando danni alle apparecchiature.

Bachir Chilani, 1990 (frattura del guscio di un serbatoio). Si verificò una frattura nel guscio interno di un serbatoio da 130.000 metri cubi della nave gasiera, provocando l’ingresso di acqua di mare nello spazio dietro l’isolamento del carico.

Est dello Stretto di Gibilterra, 2002 (collisione gasiera con sottomarino nucleare). Collisione tra la Norman Lady, una nave gasiera GNL, e il sottomarino nucleare U.S.S. Oklahoma City. Per fortuna la nave aveva da poco scaricato il carico di GNL a Barcellona in Spagna.

Skikda – Algeria, gennaio 2004 (insufficiente manutenzione) 20.1.2004. Esplode impianto GNL: 27 morti e 74 feriti Il 19 gennaio si è verificata una esplosione di una parte dell’impianto di produzione di GNL, che ha innescato una densa nube di vapore; sono state necessarie 8 ore per estinguere l’incendio. L’esplosione ed il fuoco hanno distrutto una porzione dell’impianto causando la morte di 27 operai, 74 feriti e danni anche molto al di fuori dei confini dell’impianto. L’incidente è stato causato da una perdita di GNL da una tubazione dovuta ad una insufficiente manutenzione.

Trinidad Tobago, giugno 2004 (cause ancora da accertare). Una turbina, utilizzata nell’impianto numero 3 per fornire energia ai compressori necessari alla liquefazione del gas, è esplosa. Le cause dell’incidente sono ancora da accertare.

Belgio, 31 luglio 2004. Esplode un gasdotto di GNL: 15 morti – 200 feriti.

Norvegia, settembre 2004. Una gasiera GNL si è incagliata a nord di Bergen. I motori della nave si erano fermati e le ancore erano inutilizzabili a causa delle condizioni di tempesta. Comunque due rimorchiatori erano riusciti ad agganciare e rimorchiare la nave quando questa era arrivata a solo 30 metri dalle rocce. Erano stati fatti i preparativi per evacuare le 800 persone residenti dell’isola di Fedje, per paura che la nave potesse esplodere nel caso di collisione con le rocce.

Nigeria, 30 agosto 2005. Esplode un gasdotto di GNL: 11 dispersi, 27 chilometri quadri inghiottiti dall’inferno. Un gasdotto di GNL interrato è esploso a Kalakama. Undici persone disperse. La fauna, pesci e crostacei tipici dell’ambente delle mangrovie, e la flora acquatiche sono andati completamente distrutti.

Savannah, GA, marzo 2006. Una fuoriuscita potenzialmente disastrosa è accaduta quando la gasiera GNL Golar Freeze ha scaricato il gas liquido al terminal GNL Southern presso l’isola Elba Island. La nave ha rotto gli ormeggi e si è allontanata dalla banchina. Il porto è stato chiuso per 36 ore. La Guardia Costiera e i tecnici della FERC (Federal Energy Regulatory Commission) hanno aperto un’inchiesta.

Trinidad & Tobago, maggio e giugno 2006. Un altro incidente è accaduto all’impianto Atlantic GNL a Point Fortin. Lo scoppio e l’incendio è dovuto a una guarnizione che ha ceduto.

Giordania, luglio 2006. Una gasiera GNL ha avuto un incendio quando scaricava il GNL a Aqaba. Sono rimaste ferite 12 persone. Quattro di queste persone erano vigili del fuoco. Gli altri feriti erano dell’equipaggio della gasiera. La nave è stata subito evacuata ed è stata trainata dalla banchina a un porto nel Mar Rosso in quanto aveva scaricato soltanto la metà del suo carico. Le cause dell’incidente sono alla base di un’inchiesta.

GNL – Il famoso incidente di Cleveland Ohio

Per  comprendere appieno i rischi legati ad un  deposito di GNL,  sia esso  sulla terraferma o in mare è utile analizzare quanto accadde Il 24 ottobre 1944 nella città di Cleveland Ohio Stati Uniti,   quando una copiosa perdita  generò una nube di metano che poi esplose.

Certamente si era agli albori della tecnologia del GNL,  le procedure di sicurezza non erano paragonabili alle attuali ma la potenza e quindi pericolosità del metano resta la stessa e, nonostante  tutte le sicurezze, non si può ancora escludere la possibilità di grandi fuoriuscite in caso di incidenti quali per esempio la collisione tra navi.

Qui di seguito riportiamo la cronaca degli eventi come è raccontata dal sito dell’università di Cleveland dove la si può trovare in lingua inglese

L’ esplosione e incendio dell’EAST OHIO GAS CO.  ha avuto luogo venerdì 20 ottobre 1944, quando un serbatoio contenente gas naturale liquido equivalente a 90 milioni di piedi cubi è esploso, provocando il più disastroso incendio nella storia di Cleveland. Case e aziende sono state inghiottite da un’ondata di fuoco in più di 1 kmq. del lato est di Cleveland, delimitato da St. Clair Ave. NE, E. 55th St., E. 67th St. e la Memorial Shoreway.  Alle 14:30, il vapore bianco iniziò a fuoriuscire dal serbatoio di stoccaggio n. 4, che era stato costruito dalla East Ohio Gas Co. nel 1942 per fornire gas di riserva aggiuntivo per le industrie belliche locali. Il gas nel serbatoio, situato all’estremità settentrionale di E. 61st St., è diventato combustibile quando si è mescolato con l’aria ed è esploso alle 14:40, seguito dall’esplosione di un secondo serbatoio circa 20 minuti dopo. Il fuoco si è propagato attraverso 20 isolati, inghiottendo file di case e perdendone altre. Il gas vaporizzato scorreva anche lungo i cordoli e le grondaie e nei bacini di raccolta, attraverso i quali entrava nelle fognature sotterranee, esplodendo di tanto in tanto, strappando il marciapiede, danneggiando gli impianti di servizio sotterranei e facendo esplodere i tombini. L’area circostante il distretto in fiamme è stata evacuata e i rifugiati sono stati accolti nella Willson Jr. High School di E. 55th St. dove la Croce Rossa ha cercato di prendersi cura di ca. 680 vittime senzatetto.

Nel tardo pomeriggio di sabato gran parte dell’incendio si era estinto, l’elettricità è stata ripristinata in alcune zone e il giorno successivo alcuni residenti hanno iniziato a tornare alle loro case. L’incendio ha distrutto 79 case, 2 fabbriche, 217 automobili, 7 rimorchi e 1 trattore; il bilancio delle vittime è salito a 130. L’incendio e la successiva analisi della sua causa hanno portato a nuovi e più sicuri metodi per lo stoccaggio a bassa temperatura del gas naturale.

In Liguria sopravvivono dei Neanderthal

Si aggirano indisturbati dalle parti di via Fieschi in pieno centro di Genova

Il primo che definì gli appartenenti alla Lega “I Neanderthal” fu, credo, Oliviero Toscani seguito poi dal governatore campano De Luca. Ho enormi riserve su entrambi i personaggi ma trovo questa definizione assolutamente azzeccata e mi è tornata in mente immediatamente quando la Lega ligure ha proposto e fatto approvare la norma che consente di cacciare con arco e frecce. (C’è una petizione sulla piattaforma Change che ne chiede l’abolizione, puoi firmare qui)

Uno dei migliori prodotti della civiltà occidentale è sicuramente la nascita di una cultura dei diritti degli animali, non legata alla religione, Che porta alla consapevolezza Delle enormi sofferenze che da sempre l’umanità ha inflitto alle “bestie” trattandole come oggetti non senzienti

Questo movimento culturale pur avendo già compiuto un tratto di strada è ben lungi dal essere arrivato a destinazione, come dimostrano i miliardi gli animali tenuti in condizioni inaccettabili negli allevamenti intensivi, tuttavia il suo percorso appare nettamente definito.

Anche l’attività venatoria, non più praticata per necessità alimentare ma solo a scopo “ludico” è inesorabilmente in declino per il cambiamento della sensibilità degli individui.

Alla luce di tutto ciò la Lega si muove in totale controtendenza, diventando il partito dei cacciatori e degli allevatori (ricordate quanto ci sono costate le famose quote latte  in termini economici e di reputazione in Europa?) cercando sempre, in ogni contesto, di contrastare qualunque tentativo di progresso nel rapporto tra esseri umani e animali, arroccandosi su posizioni conservatrici palesemente insostenibili.

In queste settimane spicca, per la sua totale controtendenza, la legge voluta dalla Lega e varata dall’amministrazione di centro-destra Ligure che introduce la possibilità di cacciare con arco e frecce e che fa stame, in un colpo solo, delle conquiste di civiltà gli ultimi decenni in termini di diritti degli animali.

È superfluo ricordare quanto  la scarsa efficacia di questo genere di armi porti a atroci sofferenze degli animali che, quando va bene vengono uccisi da più colpi ripetuti ma più frequentemente sfuggono e vagano trafitti e feriti morendo nei giorni successivi.

È stato quindi automatico nella mia immaginazione sovrapporre l’immagine di un Neanderthal che insegue la sua preda con armi rudimentali a quella di un cacciatore dilettante leghista della prima ora che si aggira per i boschi con arco e frecce.

Sappiamo dai paleontologi ( se non conoscete ancora Telmo Pievani recuperate!) che l’Homo sapiens e i Neanderthal hanno convissuto per molti secoli prima che i secondi soccombessero all’ espansione dei primi e questo nonostante avessero una struttura fisica possente e resistente. Quello che fece la differenza furono le capacità intellettuali, lo sviluppo di una cultura che permetteva la tradizione delle conoscenze una migliore attitudine a prevedere rischi verso una molto più sofisticata di immaginare il futuro.

In buona sostanza i Sapiens avevano delle capacità intellettive superiori che gli hanno consentito di adattarsi meglio all’ambiente e agli Inesorabili e inevitabili cambiamenti che caratterizzavano e caratterizzano tuttora il mondo.

Vorrei offrire questo spunto di riflessione per gli “amici” della Lega.

M.B.

Lo studio per il governo degli USA sui rischi delle metaniere

Nel 2004 il governo degli Stati Uniti ha commissionato ai Sandía National Laboratories, una delle massime autorità statunitensi per la sicurezza chimica e nucleare, uno studio sugli scenari possibili in caso di un attacco terroristico a una nave metaniera. Questo studio è poi stato aggiornato nel 2008 per le nuove navi di maggiori dimensioni (Scaricabile qui in Inglese)

I risultati di questo lavoro, basato su simulazioni matematiche, possono essere molto utili anche per valutare i rischi connessi ad un incidente quali ad esempio la collisione con un’altra nave.

L’ apertura di una falla in uno dei serbatoi della nave può essere prodotta non solo da un atto terroristico ma, più banalmente, anche da una collisione o un altro incidente.

Ecco un estratto: (pag 37 – Conclusioni)

“Anche se l’esito più probabile di una potenziale fuoriuscita di GNL sarebbe un incendio in una piscina ( di fiamme n.d.r.), è stata condotta un’analisi per la dispersione dei vapori. La distanza media di dispersione dei vapori LFL (infiammabili n.d.r.) da una fuoriuscita di GNL sull’acqua per una breccia nominale di 12 metri quadrati sarebbe di circa 4600 metri. Questo risultato è stato ottenuto da una gamma variabile fra 4000m e 5200m ottenuta considerando una serie di valori di flusso e di massa.  Come già detto l’area di pericolo per un evento di dispersione di vapori è allungata in direzione sottovento rispetto al punto di fuoriuscita, piuttosto che distribuita su un cerchio uniforme e, probabilmente, prenderà fuoco quando incontrerà la prima fonte di accensione. Per le operazioni mare aperto, le fonti di accensione possono essere meno numerose rispetto alle operazioni in prossimità della costa. Le distanze di rischio di incendio delle piscine (di fiamme) e di dispersione dei vapori sono significativamente influenzate dalle condizioni ambientali e operative specifiche del sito.”

M.B.

Piero Angela decrive i rischi di una nave metaniera

«Quello della metaniera, che si spezza vicino alla costa, viene definito il peggior scenario “energetico” possibile. Cioè l’incidente più catastrofico immaginabile fra tutte le fonti energetiche».

Angela rispondeva ad una domanda relativa ai rischi correlati all’impiego di energie non rinnovabili.

La domanda che gli era stata posta era: «E quale sarebbe il peggiore incidente immaginabile?».

Così rispondeva Angela: «Per esempio, una grande nave metaniera, che trasporta 125 mila metri cubi di gas liquefatto a bassissima temperatura, contiene un potenziale energetico enorme. Se nelle vicinanze della costa, per un incidente, dovesse spezzarsi e rovesciare in mare il gas liquefatto, potrebbe cominciare una sequenza di eventi catastrofici. Il gas freddissimo, a contatto con l’acqua di mare, molto più calda, inizierebbe a ribollire, a evaporare e formare una pericolosa nube. Questa nube di metano evaporato  rimarrebbe più fredda e più densa dell’aria e potrebbe viaggiare sfiorando la superficie marina, spinta dal vento, verso la terraferma. Scaldandosi lentamente la nube comincerebbe a mescolarsi con l’aria. Una miscela fra il 5 e il 15 percento di metano con l’aria è esplosiva. Il resto è facilmente immaginabile. Se questa miscela gassosa, invisibile e inodore, investisse una città, qualsiasi (inevitabile) scintilla farebbe esplodere la gigantesca nube. La potenza liberata in una o più esplosioni potrebbe avvicinarsi a un megaton: un milione di tonnellate di tritolo, questa volta nell’ordine di potenza distruttiva delle bombe atomiche. Le vittime immediate potrebbero essere decine di migliaia, mentre le sostanze cancerogene sviluppate dagli enormi incendi scatenati dall’esplosione, ricadendo su aree vastissime, sarebbero inalate in “piccole dosi”, dando luogo a un numero non calcolabile, ma sicuramente alto, di morti differite nell’arco di 80 anni. Si tratta di uno scenario assolutamente improbabile, ma non impossibile».

Domanda: «Terrificante. Si può immaginar qualcosa di peggio o questo è lo scenario da incubo finale?».

Risposta: «Quello della metaniera, che si spezza vicino alla costa, viene definito il peggior scenario “energetico” possibile. Cioè l’incidente più catastrofico immaginabile fra tutte le fonti energetiche».

M.B.

I fenomeni drammatici del cambio climatico

La catastrofe climatica con le alluvioni delle città romagnole Forlì, Cesena, Ravenna, compresi i paesi, il crollo dei ponti, le strade diventate fiumi e le sue spiagge cancellate ci testimoniano come il clima sia l’emergenza numero uno. Una emergenza che ha causato 14 morti, molti dispersi e 14.000 evacuati che ci avverte, come sostiene il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci, del processo di tropicalizzazione dell’Italia.
Anche il lungo periodo di siccità che ha interessato la zona ha contribuito ad aumentare il fenomeno alluvionale poiché il terreno arso non ha fornito la sua funzione di assorbimento dell’acqua. I terreni secchi paradossalmente perdono la loro capacità di assorbire l’acqua.
Gli scienziati del Cmcc (Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici), che contribuisce al programma Copernicus di previsioni stagionali, prevedono l’arrivo per l’autunno di El Nino, un tornado che influenzerà la fascia tropicale e alcune zone del Nord America. Questo porterà effetti anche in Europa: ci saranno più piogge.
In Italia secondo uno studio dell’Osservatorio di Legambiente si sa che in soli dieci anni il numero annuale di allagamenti da piogge intense è passato da dieci nel 2012 a 150 nel 2022.
Con questo l’Italia è diventata per la sua morfologia e la fragilità territoriale l’emblema del disastro climatico. L’uomo ha contribuito ad aumentare la causa di questa terra malata con cementificazioni che non frenano il consumo di suolo; paradossalmente mentre si denuncia una diminuzione demografica aumenta la costruzione di case.
Siamo davanti a un punto di non ritorno. Bisogna decidere se salvarci o soccombere alla ribellione della Terra. Già poiché è sempre più chiaro che la Terra sopravviverà senza l’uomo: il responsabile delle malefatte e la Terra, il suo ecosistema reagisce espugnando l’uomo.

Gronda di ponente, perché dire NO

Gent.mo Dott. Minella,
Ho letto con attenzione il suo articolo “Gronda un’attesa lunga dieci anni”. Tutti coloro, politici e non che sono favorevoli alla gronda di ponente, citano i benefici che si avranno una volta ultimata l’opera, mentre tralasciano i danni ambientali (scempio), che la stessa provocherà nel tratto tra la Vesima e Bolzaneto, tratto dove non sono previste uscite, a tal proposito mi chiedo cosa potrebbe succedere in caso di gravi incidenti.
Si avrà un forte impatto sulle sorgenti con il conseguente prosciugamento, saranno scavati 50 km di gallerie in montagne, contenenti rocce amiantifere, mentre a Genova –  Bolzaneto verrà creato un cantiere per la raccolta e lo smistamento di tutte le terre compreso l’amianto proveniente da questi scavi, questo impianto industriale resterà in loco per più di dieci anni, mentre uno slurrydotto, lungo sei chilometri e mezzo e largo tre metri e mezzo, poggerà su 540 piloni e correrà proprio dentro l’alveo del torrente Polcevera, a tre metri dalla sponda destra, per portare a mare il materiale di scavo che, secondo il parere degli stessi ingegneri, potrebbe essere amiantifero, cioè potrebbe contenere amianto. In caso di piena del Polcevera potrebbe portarsi via i piloni, spargendo amianto ovunque, oppure questi pali potrebbero fungere da tappo, con le conseguenze che tutti possiamo immaginare. Spesso si cita il dissesto idrogeologico, com’è possibile che nel nostro paese manchi totalmente la cultura e il rispetto per il territorio, una devastazione che perdura da parecchi lustri, a cui non abbiamo messo freno. Devastazioni che non ci hanno insegnato niente e di cui paghiamo prezzi altissimi, basti guardare alle trasformazioni, spesso selvagge, delle nostre città e delle periferie per rendersi conto che il cemento e l’asfalto avanzano sempre di più, mentre scompaiono le superfici naturali. L’inesorabile avanzata del cemento è un fenomeno europeo ma per entità degli interventi e durata nel tempo è soprattutto italiano.
Modificando le funzioni del suolo si provoca la perdita di terreni fertili e di biodiversità, la frammentazione dei paesaggi e, cosa ancor più grave, una ridotta capacità di assorbire l’acqua con il conseguente rischio d’inondazioni devastanti. L’agricoltura viene espropriata dei suoi terreni, che sono visti come una risorsa da depredare. E’ impensabile che nonostante questi allarmi che ci lancia la natura, imperterriti si continui con la cementificazione che guarda solo l’aspetto economico e non al bene primario. Basta, fermiamoci fino a che siamo in tempo, il ponente la val Polcevera hanno già dato !
Angelo Spanò
co-portavoce metropolitano Europa Verde – Verdi

Alpi liguri modello di turismo sostenibile, Verdi: “Occasione persa per il parco del Finalese”

pubblicato su IVG


Liguria. I Verdi Finalesi si complimentano con i sindaci e gli operatori turistici del “Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri” per aver conseguito, primi in Liguria, la “CETS” (Carta Europea del Turismo Sostenibile).

Un territorio di circa 6.000 ettari compreso in otto comuni: Cosio d’Arroscia, Mendatica, Montegrosso Pian Latte, Pigna, Rezzo, Rocchetta Nervina, Molini di Triora e Triora, all’estremo ponente ligure, tra il confine francese, il Mar Tirreno e il Piemonte.

“Il parco venne istituito nel 2007 “grazie alla lungimiranza degli amministratori locali di allora. Un territorio fortunato del nostro Ponente che ha trovato una intelligente convergenza di interessi tra la componente politica e gli operatori economici innamorati delle originali bellezze naturalistiche” afferma Gabriello Castellazzi, dei Verdi.

“Infatti questo riconoscimento europeo premia la collaborazione tra tutti i portatori di interesse verso quella tutela del patrimonio naturale-culturale che è capace di promuovere la qualità della vita della popolazione residente. In questo modo il parco diventa laboratorio di buone pratiche legate alla sostenibilità dei luoghi nei quali sperimentare progetti innovativi che costituiscano un modello al di fuori del territorio tutelato” proteggendo il paesaggio e la preziosa biodiversità”.

“Italia Nostra – Sezione di Savona, già nel lontano 1970, per l’esigenza di migliorare il rapporto tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda propose, attraverso la pubblicazione di uno studio completo sotto il profilo scientifico (caratteristiche geografiche ed economiche, flora, fauna, geologia) e storico (preistoria, età romana e medievale), la creazione del “Parco Naturale del Finalese” (che sarebbe stato il primo in Liguria), in quanto area particolarmente meritevole di conservazione e valorizzazione”.

“Un progetto affossato per l’assurdo parere negativo di alcuni sindaci locali, quando la Giunta ligure, grazie all’assessore Franco Zunino, era invece assolutamente favorevole alla sua istituzione. Purtroppo l’attuale amministrazione regionale ha fatto addirittura cancellare la relativa norma istitutiva”.

“L’impegno costante è quello di consentire lo sviluppo di attività eco-compatibili del tempo libero all’aria aperta, aiutare le attività umane tradizionali del lavoro legato al bosco, all’allevamento in spazi aperti e alle produzioni agricole di qualità” conclude Castellazzi, non senza polemiche rispetto alla mancata realizzazione del Parco del Finalese.

Il Parco è attraversato per circa 45 km dal sentiero dell’Alta Via dei Monti Liguri (che lo unisce al Finalese) ed è collegato alla Via Alpina per altri 35 chilometri). L’offerta turistica indica gli itinerari di mountain bike, trekking a cavallo, arrampicata sportiva, parapendio, canyoning lungo i torrenti Barbaira e Argentina, oltre a percorsi tematici legati alle bellezze naturalistiche dell’area.

Allevamenti intensivi: in Liguria vogliamo cambiare!

pubblicato da IVG

Il 26 ottobre 2021 la maggioranza del “Consiglio Regionale” ligure ha respinto la proposta di superare gradualmente, come aveva già deciso di fare l’Emilia Romagna, il sistema dell’allevamento intensivo per gli animali in gabbia, costretti in spazi dove hanno a malapena la possibilità di muoversi.

Nel febbraio di quest’anno il Parlamento italiano ha approvato una modifica all’Art.9 della nostra Costituzione ( riguarda la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi) in cui la frase finale recita: “La Legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”, con la conseguente assunzione di un impegno a tutelare la salute e promuovere il benessere degli animali.
Altri Stati europei hanno varato norme precise per i controlli negli allevamenti e regole per migliorare le condizioni degli animali durante i trasporti.
In tutta Europa si registra oggi la presenza di circa 300 milioni di capi di bestiame allevati in gabbia (45 milioni solo in Italia, gran parte in Lombardia): un sistema assurdo e nefasto che viene attuato per ottenere il massimo rendimento con il minimo costo. Un vantaggio economico tutto da verificare, se si considerano i danni alla salute riscontrati in tutto il contesto sociale (sofferenze individuali e problemi per tutto il sistema sanitario).

Centoquaranta scienziati di tutto il mondo hanno riconosciuto come gli allevamenti intensivi costringano gli animali a vivere in spazi ristretti, con tali danni per la loro salute da rendere necessario l’impiego massiccio di antibiotici.
Il rischio dell’uso massiccio di antibiotici per gli animali è noto da anni perché i residui che rimangono nelle carni destinate al consumo favoriscono la selezione e la diffusione di batteri letali, potenzialmente trasmissibili alla specie umana.

Il “Commissaro Europeo all’Agricoltura” ha recentemente dichiarato che i sussidi del Recovery Fund “possono anche essere utilizzati per eliminare gradualmente gli allevamenti in gabbia e implementare metodi alternativi”.
Per questo la Regione Emilia Romagna, affrontando un problema che la riguarda per il gran numero di allevamenti intensivi presenti sul suo territorio, si è attivata con l’obiettivo di una corretta gestione degli allevamenti all’aperto, ambientalmente sostenibili e in grado di valorizzare le produzioni a tutela della qualità e della sicurezza alimentare.
In questa direzione cosa farà la Regione Liguria dopo aver bocciato la proposta di superare anche da noi gli allevamenti intensivi?
Sono da segnalare alcuni esempi virtuosi di allevamenti in spazi aperti, già presenti nel “Parco delle Alpi Liguri”.

Sottovalutare questo problema sarebbe molto pericoloso anche per un’altra serie di motivi che riguardano la tutela degli equilibri ambientali:
Una ricerca ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) mette in evidenza come in Italia l’allevamento intensivo sia responsabile dell’immissione nell’ambiente del 75% dell’ammoniaca inquinante e come le deiezioni animali, contenenti azoto, fosforo, potassio, ormoni e antibiotici, contaminino le acque superficiali e di falda.
La FAO (Food and Agriculture Organization) afferma che “il settore dell’allevamento rappresenta, a livello mondiale, il maggior fattore di uso antropico delle terre” mentre il 30% della superfice non ricoperta dai ghiacci è utilizzata per coltivare vegetali destinati esclusivamente al mangime per gli animali da macello. In sostanza più cresce la domanda di carne, maggiore sarà la percentuale di terreno agricolo utilizzato per produrre foraggio e cereali destinati a nutrire unicamente il bestiame. In conseguenza di questo fatto la quantità di cereali a disposizione per l’alimentazione umana sarà inferiore, con prezzi alti, a scapito dei Paesi più poveri.
Per ottenere un chilo di carne sono necessari 16 kg di proteine vegetali, risulta quindi evidente come una alimentazione globale più vegetariana consentirebbe di sfamare un numero di persone decisamente superiore.
Si può aggiungere che la “dieta mediterranea” (dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità) privilegia il consumo di proteine vegetali (legumi-cereali-ecc.) a scapito degli alimenti che contengono grassi saturi e colesterolo.

In conclusione, per i Liguri è legittima l’aspettativa (come indicato nel nuovo articolo della Costituzione) di nuovi regolamenti a tutela degli animali da allevamento.

Gabriello Castellazzi
Europa Verde del Finalese

Ora parliamo di Aborto

Un secondo incontro per parlare d’aborto con associazioni, attiviste, medici e accademiche, venerdì 2 dicembre a Casa Gavoglio, in via del Lagaccio 41. Dopo il primo appuntamento a inizio novembre, frequentato da più di 130 persone, si conclude così “Ora parliamo di aborto” momento di ascolto e confronto su un diritto sempre messo in discussione, ancora più in questo periodo storico in cui la destra è al Governo.
Dalle 17.30 alle 18.30 a Casa Gavoglio saranno organizzati tre tavoli di lavoro. A seguire fino alle 19.30 ci sarà una discussione finale rispetto alle proposte e ai problemi emersi nei tavoli. Nel primo, moderato da Tiziana Bottazzi di Rete di donne per la politica, si discuterà di “Consultori e welfare”. Nel secondo, si discuterà di “Come parlare di aborto e diritto all’autodeterminazione” con la Professoressa Nora Gattiglia dell’Università di Genova. Nel terzo tavolo spazio a “Prevenzione e consapevolezza tra i più giovani”, sotto la guida della psicologa, psicoterapeuta e sessuologa Chiara Nardini di Edusex.
Obiettivo dell’incontro è di risolvere eventuali contraddizioni emerse e ideare risposte concrete da portare avanti.
Le ideatrici di questo momento di confronto sono sempre un gruppo di donne liguri impegnate in politica con la sinistra ambientalista dei “rossoverdi”: Europa Verde con Sansa e Linea Condivisa (Selena Candia, Rossella D’Acqui, Valentina Logli, Simona Simonetti); Possibile (Claudia Moreni); Sinistra Italiana (Simona Cosso).
All’incontro “Ora parliamo di aborto. Al lavoro insieme, con proposte e idee per un diritto sotto attacco” parteciperanno un gruppo di persone che da anni, se non da decenni, si occupano del tema. UDI- Unione donne in Italia; AIED; Rete di Donne per la politica; Liguria Pride; Edusex. L’evento è supportato dalla rivista online Wall:Out, dalla Cellula Coscioni Genova e dalla Comunità di San Benedetto al Porto.

Bambine e bambini sono i benvenuti, ci sarà uno spazio dedicato con un’educatrice di Legambiente Polis.

I Verdi Italiani compiono trentasei anni: “Chiediamo il sostegno dei cittadini per portare avanti le nostre iniziative”

Da www.savonanews.it

La Federazione dei Verdi è nata il 16 novembre del 1986, raggruppò in un unico soggetto tutte le liste Verdi presenti sul territorio.

“Eravamo assenti dal Parlamento dal 2008, mentre alle ultime elezioni politiche, come Europa Verde – Verdi, forti dell’alleanza con Sinistra Italiana, abbiamo eletto 12 Onorevoli e quattro Senatori, presentando un programma comune”, spiega Angelo Spanò co-portavoce metropolitano di Europa Verde – Verdi. 

“Il nostro paese ha bisogno di partiti che hanno nel loro dna l’ambiente e la salute, portando avanti il pensiero di Alex Langer, mentre altri partiti sostengono progetti che rischiano di contribuire alla distruzione del nostro già martoriato territorio, come ad esempio, inceneritori e progetti faraonici che non fanno altro che contribuire ad aumentare i profitti dei soliti noti, per restare nel locale, la gronda di ponente e lo skymetro della Val Bisagno e supermercati vari”. 

“Trentasei anni di battaglie ecologiste costellate di successi, come la vittoria al referendum contro il nucleare nel 1987, mentre oggi il Governo, che è in ottima compagnia, propone di impiantare centrali nucleari, dimenticandosi di come accantonare le scorie. Forse si preferisce dare il via alle trivellazioni petrolifere in cambio delle rinnovabili? Ci rivolgiamo a tutti i liguri, chiedendo il loro sostegno per portare avanti le nostre iniziative”, conclude Spanò.